Scrivere sul romanzo di Ada d’Adamo a poche ore dalla proclamazione di quel premio che il suo Come d’aria ha vinto appena due anni fa è una scelta non facile, perché si è già detto moltissimo. Partiamo dal dito che ha cercato di nascondere la luna. Per la quarta volta nella storia dello Strega – dopo Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo nel 1959, Maria Bellonci con Rinascimento Privato nel 1986 e Maria Teresa Di Lascia con Passaggio in Ombra nel 1995 – il premio è stato conferito postumo: l’autrice è scomparsa a poche ore dall’annuncio della cinquina. Ci si è chiesti a lungo, nel ‘circolo’ editoriale, se il riconoscimento sia stato favorito, quasi obbligato, da quella forma di ‘devozione mediatica’ che spesso accompagna la scomparsa degli artisti, oltre che dalla sua indubbia portata emotiva. In realtà il successo del romanzo vede la sua origine molto più indietro nel tempo. La storia di Ada e di sua figlia Daria, nata con una grave disabilità – l’oloprosencefalia – non diagnosticata durante la gravidanza, è stata resa pubblica nel 2008 da una lettera che l’autrice scriveva a Corrado Augias sui temi, fortissimi, del diritto di scelta all’aborto e sul sostegno alle famiglie dei bambini disabili. Rispondendo nel merito su La Repubblica, Augias si era soffermato sulla bellezza stilistica della lettera stessa. Da allora e per molti anni a seguire, la saggista, danzatrice e coreografa Ada d’Adamo è stata sollecitata a scrivere quella storia per intero, in particolare dalla scrittrice e giornalista Elena Stancanelli.
Il libro è arrivato quindici anni dopo, immaginiamo dopo molte stesure, pubblicato da Elliott edizioni nel gennaio 2023. La storia, la grazia e la luminosità del romanzo (che non può in alcun modo essere definito cupo) hanno portato a un infinito passaparola tra i lettori, accreditandogli un successo plebiscitario perdurato a lungo dopo la scomparsa dell’autrice. Un’onda anomala senza precedenti a cui – per una volta – si è accompagnato un solido consenso di buona parte della critica che gli ha attribuito il premio Mondello, la menzione speciale al Campiello, il Premio Flaiano alla memoria e ben tre categorie del Premio Strega: non solo il più blasonato, anche i titoli Off e Giovani.
Come d’aria è un memoir in forma di dialogo tra Ada e sua figlia Daria che inizia già nel titolo, uno scioglilingua perfetto che unisce il nome della bambina alla leggerezza del corpo. È evidente il richiamo al capolavoro di Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, di cui l’autrice riprende il tema della ‘seconda nascita’ del genitore, che viene di nuovo al mondo insieme a un figlio disabile. Una nuova vita che si allaccia per sempre alla propria e che trasforma ritmi, abitudini e persino quella personalità che si era convinti di avere in precedenza. Il romanzo di Ada d’Adamo affronta il tema della maternità e delle scelte a essa legate con un approccio laico e tridimensionale, come già Valeria Parrella nel suo Lo spazio bianco e ancora prima Oriana Fallaci in Lettera a un bambino mai nato.
La vita con Daria ci viene raccontata dall’autrice così com’è: uno stravolgimento della vita precedente, un’enorme fatica, un amore sconfinato. Senza sconti su uno Stato e un’organizzazione scolastica che non supportano abbastanza i disabili e i loro caregiver, le enormi difficoltà del sistema sanitario, il confronto quotidiano con molti altri genitori di figli disabili – a volte forti, spesso devastati – nei luoghi di cura. Senza sconti viene raccontato anche il rapporto di coppia con Alfredo, compagno a lungo desiderato e amatissimo, che un figlio con Ada non lo aveva mai voluto e che poi ha saputo condividere e infine ereditare del tutto una genitorialità totalizzante.
Preziose e lucide le riflessioni dell’autrice su una scelta di aborto che non le è stata data – per negligenza, forse – ma che pure sarebbe stata legittima e possibile. Consapevolezza che riesce a convivere con un sentimento profondissimo per la sua bambina magica, adorata dai compagni di scuola, le cui testimonianze intervallano la narrazione con grande allegria:
“La classe quando c’è Daria è più felice e più sorridente. Quando ci sei tu pensiamo meglio e con più fantasia e bravura. Tu apri la nostra immaginazione”
Le pagine più intense del romanzo sono quelle che descrivono una comunicazione tra madre e figlia che è soprattutto tattile, corporea e che trasmette amore, dolore, bisogni non espressi a parole. Una lettura straordinaria del linguaggio del corpo, della sua gravità, che si intreccia con l’immagine di corpi danzanti che da sempre hanno abitato la vita dell’autrice.
“Sei Daria. Sei D’aria. L’apostrofo ti trasforma in sostanza lieve e impalpabile. Nel tuo nome un destino che non ti fa creatura terrena, perché mai hai conosciuto la forza di gravità che ti chiama alla terra.”
Un equilibrio tra corpi destinato a cambiare per sempre fisonomia quando per Ada arriva la diagnosi di cancro, malattia in qualche modo prevista e accettata, curata a lungo e raccontata con la consueta verità. Il corpo di Ada si indebolisce sempre di più e assomiglia sempre di più a quello, fragilissimo, della figlia.
“Il mio corpo sperimenta, seppur in misura ridotta, i limiti del tuo. Prima li conoscevo, li sentivo, li toccavo attraverso di te; poi ho cominciato via via a incorporarli.”
È impossibile leggere questo romanzo senza emozionarsi, senza comprenderne la profondissima verità: non è questo che fa grande la letteratura? Come d’aria merita di essere ricordato per la scrittura luminosa e senza orpelli, per la limpidezza con cui vengono raccontati gli aspetti più duri della disabilità e della malattia, i legami e i lacci della genitorialità. Quello che lo rende davvero unico è la straordinaria leggerezza nella visione della vita, e poi della morte, che apparteneva profondamente all’autrice. Un commiato lucido e generoso, un libro da custodire e rileggere.
“Un libro vero ed emozionante, ma anche molto leggero, come leggera era Ada d’Adamo, di quella leggerezza che forse aveva trovato fin da bambina nella danza o che magari la danza aveva trovato in lei. La stessa leggerezza di Daria, raccontata nel libro che nonostante tutto mantiene il sorriso e l’ottimismo, in contrapposizione con la pesantezza di un corpo incapace di sollevarsi da terra.” Ugo Barbàra
Casa editrice: Elliott edizioni
Collana: Scatti
Pubblicato a: gennaio 2023
N. pagine: 144
Sull’autrice: Nata a Ortona nel 1967, si è diplomata all’Accademia Nazionale di Danza e laureata in Discipline dello Spettacolo. Ha scritto diversi saggi sulla danza e il teatro. È morta nel 2023 nella sua casa di Roma, pochi giorni dopo la candidatura del suo memoir Come d’aria al Premio Strega. Alla sua memoria è stato istituito, nell’ambito della Festa della Danza di Roma, il Premio Ada d’Adamo, conferito a chi meglio interpreterà la fusione tra esperienza artistica e funzioni sociali.
Premi e riconoscimenti: Come d’aria ha vinto nel 2023 il Premio Strega anche nelle categorie Off e Giovani, oltre al Premio Mondello, la menzione speciale al Campiello, il Premio Flaiano alla memoria.

