Reggio Calabria, 1981. Lucia e Beatrice, amiche poco più che adolescenti, camminano più volte avanti e indietro lungo l’assolato corso della città, allacciate come una sola persona. Sarà Lucia la protagonista e la voce narrante del romanzo d’esordio di Anna Mallamo, giornalista e blogger dal geniale pseudonimo manginobrioches, che nella nostra immaginazione ha coltivato e accarezzato molto a lungo questa storia prima di regalarla al mondo.
Le due giovani ragazze continuano a camminare, legatissime e diverse allo stesso tempo (perché “una sorella non la scegli, ti capita”) in un tempo che oggi sembra così lontano: non sentono ancora la pienezza del proprio corpo, ma “guardano altri corpi passare”.
“…vogliamo essere invisibili, e vogliamo essere guardate. Passare come fumo, ombra, polvere, eppure fiammeggiare.”
Tra i corpi che passano c’è quello di Rosario, col suo cappotto nero e gli occhi trasparenti, un malocristiano di ultima generazione della cosca dell’Aspromonte. Beatrice ne è in qualche modo invaghita, nonostante la sua appartenenza e forse un po’ anche per questo. Lucia si farà scudo dell’amica, ritenendo Rosario e la sua intera famiglia responsabili della brutta morte della solitaria zia Rosa, trovata in un burrone tra le montagne dove viveva. L’odio, la ribellione al sistema porteranno Lucia a adescare Rosario e poi rapirlo, rinchiudendolo nel buio sottoscala della casa vuota di sua nonna, che in vita aveva dato, a lei sola, la chiave: “Solo tu, Luci, che dassutta c’è buione”.
Parte da qui un affresco strettese solare e cupo allo stesso tempo che poteva raccontare solo chi vive tra isola e continente nell’Italia estrema, resa ancora più vivida da un’epoca in cui era ancora possibile nascondersi senza essere trovati. Fortissimo il contrasto tra l’accecante luce del sud e il buio dell’improvvisata prigione, dove Lucia e Rosario intrattengono scambi terribili e affilati, tra interrogatori e minacce alla ricerca di una verità devastante. Giorno dopo giorno Lucia entra nella stanza buia – una stanza che sembra avere una potenza ultraterrena – portando sempre, assieme alla sua rabbia, qualcosa di buono da mangiare, perché le donne da cui proviene hanno tutte la missione di nutrire: sono tutte “imbottitrici di panini, di giratrici di sugo, di buttatrici di pasta”.
Tornando a casa, ogni giorno, Lucia ritrova una famiglia stanca, con un padre silenzioso che cerca la sua quiete nella stanzetta dove crea sculture con i fiammiferi, una madre di poche parole che sa essere allo stesso tempo “gelida e rovente” e che le preferisce l’irrequieto fratello minore Gedo. Si sente ancora forte la presenza della nonna, devota all’omonima Santa e invaghita della nipote dai capelli di fil di ferro come i suoi: “Lucia, Lucia grande e Lucia piccola”.
Una famiglia che “è un sistema di pieni e di vuoti, di presenze e mancanze, tutte assieme, nello stesso momento, nelle stesse persone”; una famiglia ‘matrilineare’, di donne con gli stessi nomi che si ripetono e si perdono, che “comandano al contrario, facendosi comandare, che guidano dando ai maschi l’illusione di guidare”. Una famiglia con cui Lucia riesce a comunicare senza troppe parole.
Memorabile e perfetta è la lunga scena in cui Lucia e sua madre stendono i panni senza proferire parola, in una sorta di duello che diventa una danza, i movimenti precisi al millimetro:
“Ci guardiamo zitte, stendiamo e poi chiudiamo le braccia nello stesso momento, identiche, allo specchio, fimmina grande e fimmina piccola”
Quello che Lucia non aveva previsto è l’amore con Carmine, che viene da un mondo diverso dal suo e che assieme alla sorellanza con Beatrice rappresenta la sua luce contro il buio, la libertà contro il durissimo peso familiare.
Col buio me la vedo io è una lunga danza che si legge d’un fiato e poi si comincia di nuovo per assaporarne ogni passaggio, disegnato in pagina da Anna Mallamo con una precisione meticolosa che non ne scalfisce la potenza emotiva. La lingua strettese si incastona perfettamente nel testo e diventa presto indispensabile. È difficile annoverare questo romanzo tra gli esordi. Delle opere prime se ne percepiscono l’urgenza, la cura, il tempo dedicato; la scrittura musicale e cristallina e la geometrica costruzione del romanzo sono propri di un’autrice di grande statura.
Casa editrice: Einaudi
Collana: Supercoralli
Pubblicato a: aprile 2025
N. pagine: 216
Sull’autrice: Anna Mallamo, strettese, ovvero calabrese di Reggio emigrata a Messina e in continuo andirivieni sullo Stretto, è giornalista, dirige le pagine di Cultura e spettacoli della Gazzetta del Sud e gestisce il blog Manginobrioches sull’Huffington Post. Col buio me la vedo io è il suo primo romanzo

