Il romanzo d’esordio di Beatrice Pera è un universo costruito attorno a Camelia e Dalila, due donne che si incontrano in un momento delicato delle loro vite e che, quasi senza rendersene conto, finiscono per diventare indispensabili l’una per l’altra. Più che di amicizia si tratta di bisogno reciproco, di sostegno per far quadrare una vita altrimenti risucchiata dai buchi neri di entrambe: Dalila ha una figlia piccola e cerca di ripartire in una casa famiglia dopo un passato pieno di violenze; Camelia tenta di emanciparsi dopo aver vissuto diciannove anni al “Coccio”, la comunità dove Aldo, “cassetta degli attrezzi vivente”, ed Eleonora si prendono cura degli orfani:
“Aldo ed Eleonora erano quel tipo di coppia che condivideva la stessa andatura, non perché fossero davvero in sintonia ma perché a momenti alterni l’uno aveva scelto di adattare il passo a quello dell’altra”.
Lo stesso passo che cercano di sincronizzare Camelia e Dalila: si ritrovano a lavorare insieme, poi tentano di costruire una famiglia, alternativa alle delusioni affettive che entrambe hanno vissuto. Del resto, l’universo maschile intorno a loro non sembra promettere una speranza di riconciliazione: gli uomini all’interno della storia hanno per lo più connotazione negativa, a cominciare dall’ex marito di Dalila, tossicodipendente e violento; poi Michele, tuttofare dell’orfanotrofio, che abusa della Camelia sedicenne, creando col tempo un rapporto di dipendenza complicato da chiudere:
“Mi tappava la bocca nel suo braccio e si fermava, usciva da dentro di me come per punirmi, si concentrava sul resto del mio corpo”.
C’è anche Nicola, partito presto dall’orfanotrofio, a cui Camelia era molto legata, che rappresenta la possibilità di trovare un equilibrio, più volte rifiutato da Camelia.
Tra i temi principali emergono la difficoltà di sentirsi stabili, il bisogno di appartenenza e la ricerca di una propria identità. Le protagoniste sono ritratte con grande attenzione psicologica: sono imperfette, contraddittorie e spesso in bilico, ma proprio per questo autentiche.
L’elemento più evidente del romanzo è rappresentato dai dialoghi: molto frequenti, realistici, contribuiscono certamente ad aumentare il ritmo della narrazione, ma al tempo stesso finiscono per sottrarre spazio alla dimensione riflessiva. Ne deriva un racconto costantemente ancorato al presente, come se le due protagoniste fossero incapaci sia di fare tesoro del passato che di proiettarsi nel futuro.
– Tu ci staresti insieme a me?
– Cosa?
– Vuoi che ti parli o no?
– Sì.
– Ti sto parlando. Tu ci staresti insieme a me?
– Ma che domanda è, Camelia.
– No, questa che domanda è.
Le esperienze passate sembrano non essere davvero rielaborate: si accumulano, ma non si trasformano, e le protagoniste restano intrappolate in una quotidianità vissuta alla giornata, senza riuscire a compiere un reale percorso di crescita, pur provandoci.
La scrittura di Beatrice Pera alterna dialoghi taglienti a una prosa più morbida e, nell’apparente uniformità del tono, lascia affiorare i timidi tentativi di slanci delle protagoniste.
L’autrice racconta con genuinità e senza ricami come il legame femminile può diventare forza nonostante la fragilità, l’instabilità e l’incapacità di sottrarsi a un presente che limita le possibilità di cambiamento.
Casa editrice: Einaudi
Collana: Unica
Pubblicato a: marzo 2026
N. pagine: 320
Sull’autrice: Nata a Ceva nel 1994, dopo il liceo ha frequentato la Scuola Holden di Torino dove si è formata nella scrittura narrativa e nel giornalismo. Lavora come accompagnatrice turistica. Bagliori, pubblicato da Einaudi, è il suo romanzo d’esordio.

