Quando a giugno scorso sono passato in biblioteca per rileggere Altri libertini, il primo libro pubblicato nel 1980 da Pier Vittorio Tondelli, non ho trovato la copia lì dove il sistema mi assicurava che fosse, nella sezione di Narrativa Italiana ‘900. Il personale mi ha prontamente informato che era stato infatti spostato, in occasione del Pride di giugno, in una centralissima colonna speciale dedicata al “mondo Queer”.
Ora, il romanzo evidenzia sì in modo onesto e limpido, così come si deve a tutte le cose umane, la libera affermazione delle proprie identità sessuali descrivendole e sublimandole in pagine e storie e personaggi tutti azzeccati, ma poi va ancora oltre in un approccio e abbraccio letterario totalizzante che tiene uniti senza mai strafare temi densi come il viaggio fisico e la fuga da sé stessi; la ricerca disperante di un amore vero che riscaldi il freddo della vita senza affetti; l’amicizia; e il tempo, sia nel suo scorrere preciso e regolare che nella percezione distorta che se ne ha quando a scandirlo sono le nostre emozioni, ansie e “scoramenti”. Ecco allora che, metronomo allucinato e irregolare, diventa o troppo veloce quando si vive a cento all’ora e la fame di nuove avventure lo divora, o lento, lentissimo, quando si soffre e niente sembra avere senso.
Il tempo, quel maledetto tempo interrotto troppo presto per Pier Vittorio Tondelli, generando l’ingiustizia di racchiudere il genio dello scrittore di Correggio nelle gabbie degli stereotipi e nelle foto in bianco e nero illuminate dal sorriso sornione dietro alla barba e negandoci per sempre il piacere di scoprire dove la sua parabola artistica lo avrebbe portato, quali altre evoluzioni avrebbero arricchito il suo stile e la scelta dei temi.
Ma siccome non siamo più nel 1980, quando a seguito di una denuncia quel suo primo, atipico romanzo composto da sei racconti tra loro legati venne sequestrato dalla procura de L’Aquila per oscenità e oltraggio alla morale pubblica (scandalo scatenato dalle scene di sesso esplicito e dal linguaggio lesto a rincorrere il parlato dei suoi personaggi, trascrivendone senza filtri le bestemmie in intercalare), possiamo oggi, a settant’anni esatti dalla nascita dello scrittore e a quarantacinque dal suo esordio letterario, considerare il testo al netto di ogni etichetta per posizionarlo nel tempio immortale delle creazioni artistiche senza targa nè data.
Anche se, paradossalmente, uno dei grandi meriti di Altri libertini è restituirci intatto a ogni nuova lettura proprio lo spirito degli anni nei quali fu scritto e poi edito (fino all’eccezionale carrellata di riferimenti culturali stipati nel racconto che dà il titolo al romanzo, come in una scatola del tempo di latta, una slideshow vivissima di mode e canzoni e romanzi preservati in tutta la loro forza dall’incedere degli anni). Il 1980 dell’esordio di Tondelli segna dunque nella sua cifra tonda la pagina intonsa di un decennio rinnovato dopo i tumulti delle lotte studentesche prima e armate dopo, e l’ingresso roboante in un’era di consumismo sfrenato e ottimista, costruito sui resti degli ideali andati a sbattere contro il muro della realtà delle cose.
E in mezzo a quelle macerie erano rimasti proprio i libertini sconfitti descritti da Tondelli, che non potevano e non volevano adeguarsi al nuovo ritmo e che nel sesso, nella droga e nel rifiuto offrivano la loro ostinata risposta alla nuova marea dominante. Alla provincia (Correggio, quella Macondo al contrario dove niente è magico ma dove sempre si ritorna) e all’Italia in generale l’altro libertino di Tondelli oppone il richiamo del Nord, Amsterdam e Parigi ma in generale uno spazio visto come oltre, da inseguire e raggiungere sull’onda di un topos sempre vincente in letteratura, il viaggio. Non per tornare a Itaca, non come formazione e non come stile di vita hippy, ma come alternativa allo scorrere inesorabile del tempo e placebo per le ferite del corpo e della mente.
E così, sostituendo la lancetta del contachilometri a quella sottile dei minuti nel quadrante di un orologio, facendosi cullare dal ritmo ipnotico battuto sulle rotaie invece di quello monotono e oscillante di un pendolo che avanza solo per tornare inesorabilmente indietro, sembrerà di aver ingannato il tempo, agli altri libertini ma anche a noi lettori, che vorremmo aver potuto strappare via dalle grinfie crudeli del destino il talento di uno scrittore già completo nella sua personale maturità, molto prima di quei settant’anni che celebriamo oggi in sua assenza.
Casa editrice: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Pubblicato a: gennaio 1980
N. pagine: 198
Sull’autore: Pier Vittorio Tondelli (Correggio 1955 – 1991) ha ottenuto immediato successo di pubblico e critica con il romanzo di esordio Altri libertini, pubblicato nel 1980 da Feltrinelli. Nel corso della sua densa ma breve carriera letteraria, interrotta dalla prematura scomparsa, è stato non solo scrittore di narrativa ma anche giornalista, saggista e autore teatrale, affermandosi come protagonista della scena culturale bolognese e nazionale del suo decennio.
Altre pubblicazioni: Ha scritto tra gli altri Pao Pao (Feltrinelli, 1982), Rimini (Bompiani, 1985) e Camere separate (Bompiani, 1989).

