“Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane / ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame.”
Questi versi, tratti da Nella mia ora di libertà di Fabrizio De André, sembrano essere la descrizione perfetta di Abbondanza, l’esordio di Jakob Guanzon finalista del National Book Award, pubblicato in Italia da Marsilio. Un romanzo di fame e di rabbia, per parafrasare Steinbeck, una piccola tragedia contemporanea in cui non c’è spazio per il lieto fine, in cui la speranza, ogni volta che sembra fare il suo ingresso sulla scena, viene prontamente rispedita al suo posto, schiacciata dalla spietatezza della realtà.

La sera di Capodanno un uomo viene sfrattato di casa e, raccattati i propri effetti si trasferisce in un pick-up insieme a Junior, suo figlio: da questo momento in poi comincia il travaglio di una delle tante famiglie invisibili che popolano l’America. Il sogno americano è un’invenzione della cultura di massa e delle classi dirigenti di altre epoche, la realtà è ben diversa e lo sa bene il piccolo Junior che si ritrova così in una situazione precaria insieme al suo «pa’», Henry. Sembra di vedere la famiglia Joad di Furore in cammino verso un’illusione, eppure il dramma che scrive Guanzon ha un sapore più cupo e sinistro: Steinbeck nei suoi romanzi non rinuncia mai alla speranza, alla forza del collettivo, alla fratellanza tra poveri che fanno blocco comune contro chi li ha ridotti in quella condizione. In Abbondanza, invece, Henry e Junior sono soli: lottano contro il mondo e devono guardarsi le spalle da altri disgraziati e disperati che cercano di sopravvivere esattamente come loro. Non c’è collettivismo, non c’è fronte comune, ogni personaggio sta sul chi vive, perché non si fida del prossimo. Nell’epopea contemporanea che descrive Guanzon la povertà non è più una condizione classista e perciò identitaria, ma una condizione individuale. È una vergogna, una colpa da pagare. Non è più una battaglia contro un sistema che ha stritolato la working-class; diventa, al contrario, una guerra contro un altro te stesso per accaparrarsi qualche briciola di una torta che non si potrà mai avere.

“Costava caro essere poveri, perciò in quel momento esatto Henry decise che non lo sarebbe stato mai.”

Stando ai numeri dello SNAP (Supplemental Nutrition Assistance Program) circa il 13% degli americani vive con sussidi statali, a cui vanno aggiunti previdenze sociali come pensioni, disabilità e sussidi di disoccupazione. È questo il focus su cui Guanzon si concentra e infatti lui stesso ha affermato che l’idea del romanzo è nata quando, in un minimarket di New York, ha visto una donna che non aveva soldi per comprare il pane. Non è difficile, dunque, associare i personaggi di Abbondanza a persone reali, agli invisibili che popolano i bordi delle grandi metropoli americane, dove tra l’altro il romanzo è ambientato. 

“Era del tutto ridicolo privarsi volontariamente dei comfort della civiltà. Niente di più simile alla simulazione borghese della scarsità, che trasformava la lotta vera in un capriccio.”

Americani di categoria inferiore che non hanno nemmeno diritto a sognare: Henry è sempre ottimista in un certo senso, ma i suoi programmi sono proporzionali alla sua disperazione e alle sue forze. Per il compleanno del figlio decide di festeggiare in un McDonald’s sotto gli occhi di mamme indignate che osservano i due mentre divorano due miseri panini e rubano bustine di ketchup, a Junior quasi non sembra vero poter mangiare un Happy Meal in offerta. A sera si concedono una notte in uno squallido motel come regalo di compleanno e come meritato riposo in vista di un colloquio di lavoro che dovrebbe, si spera, riportare Henry in carreggiata, ovvero alla normalità. Ma chi sognerebbe mai la normalità? Eppure Henry non desidera altro: un tetto sulla testa, un lavoro medio, l’assistenza sanitaria e uno stipendio, né più né meno, e tutto ciò lo desidera soltanto per la sua unica ragione di vita, Junior. Ma nell’attuale società dei consumi anche i diritti fondamentali sembrano essere dei privilegi.

“Suo figlio, il suo omonimo, il suo lascito. Il simbolo vivente, la prova irrefutabile che il tempo concesso a Henry sulla terra non è andato del tutto sprecato. Almeno ha fatto una cosa giusta.”

Abbondanza è il romanzo del debito, della riconoscenza e della dipendenza che il sistema americano pretende verso coloro che aiuta. Nulla è fatto per carità o in nome del diritto alla dignità umana: chi aiuta si aspetta sempre di ricevere qualcosa e basta un solo errore (come nel caso di Henry) per essere etichettati e vedere così sfumata ogni possibilità di sbarcare il lunario o, perlomeno, di risalire la china. Guanzon racconta con realismo struggente il quadro della situazione di milioni di americani la cui sola colpa è quella di non rientrare negli standard di normalità che le classi dominanti hanno definito.

 


Titolo: Abbondanza / Abundance
Autore: Jakob Guanzon
Casa editrice: Marsilio / Graywolf Press
Traduzione: Gaja Cenciarelli
Pubblicato a: aprile 2024 / marzo 2021
N. pagine: 368

Sull’autore: Jakob Guanzon è nato a Manhasset, New York, ed è cresciuto nel Minnesota. Ha conseguito una laurea in sociologia presso la Hamline University e un master in belle arti presso la Columbia University. Ha vissuto per diversi anni a Madrid, in Spagna, dove ha iniziato a insegnare, tradurre e pubblicare prosa. Nel 2015 si è trasferito da Madrid a New York City, dove continua a vivere e lavorare. Abundance è stato selezionato nella longlist per il National Book Award nel 2021.