Un uomo senza nome e senza passato attraversa uno “scenario arso e sconfinato” fino a trovarsi alle pendici di un monte roccioso. Proprio lì è incastonato un ammasso di case cinte da mura medievali, un borgo, Borgo Polmone.
L’ammasso di carne somiglia a un gigantesco congegno meccanico che vive in simbiosi con la natura circostante, eppure autonomo in tutta la sua consistenza materica.
Stefania Bustelli consegna al lettore un esordio che fin dalle prime righe si manifesta nella sua componente onirica e inquietante, arricchito peraltro dalle materiche illustrazioni di Fulvia Monguzzi, che rendono questo piccolo volume edito dal Saggiatore un libro da conservare con cura.
Il viandante comincia la sua ascesa scalzo, vestito solo di un paio di calzoni. Cosa lo porta verso il borgo non lo sappiamo, ma è solo. Nei brevi capitoli che scandiscono la novella, l’uomo incontra numerosi personaggi, a volte lungo la strada, più spesso bussando alle loro porte. Penetra negli alveoli di questo borgo brulicante di spettri e ombre marcescenti per scoprire che Borgo Polmone assomiglia ad un presepe, ma profano, anzi macabro, immondo, purulento. Ricorda l’estetica viscosa e chimerica di Guillermo del Toro, ma anche le Pitture nere di Goya.
[…] è privo di un occhio, nella cavità rimasta alcune larve avanzano umide e molli verso lo zigomo circostante.
Il viandante prosegue, addentrandosi sempre più nei vicoli del borgo. Potrebbe scappare: non ha catene che lo costringano ad un cippo. Eppure lui continua il suo percorso. Non può uscire da questo incubo a occhi aperti se non attraversandolo interamente. Così si ritroverà affamato ad un banchetto cannibale, verrà rapito da un albero che cercherà di imprigionarlo con la sua resina, assisterà ad una lite furibonda e alla sepoltura dello sfortunato che ne rimane ucciso.
Verrà ospitato da un padre e un figlio dentro il ventre di una balena in avanzato stato di decomposizione. Se i personaggi di Collodi riescono a fuggire dal mostro marino, questa famiglia non può lasciare la pancia del cetaceo nemmeno quando brandelli di carne putrescente cade loro in testa. Non c’è speranza per loro, come per tutti gli abitanti di Borgo Polmone. E per il viandante?
Mi sento in trappola: tagi borgo, dammi tregua, mi stai sfinendo.
Il protagonista non credeva che il Borgo avrebbe prosciugato ogni sua lacrima, ogni sua forza. Sempre più solo, comincia a dimenticare la parola e la propria identità. D’altronde la definizione del sé passa attraverso il contatto e il confronto con gli altri, per cui il viandante, sbattuto dai venti e dalle asperità del Borgo, rischia di perdersi in un senso più profondo e definitivo.
È lì che sono diretto, nel punto più alto, per dominare ciò che finora mi ha dominato. Poi sarò libero, lo sento.
In un testo così ricco di immagini, che tutto possono tranne che lasciare indifferenti, viene da cercare una morale, un’interpretazione, almeno un senso. C’è da rimaner delusi allora, perché in fondo non si troverà nessuna morale a buon prezzo: chi prende in mano questo libro deve solo lasciarsi trasportare in un viaggio terrificante e magnetico, dove i riferimenti letterari sono tanti, ma senza diventare mai patetiche citazioni.
Sembra che il principale interesse dell’autrice sia la celebrazione della poesia come forza creatrice. In un panorama letterario che ripercorre fino allo sfinimento le stesse trame, Borgo Polmone potrebbe quasi essere un atto sovversivo.
Casa editrice: Il Saggiatore
Collana:La Cultura
Illustratrice: Fulvia Monguzzi
Pubblicato a: settembre 2025
N. pagine: 144
Sull’autrice: Stefania Bustelli, nata a Napoli nel 1989 ma cresciuta in Molise, vive e lavora a Vicenza. Dopo studi in filosofia e letteratura contemporanea, si è dedicata alla ricerca sul rapporto tra linguaggio e corpo.

