America, anni Sessanta: siamo a Shirley Falls, immaginaria cittadina nel sud del Maine che sa di provincia pettegola e un po’ bigotta. E fa tanto caldo, a Shirley Falls. È un’estate rovente, a tratti soffocante, di quelle difficili da dimenticare.

“Il caldo non dava tregua e sembrava che i rumorosi ventilatori poggiati sui davanzali non avessero il minimo effetto, e alla fine le donne, esaurite le forze, restavano sedute con le gambe leggermente aperte alle loro grosse scrivanie di legno a rialzarsi i capelli sulla nuca”. ⦍…⦐ A quanto pareva, ci si aspettava che stessero semplicemente lì sedute a soffrire, e loro quello facevano”.

Isabelle Goodrow, una trentenne intransigente soprattutto con sé stessa, lavora insieme a un gruppetto di donne negli uffici di una fabbrica locale ed è la segretaria del capo, per il quale nutre una passione nascosta e anche un po’ infantile. Sua figlia Amy ha quattordici anni e durante l’estate dà una mano in contabilità.

Però non ha fatto sempre così caldo, anzi in inverno era persino nevicato. E poi era arrivata la primavera “e ti aveva graffiato il cuore di desiderio”. Amy a scuola aveva preso, fin troppo incoraggiata, una profonda infatuazione per il supplente di matematica, il professor Robertson, colto, affascinante, ma dalla moralità discutibile.

I fatti ci porteranno a guardare riflesse in uno specchio le vite di madre e figlia, legate da un amore profondo ma trattenuto, ostacolato da un segreto ‘vizio d’origine’ che accomuna le due più di quanto chi legge possa immaginare. Del resto è tutta Shirley Falls a essere piena di segreti, pur essendo una cittadina in fondo ordinaria tra tradimenti di coppia, amori che nascono e finiscono, dove sono le donne a portare il peso della fatica e del dolore.

Le donne, le grandi protagoniste di questa storia: esuberanti, tenaci, imperfette, fragili, a volte ridicole, ma sempre profondamente umane, gentili, compassionevoli. Soffrono senza perdere mai la loro dignità. Solo quando con la fine dell’estate e il sollievo delle prime piogge Isabelle riuscirà a confessare il suo intimo segreto, solo allora sarà compiutamente una donna matura e senza più remore la madre di Amy. Tutte e due a quel punto potranno spiccare il volo e iniziare una vita in pienezza. 

Le numerose doti della pluripremiata scrittrice statunitense Elizabeth Strout emergono nitide già in questo esordio. Innanzitutto la cura del dettaglio, la precisione nel delineare con una scrittura piana e diretta le emozioni, le fantasie e le debolezze umane. La penna si accorda sempre alla situazione con naturalezza, senza sforzo. Poi l’umanità, la delicatezza, la sensibilità con cui crea i suoi personaggi, belli perché puliti, semplici, candidamente ordinari. Li riconosci subito anche se non li hai mai visti, sono proprio loro e non altri, quasi ripresi di nascosto nel piccolo mondo raccontato con grazia di Shirley Falls. Infine l’ironia, tratto inconfondibile dell’autrice, che riesce sempre a far sorridere anche nelle situazioni più dolorose.

Sorprende che la vincitrice del Premio Pulitzer nel 2009 con Olive Kitteridge, abbia raggiunto la notorietà solo a quarantadue anni con questo primo romanzo, dopo che per lungo tempo, pur di poter scrivere anche senza grande successo, aveva accettato diversi lavori fra cui quello di cameriera nei pub: “Ci sono voluti più di tredici anni prima che il New Yorker mi pubblicasse una storia”, ha affermato in seguito. E poi, nel 2024 al Salone Internazionale del Libro di Torino: “Avevo imparato a non dire alla persone quello che sapevo riguardo a me stessa, cioè che ero una scrittrice perché, se mai lo avessi fatto, la loro reazione sarebbe stata di pietà per una povera illusa con manie di grandezza”.

Finché nel 1998, dopo due anni che il libro è sulla sua scrivania, la scrittrice trova un editor, poi ben cinque agenti letterari che se la contendono, e Amy e Isabelle riscuote di colpo il meritato successo che sappiamo, finalista al Pen/Faulkner Prize e all’Orange Prize, vincitore del Los Angeles Times Art Seidenbaum Award e del Chicago Tribune Heartland Prize.

È proprio quello che Elizabeth Strout ha argutamente definito “l’inizio molto lento della mia carriera molto veloce”.

 


Edizione originale: Amy and Isabelle, Random House 1998

Prima edizione italiana: Amy e Isabelle / Amy and Isabelle
Casa editrice:
Fazi Editore / Random House 
Collana: Le strade
Traduzione: Martina Testa
Anno pubblicazione:
2000 /1998
N. pagine:
352 / 320

Sull’autrice: Elizabeth Strout è nata a Portland nel Maine nel 1956 ed è vissuta a lungo a New York. In Italia ha pubblicato, per Fazi editore, tre romanzi, Amy e Isabelle (2000), Resta con me (2010) e I ragazzi Burgess (2013), e la raccolta di racconti Olive Kitteridge (2009), con cui ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mondello (2012). Per Einaudi ha pubblicato Mi chiamo Lucy Barton (2016), Tutto è possibile (2017), Olive, ancora lei (2020), Oh William (2022) e Lucy davanti al mare (2024).