Alcuni personaggi illuminano le storie con la loro energia portentosa: così è Jolanda ‒ Jojo, per chi la conosceva bene ‒ protagonista indiscussa e vivissima del romanzo d’esordio di Francesca Pongiluppi. Come le lucciole, vincitore della IV edizione del concorso letterario LetteraFutura, comincia alla vigilia del G8 di Genova quando Sonia, voce narrante, torna nel paesino delle sue estati dopo la notizia di un lutto che la riguarda.

“Sono partita la domenica, col traffico intenso dei vacanzieri che lasciavano Genova, e quello in senso contrario dei primi pullman di manifestanti che arrivavano in città. Ho con me poco bagaglio se non quello del rimprovero silenzioso di tutti i compagni.”

Invece di partecipare alle attività del movimento, in preparazione dell’evento che avrebbe messo Genova al centro di una vicenda tragica e gravissima, Sonia decide di partire, tornando indietro sui suoi passi per ricucire alcune questioni personali. Una di queste, la più importante, è la relazione con Jolanda ‒ che per Sonia era stata molto più che la semplice affittuaria della casa di campagna in cui si trasferiva insieme ai nonni paterni ogni estate.

Con una costruzione narrativa complessa e ben gestita, Pongiluppi alterna il punto di vista di Sonia e quello di Jolanda, tra presente e passato, dando a chi legge il tempo, capitolo dopo capitolo, di mettere insieme i pezzi e di guardare in filigrana attraverso una storia che si muove dalla Libia coloniale all’inizio del nuovo millennio, intrecciandosi più e più volte. Con vividezza e grande credibilità, mano a mano che Sonia si avvicina alla misteriosa “camera verde” della sua casa d’infanzia, a cui solo Jolanda aveva accesso, l’autrice ci porta a scoprire gli anni di abusi subiti dalla giovane Jolanda, il tragico rientro in Italia e le fatiche della ricostruzione della sua vita e di un intero Paese. Mentre, neanche troppo sullo sfondo, la storia politica nazionale entra a gamba tesa nelle vicende private di tutti, prendendosi pace, stabilità e futuro.

La vitalità, però, resta salva: è questo il grande dono di Jolanda, il suo grande potere; è questa la forza salda che la rende così luminosa, mentre con le sue mani, sempre in movimento nell’orto, in cucina o sul telaio, tesse azioni e relazioni, diventando sostenitrice della resistenza, insegnante per i bambini del paese e punto di riferimento affettivo per la piccola Sonia e la sua famiglia.

“Dopo cena […], Jolanda si sedette alla finestra. C’era una mezzaluna, una virgola appena accennata nel cielo, simile a quella che si specchiava nel mare di Zuara, tra i bombardamenti che liberavano schegge metalliche nell’aria, che uccidevano, che mutilavano. E invece lei era ancora viva. Ed era vivo anche Giannetto. Non erano mai stati bombardati, né rastrellati. Era una prova sufficiente dell’esistenza di Dio.”

Oltre a quello di Jolanda, l’autrice ci offre una costellazione di personaggi maggiori e minori che danno valore al racconto: non soltanto la nonna Tecla e il nonno Dino, visti attraverso lo sguardo della loro nipote bambina e poi svelati nel corso del romanzo, ma anche le piccole comparse che si muovono sullo sfondo del paese, mai casuali, mai prive di tridimensionalità, tutte portatrici di un senso o di un sentimento.

Come le lucciole è anche e soprattutto una storia di persone, di presenza e cura, in grado di dotare i personaggi del romanzo di un calore tutto umano, anche attraverso la bellissima storia d’amore tra Jolanda e Giannetto, esempio di un amore incrollabile, solido come un sasso, di cui forse può essere capace soltanto chi lavora la terra e conosce la pazienza, la bellezza, la certezza delle stagioni che si susseguono, sempre nello stesso ordine ‒ come fanno le cose del cielo e della terra, senza bisogno di troppe parole. A eccezione di qualche sbavatura nella mescolanza dei piani, che rende a tratti innaturale il riemergere del filone della militanza politica e dei fatti di Genova, Pongiluppi consegna ai lettori una bellissima storia che vince anche sull’espediente del diario ritrovato. Con una scrittura sicura, guida il lettore nell’atmosfera di sospensione di un paesino perso anni prima e finalmente ritrovato, nel percorso immersivo della memoria e dell’identità che Sonia sceglie di affrontare in un’estate tra le più importanti della sua vita.

Loredana Lipperini, presidente della giuria che ha premiato il romanzo d’esordio di Francesca Pongiluppi, lo definisce “un romanzo politico, dunque ma anche un romanzo di formazione in cui la protagonista Sonia […] scopre e insegue nelle pieghe del recente passato la figura di Jolanda, indimenticabile personaggia. […] Un romanzo che, […] ci parla in realtà dell’Italia di oggi, della sua memoria corta, di quanto le donne, tra i fragili, paghino sempre un prezzo più alto in ogni sistema di controllo, occupazione e sfruttamento”.

 


Casa editrice: Solferino
Collana: Narratori
Pubblicato a: aprile 2025
N. pagine: 288

Sull’autrice: Francesca Pongiluppi, “Vera Vittoria Rossa” sui social, è assistente sociale. Collabora con il network di comunità «Goodmorning Genova». Dal 1999 compone e canta testi e musiche della band indie pop Anaïs.