“Vedo mio fratello schiacciare la sua ombra. Siamo noi due, noi due soli, nel picco sgretolato dall’estate, sotto il sole più verticale che potrò mai desiderare. Precipitiamo dentro la vallata. Più in basso di così si può solo scomparire. Questa foga desolante arriva molto prima di noi, prima del babbo e della mamma e del nonno e di ogni Cavalcanti che abbia camminato sulla curvatura arida delle colline”.

Inizia così Cuoio, romanzo d’esordio di Gabriele Cavallini recentemente edito da Einaudi, e subito si percepiscono – come guardassimo una fotografia – la luce di taglio che illumina le pagine, le ombre nette e scurissime, gli spazi ampi e quasi deserti. Il caldo intenso, giallo, la desolazione e la polvere della provincia industriale. Poi, in fila, i personaggi principali e il tema: la famiglia.

L’incipit è un ricordo e la voce in prima persona a descriverlo è quella di Michelangelo, il figlio maggiore, laureato in Chimica per mancanza di alternative, erede della conceria Cavalcanti e Figli, azienda un tempo senza concorrenti, adesso fabbrica in disuso ed emblema della rovina economica e morale del nucleo familiare: il fratello più piccolo, Emanuele, non parla più, vive chiuso nella sua stanza, il viso perennemente illuminato da un display su cui scorrono immagini di una violenza inaudita; il padre, silenzioso e stanco,  bollato come inetto, il colpevole del fallimento dell’azienda, ora accudisce al giardino di casa ed è più simile a una pianta che a un uomo; la madre non c’è, semplicemente è scomparsa anni prima, ne rimane solo l’ombra di donna dai nervi fragili, dolce, amorevole, eppure instabile. 

Se le atmosfere richiamano alcuni autori della “generazione perduta” americana, i luoghi sono tutti italiani: Santa Croce, in Toscana, è un importante centro manifatturiero, il paradiso del pellame, tanto che qui “ogni storia che si rispetti deve finire con un animale eviscerato”. Il cuoio è un mestiere, una vocazione, un destino, la storia del paese e delle persone. Così, quando gli viene presentata l’opportunità di fare carriera nella conceria Fucci Vanni, a patto di vendere all’azienda rivale le mura in rovina della Cavalcanti, Michelangelo immagina per sé un futuro diverso, coltiva il desiderio di poter raccontare una storia migliore di quella del padre e del nonno morto suicida, e “concludere dicendo: – Questa è la vita. Non l’altra, quella che mi avete insegnato voi. Imparate la lezione”. Ma il padre rifiuta – vendere significherebbe ammettere la sconfitta, passare le dita sulla pelle conciata male della sua famiglia – e al nostro protagonista non rimane altro da fare che mettersi sulle tracce della madre per ottenere una sua firma sul contratto di vendita e poterle chiedere perchè ha lasciato tutti senza nemmeno una parola. Michelangelo si muove per rispondere a una domanda sola: “Cosa siamo diventati?”; per salvare Emanuele, per perdonare il mondo e sé stesso. 

Lo sguardo di Cavallini è lucido mentre racconta di questo piccolo mondo crudele, tossico quanto il cromo usato nella concia, sporco di grasso e sangue e sale. Le parole sono scelte con cura – in alcuni passaggi al limite del tecnicismo – ma il tono è quotidiano e rende benissimo le scene e i dialoghi scarni della vita operaia. Le parti che compongono il romanzo, intitolate ‘Epidermide’, ‘Derma’ e ‘Tessuto sottocutaneo’ – gli strati delle pelle come una chiara metafora, pagina dopo pagina in profondità, al cuore della storia – impongono anche il ritmo alla narrazione: flemmatico nelle prime due, le più corpose, rapidissimo nell’ultima in cui, plauso all’autore, c’è un sorprendente cambio di punto di vista e il racconto in prima persona si intreccia a un dialogo antico tra madre e figlio e all’italiano digitato delle chat online. 

È un romanzo crudo che racconta la nostalgia di un tessuto familiare sdrucito, la violenza che colpisce allo stesso modo uomini e animali, la speranza che rimane quando non c’è più nient’altro.

 


Casa editrice: Giulio Einaudi editore
Collana: Unici
Pubblicato a: giugno 2025
N. pagine: 248

Sull’autore: Gabriele Cavallini è nato nel 1995 a San Miniato. Laureato in Chimica per l’Industria e l’Ambiente, ha lavorato per un breve periodo a Santa Croce. Vive in Toscana e collabora con alcune case editrici. Cuoio è il suo primo romanzo.