Si prende parte a una residenza artistica in cerca di concentrazione, ispirazione, nuove conoscenze o influenze con gli altri artisti presenti. Michele Ghiotti con Acutezza, edito da Agenzia Alcatraz Edizioni, mostra come la ricerca creativa non sia un percorso lineare. I desideri e le ambizioni devono scontrarsi con qualcosa che si accosta all’inspiegabile, al paranormale persino. Ma andiamo con ordine.

Giulia è una fotografa, Laura un’artista performativa, Edda una scrittrice, Irene una critica letteraria, Nico musicista e cantante. Donne già assorbite dalla propria aspirazione, ma l’arte può chiedere di andare oltre. Occorre superare i propri limiti, spingere la propria sensibilità a un livello superiore e sfidare l’impossibile.

“«L’arte come fuoco sacro, l’artista come sacerdote e cretinate simili».”

Le pagine sono costellate di grandi icone del mondo dell’arte: Anish Kapoor, i Bring Me The Horizon, Carolee Schneemann, Henri Cartier-Bresson, David Lynch, Kurt Cobain, Lou Reed, Terrence Malick, Vivian Maier e moltissimi altri. L’autore riesce a non rendere questi riferimenti un elenco dislocato di nomi nei capitoli o uno sfoggio di erudizione, piuttosto il nutrimento giornaliero delle protagoniste: bussole ispirazionali che hanno indirizzato i loro gusti e le loro decisioni nel corso degli anni.

Le donne di Acutezza sono concentrate su se stesse, da ciò che vorrebbero diventare o creare; i rapporti che instaurano tra loro sembrano spesso interessati, come se ci fosse un secondo fine per un tornaconto, ogni scambio un piccolo tassello per il raggiungimento dei propri obiettivi.
Nel libro emerge bene la loro ingenuità nel confondere il successo con un’autentica realizzazione personale. Tanto è salda la loro passione e tanto si dimostrano fragili in fatto di autoconsapevolezza. Il loro umore è tragicamente legato alla considerazione altrui: l’uscita di un articolo di giornale dal titolo “L’arte che ha il coraggio di arrivare fino all’osso”,  ha il potere d’innalzare spropositatamente la considerazione di sé; così come il peso di una stroncatura ha la forza di minare ogni certezza avuta fino a un momento prima.

“«Stai facendo dell’ironia perché hai una paura fottuta di ammetterlo».
«Ammettere cosa, scusa?».
«Che la critica letteraria è una forma d’arte. Lo diceva già Wilde, no?».”

Durante le undici settimane trascorse nella residenza, un’ex colonia per l’esattezza, qualcosa agisce sulle personagge. Una forza misteriosa? Una forte autosuggestione?
Le capacità di tutte le artiste si modificano, si trasformano, o per meglio dire si “acutizzano”. A qualcuna la vista permetterà di guardare a distanze enormi che un occhio umano non potrebbe mai raggiungere. Qualcun’altra si ritroverà a sentire suoni impercettibili attorno a sè , riuscendo anche a cogliere le sole vibrazioni presenti nell’aria.

“Abbassò lo sguardo e per un attimo vide una matassa di viscere di luce che le penzolava in mezzo alle gambe.”

La scrittura asciutta del romanzo, contraddistinta da uno spiccato linguaggio visivo, può esser definita cinematografica. L’uso paratattico delle frasi aiuta una lettura scorrevole in cui gli eventi si susseguono a ritmo serrato, in un microcosmo che si rivela sempre più asfissiante.
Ghiotti riesce a creare una lente orrorifica che porta all’estremo il concetto di talento, inteso come dono innato. Un’arma che inizialmente le protagoniste riescono a incanalare nelle proprie creazioni ma che presto si rivelerà essere troppo dirompente per le loro facoltà; le conseguenze dell’incapacità nel gestirlo e sopportarlo porteranno a un dolore nuovo, dagli esiti disastrosi.

“Mentre lo faceva, aveva le lacrime agli occhi, perché non era insensibile alla bellezza dei versi e delle immagini, ma il desiderio di annientamento era più forte di qualunque sentimento estetico.”

Viene da chiedersi se la sofferenza che scaturisce nei diversi processi artistici valga la pena di essere vissuta. Viene da chiedersi se una certa intensità estetica, alla fine, sia effettivamente proprietà degli umani. Questo esordio parrebbe suggerire di no.

 


Casa editrice: Agenzia Alcatraz Edizioni
Collana: Labirinto
Pubblicato a: maggio 2026
N. pagine: 312

Sull’autore: Michele Ghiotti è nato a San Marino, dove insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Ha pubblicato la raccolta poetica Preistoria primavera (Italic Pequod, 2021).  Il suo racconto Carne della mia carne, occhi dei miei occhi è stato finalista al Premio Calvino 2024