“Un ragazzetto grasso e incasinato che ha bisogno di aiuto”: così Zadie Smith descrisse a posteriori, con il linguaggio ironico, tagliente e senza scrupoli che la caratterizza tutt’oggi, il suo primissimo romanzo, Denti Bianchi.
L’avvio fulminante della carriera di una scrittrice celebrata oggi in tutto il mondo non è privo, agli occhi della sua creatrice, di difetti strutturali espliciti:
“100 pagine troppo lungo… un epilogo disastroso, trascinato nella parte finale come in tutte le code inutili… necessita di una bella sistemata”.
Eppure un quarto di secolo è passato e altri cinque romanzi di successo sono stati realizzati da Smith, e Denti bianchi resiste ancora in tutta la sua bellezza, strabordante di colore, forza e talento, al punto da essere stato incluso dal “New York Times” (alla 31ma posizione) nella lista dei 100 migliori libri del secolo.
Se l’architettura del romanzo è traballante, su ammissione della stessa autrice, devono essere allora altri i puntelli che tengono in piedi la torre di uno dei punti più alti della letteratura contemporanea inglese degli ultimi 25 anni: l’ambientazione certamente, quella Londra variopinta crocevia di mille culture e tradizioni così vividamente pitturata dal pennello virtuoso di Smith in questo e negli altri suoi libri, circoscritti sì geograficamente nello spicchio di Willesden e dintorni (la zona “NW” che non a caso denomina una delle sue opere) ma capaci di raccontare la complessità di tutto il mondo restando a spasso in un solo quartiere.
La voce dell’autrice è un’altra solidissima e coerente colonna: un tono capace di ondulare tra lo slang della strada e profonde riflessioni, concreto e saldo all’occorrenza, sporco di sangue e di vita, e poi etereo, delicato, arguto e mai banale. Ci sono pensieri capaci di distillare in poche parole la stessa profondità di lunghissimi saggi sociologici, aforismi ironici destinati a durare e trascrizioni fedeli delle chiacchiere da pub o delle drammatiche litigate degli adolescenti finite in un abbraccio o una sigaretta.
E poi ci sono i personaggi che si incontrano e scontrano in un arco temporale che dalla Seconda guerra mondiale arriva ai nostri tempi. Tre nuclei familiari a rappresentare identità ben precise e caratterizzanti del Regno Unito di oggi: Samad e Alsana Iqbal, bengalesi di fede musulmana e genitori dei gemelli Millat e Magid; Archie Jones, middle class man sposato con Clara Bowden, di origine giamaicana e più giovane di lui di 20 anni, e la loro figlia Irie; infine i Chalfen, Marcus, Joyce e Joshua, bianchi, borghesi e intellettuali snob. Tutto ha inizio nei campi di battaglia francesi, nel 1945, dove Samad e Archie condividono l’esperienza bellica e un segreto che sarà svelato solo nell’ultimissima pagina del romanzo, mentre la loro amicizia si fortifica negli anni seguenti coinvolgendo i loro stessi discendenti in un incastro divertente anche se sgangherato.
Certe debolezze della trama, i disequilibri che l’autrice stessa ha riconosciuto, si spiegano d’altronde investigando l’origine di Denti bianchi, al centro di un’asta al rialzo tra case editrici per accaparrarsi i diritti di un’opera ancora non scritta ma destinata al successo: pare ammontasse a più di 250mila euro l’assegno offerto a Zadie Smith per concludere e consegnare il manoscritto sulla base di appena 80 pagine di estratto della storia.
«Avevo scritto quello che doveva essere un racconto breve, che in realtà erano i primi due capitoli. Ho ricevuto una lettera da un editore che aveva letto un mio racconto in una raccolta di narrativa breve di Oxbridge… Mi disse: “Hai qualcosa di più lungo?” e gli mandai quello che avevo di questa storia lunga, e così tutto ebbe inizio… E la cosa spaventosa fu poi sentirmi dire che dovevo finirlo e scrivere questo romanzo.»
In quelle prime pagine fortunate e cristalline, che presero poi forma e contenuto nel successo mondiale di White Teeth (oltre 2 milioni di copie vendute, traduzioni in più di 30 lingue) e consentirono (sic!) a Smith di comprare casa, ci sono già tutti i segni distintivi di una scrittrice pienamente matura al suo esordio, a 23 anni.
Willesden e Londra, religione e sesso, culture e identità, scaltrezza della strada ed erudizione accademica, acuta visione sociale e ironia, tantissima ironia: quella che fa spalancare un sorriso sincero sulle facce dei protagonisti delle storie di Zadie Smith ma soprattutto dei lettori, mostrando quei denti bianchi che sono uguali per tutti, in tutte le città del mondo, senza distinzione di classe, provenienza o etnia.
Prima pubblicazione: White Theet, Zadie Smith, Hamish Hamilton (UK) 2000
In Italia tradotto da Laura Grimaldi e pubblicato da Mondadori nel 2000, Denti bianchi, nella collana Scrittori italiani e stranieri
Ultima edizione italiana: Denti bianchi, Oscar Mondadori Cult, Mondadori 2021 – traduzione di Laura Grimaldi (552 pagine)
Sull’autrice: Zadie Smith è nata a Londra nel 1975 da padre inglese e madre giamaicana.Si è laureata alla Cambridge University. A soli 23 anni ha scritto White Theet, il suo primo romanzo, pubblicato in Inghilterra nel 2000 (in Italia l’anno successivo per Mondadori) e divenuto uno straordinario caso letterario capace di suscitare l’entusiastico consenso del pubblico e della critica in tutti i paesi in cui è stato pubblicato. È stata inserita tra i venti migliori giovani romanzieri britannici secondo la rivista «Granta», nel 2003 e di nuovo nel 2013; è professoressa di Narrativa alla New York University e membro dell’American Academy of Arts and Letters.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: L’uomo autografo (Mondadori, 2003), Della bellezza (2005), Cambiare idea (minimum fax, 2010), Perché scrivere (minimum fax, 2011), NW (Mondadori, 2013) e L’ambasciata di Cambogia (Mondadori, 2015), Swing Time (Mondadori, 2017), Grand Union (Mondadori, 2020), L’impostore (Mondadori 2023).
Premi e riconoscimenti:
Denti bianchi (White Teeth) è diventato immediatamente un caso letterario mondiale, vincendo il Whitbread First Novel Award, il Betty Trask Award, il Guardian First Book Award, il Commonwealth Writers First Book Prize e il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa.

