Il punto di partenza di Cartilagine, primo romanzo di Giulio Iovine, è tanto semplice quanto spiazzante: Onoria è uno squalo bianco di cinquant’anni che normalmente ama salire in superficie per interrogare i sopravvissuti o i parenti delle vittime dei suoi attacchi, ma questa volta mimetizzarsi tra i polmonati è per lei una questione di sopravvivenza, e un’umiliazione.
“Sarà la decima, o la dodicesima volta, non ricordo, che sono incinta – e come la prima, non vedo una foca da settimane.”
Emerge allora in un paesino nelle Cinque Terre dove la attende Orazio, un vecchio squalo che da anni vive tra i due-gambe. La fragile forma umana di Onoria è per lei un’esperienza degradante, quasi oscena: un corpo pesante e lento, reso ancor più intollerabile dalla gravidanza.
“In questo corpo ospito non so quanti piccoli polmonati, con testa tonda, mani e piedi. Che schifo, penso: e rutto di nuovo.”
Il disgusto è dichiarato senza filtri, e la comicità che ne deriva non alleggerisce il tono. Onoria è una predatrice al vertice della catena alimentare, abituato alla velocità e alla forza, al dominio assoluto nell’acqua. Costretta sulla terraferma, la sua è la rabbia di chi ha perso il territorio, il cibo, la libertà di muoversi. Colpa dei polmonati “che mandano a rotoli gli equilibri del mio mondo. E non è un caso che così tanti tra noi scelgano di salire in superficie, e ci restino. Che te ne fai dell’orgoglio quando c’è la pelle di mezzo?”
Quel corpo a due gambe non è mai occasione di scoperta, almeno fino a quando non trova Zanardi, fresco diciottenne bolognese che può godersi i due mesi estivi al mare nella casa di famiglia, per la prima volta senza i genitori. Zanardi, Zanna per gli amici, è un abile nuotatore, ha due grandi passioni – i fumetti di Andrea Pazienza e gli squali – e “quella sensazione che fuori dalla sua testa il mondo continua a farsi i fatti propri, e lui però non ha ancora risolto il problema.”
Il loro incontro è destinato ad essere esplosivo, il loro rapporto è squilibrato per definizione: come potrebbe non esserlo, tra uno squalo e un umano?. Eppure Iovine lo costruisce con una graduale, quasi impercettibile, simmetria: Zanna colma il suo vuoto grazie a lei; lei, senza volerlo e senza ammetterlo, comincia ad apprezzare la vita umana grazie a lui. Il soprannome Zanna sembra uno scambio simbolico che il romanzo non esplicita mai, quasi a suggerire un colpo di scena che invece non arriva.
Onoria, dal canto suo, è in conflitto con i polmonati ma anche con sé stessa: da una parte c’è l’istinto di mangiare gli umani, la fame vera, quella da predatore, il piacere del dominio che lei conosce bene e non disdegna affatto (“quanto mi piace ascoltare la morte degli altri”, dice con una naturalezza disarmante); dall’altra c’è un piacere diverso, più sottile e per questo più pericoloso, legato alla dipendenza, alla cura, al riconoscimento. È proprio questa seconda dimensione a generare la vera crisi, perché introduce una frattura non risolvibile nei termini della natura. Quando guarda il compagno addormentato, non trova in sé nessuna reazione riconoscibile, né il freddo distacco dello squalo né il calore dell’umano. È combattuta, sospesa tra istinti diversi.
“Ma che strana cosa il sonno dei polmonati, queste ore di morte apparente. Dove sei mentre dormi? Da nessuna parte: come quando sei morto. E io dov’ero in queste ore in cui ero morta? Confusa, mi alzo dal letto e contemplo Zanna addormentato, di solito sulla pancia, meno spesso sul fianco destro. Lo sveglierei, ma non ho voglia di copula. Non ho voglia di niente, solo di starlo a guardare. Lo contemplo per ore, cercando dentro di me una qualsiasi reazione; e non sento nel mio cervello che il silenzio della strada, e il vento, e il rumore del mare. Che io sia un grande tubo vuoto, dove le cose del mondo fanno eco?”
A tenere insieme tutto questo c’è uno stile riconoscibilissimo che Iovine, autore noto nel mondo delle riviste letterarie, ha affinato nei racconti e che qui porta a piena maturità: frasi brevi che cedono il passo, senza preavviso, a periodi lunghi e sinuosi; una lingua asciutta e “giovane” che sostiene in realtà una stratificazione tematica significativa. Anche sul piano dei generi, il testo rifiuta ogni classificazione univoca: elementi weird e horror convivono con il romanzo di formazione e con suggestioni visive prossime all’immaginario manga, senza che la coesistenza produca attrito.
Cartilagine, già vincitore del premio InediTo 2024, è un esordio innovativo e originale che lascia spunti di riflessione importanti e la speranza (e il desiderio) di leggere ancora di Onoria e Zanna.
Casa editrice: Accento edizioni
Collana: Accento Acuto
Pubblicato a: maggio 2026
N. pagine: 208
Sull’autore: Giulio Iovine (1987) insegna Papirologia all’Università di Bologna. Ha pubblicato diversi racconti su riviste e antologie, è membro della redazione di Spaghetti Writers.

