Cosa vuol dire essere dominati dalla paura, il corpo costantemente teso a fiutare il pericolo? Sarebbe naturale nella giungla o in guerra, non nelle mura domestiche di una famiglia. Eppure, quando una mamma e due bambine convivono con un mostro, marito e padre trucido nei modi e nel linguaggio, violento per un nonnulla fino al sadismo e che abusa sessualmente delle figlie, stare in guardia atterrite dal panico è la minima e più istintiva reazione possibile.
La sua preferita, romanzo d’esordio della scrittrice svizzera Sarah Jollien-Fardel, tradotto da Alberto Bracci Testasecca e pubblicato in Italia da Edizioni e/o, riempie le pagine di questo dramma, dove l’aggettivo “preferita” è riferito all’opzione privilegiata di papà Louis, che sceglie per il piacere carnale Emma, la figlia più grande, piuttosto che Jeanne, la minore, protagonista del romanzo:
“«Stai scherzando? Un padre che adora il seno della figlia! Ti rendi conto di cosa vuol dire?». «Lo so che non si fa, ma ero la sua preferita…».”
Siamo nel Vallese, regione montana della Svizzera, in una piccola comunità dove ognuno è al corrente di ogni cosa che accade ma, come di consueto, tace, non interviene per menefreghismo o per viltà. L’unica possibilità che ha Jeanne per arginare le vessazioni fisiche e psicologiche del padre è la fuga, lontano da casa ma anche da sé stessa, dalla sua rabbia giustificata e feroce:
“In quel paesello, famoso in zona per la mancanza di solidarietà e l’inclinazione alla cattiveria, erano venuti in massa a pascersi della nostra pubblica miseria. La rabbia, mia eterna compagna, mi sventrava lo stomaco.”
Però, a differenza della mamma e di Emma, Jeanne non ci sta a rimanere inerte:
“Vedevo la debolezza di mia madre e la stupidità e la crudeltà di mio padre, vedevo l’innocenza della mia sorella maggiore, vedevo tutto e sapevo di non essere fatta della stessa pasta. La mia debolezza era l’orgoglio, un orgoglio che mi ha dato coraggio e mi ha tenuto in piedi. E ha segnato la mia rovina.”
Padre e figlia sono legati da un perverso filo doppio e la trama è alimentata dalla violenza ripetuta, cieca, asfissiante:
“Io volevo sentire, […] ascoltare le parole, tutte le parole: puttana di merda, troia, ti ho tirato fuori dalla merda, guarda come sei brutta, stronza, ti ammazzo. Dietro le parole, odio, miseria e vergogna. E paura. Le parole erano importanti, dovevo ascoltarle tutte, ascoltare anche l’intonazione.”
Ciononostante, il ritorno, inizialmente sporadico, sui luoghi di un’infanzia indicibile, aiuterà Jeanne a costruire una nuova sé stessa e intraprendere una vita per quanto possibile serena. I libri, la psicanalisi, l’amicizia e naturalmente l’amore, alleati indispensabili, potranno se non guarire, almeno lenire il trauma e soffocare i sensi di colpa.
Sarah Jollien-Fardel licenzia un romanzo durissimo con una scrittura coraggiosa che nulla lascia al non detto, che urla l’orrore, lo vomita, provando a scagliarlo lontano dove non possa far male. Vincitore del Prix Goncourt des détenus, dello Choix Goncourt de la Suisse, del Prix du roman FNAC e del Prix Millepages, La sua preferita è un libro sui generis, non una vera e propria narrazione: Jeanne racconta e commenta, ricorda e riflette, compie una qualche azione e subito la sviscera, la scompone, se la spiega. Assomiglia a una lunga seduta psicoanalitica dove si parla e ci si chiarisce, un memoir del personaggio che si scruta, si esplora, si controlla. Anche i suoi amori saranno fino a un certo punto uno specchio, sé stessi altri con cui confrontarsi, riconoscersi. Un lungo viaggio pieno di insidie, doloroso e inevitabile, fino a quando “preferita” non sarà tornata a essere solo una parola, un aggettivo come tutti gli altri.
Titolo: La sua preferita/ Sa préférée
Autore: Sarah Jollien-Fardel
Casa editrice: Edizioni e/o / Sabine Wespieser éditeur
Traduzione: Alberto Bracci Testasecca
Pubblicato a: maggio 2025/ agosto 2022
N. pagine: 114 / 208
Sull’autrice: Nata nel 1971, la scrittrice svizzera Sarah Jollien-Fardel è cresciuta in un villaggio del distretto di Hérens, nel Vallese. Ha vissuto a Losanna per diversi anni prima di tornare nel suo cantone natale. Giornalista, ha scritto per diverse pubblicazioni nazionali. La sua preferita è il suo primo romanzo.

