Racconta lo storico greco Plutarco nella Vita di Nicia, che diversi Ateniesi prigionieri a Siracusa durante la Guerra del Peloponneso si salvassero recitando versi di Euripide, e che alcuni, dopo essere stati liberati, tornarono dal tragediografo per ringraziarlo.
Questo passo ha dato lo spunto allo scrittore irlandese Ferdia Lennon, appassionato cultore di studi classici – ha una laurea in Storia e classici allo University College di Dublino – per il suo romanzo d’esordio Eroi senza gloria. In Italia l’opera è pubblicata da NN Editore con la traduzione di Valentina Daniele. Proprio Daniele nella breve nota a conclusione del libro ci fornisce una prima chiave di lettura: pur ambientato nel 412 a.C. a Siracusa il romanzo, a cominciare dal linguaggio, è tutto irlandese, scritto in un moderno gaelico, infarcito di modi di dire locali. Sottolinea la traduttrice che i protagonisti “sembrano venire direttamente da Dublino” e che uno dei personaggi, un misterioso mercante straniero, “si chiama Tuireann, nome irlandese del dio del tuono”, e si tinge i capelli per nascondere l’originale colore rosso.
Dunque siamo a Siracusa, a latere della guerra del Peloponneso che vedeva scontrarsi Atene e Sparta, le due potenze del mondo greco antico. Gli Ateniesi si imbarcano in una disastrosa spedizione navale contro quello che all’epoca era un centro molto influente e ricco della Sicilia. L’azione principale si svolge nelle cave della città dove i Siracusani hanno ammassato l’ingente quantità di prigionieri ateniesi, destinandoli perlopiù a morire di stenti. Due ceramisti disoccupati, Gelone e Lampo, decidono, per amore dell’arte, di mettere in scena due tragedie di Euripide. Una delle cave farà da palcoscenico e a recitare saranno proprio alcuni dei prigionieri che riceveranno per l’occasione abbondanti razioni di cibo. Musica, costumi, tutto viene approntato a regola d’arte. Il mercante Tuireann finanzia l’impresa.
“E noi le faremo entrambe. Faremo Medea e Le Troiane. Non possiamo permettere che scompaiano”.
La spiazzante quanto geniale idea partorita da Ferdia Lennon ci ricorda cose in fondo semplici ma che tendiamo a dimenticare. Il teatro, il poter essere qualcun altro, ci mantiene in vita, ci trasfigura e rende se non sopportabile almeno plausibile una realtà che a volte è solo disperazione.
“Paches e io ci sediamo ad ascoltare questo morto di fame, con metà del corpo coperto di sassi, e mentre ascoltiamo succede qualcosa. Le parole e la voce si fondono in modo tale che anche ciò che lui è si fonde, e diventa due cose allo stesso momento, un ateniese morto di fame, certo, ma anche qualcos’altro, che è nascosto e poi emerge”.
C’è in Gelone e Lampo la stessa, lacerante domanda di umanità di Primo Levi che, in Se questo è un uomo, insegnava Dante nel lager al collega di sventure, o quella di Wladyslaw Szpilman, il pianista reso immortale dall’omonimo film di Roman Polanski, salvato dall’ufficiale nazista solo in virtù della musica di Chopin.
Gli uomini si fanno la guerra ma dimenticano di essere accomunati dagli stessi sentimenti. Ecco allora che l’arte e la poesia uniscono, affratellano, sono più forti dell’odio. E, soprattutto, sono più potenti e consolatori della realtà. I versi spengono il fragore delle armi in uno scontro di civiltà tra musica e rumore, poesia e chiacchiericcio e, a livello universale, tra bene e male.
Ferdia Lennon riesce con straordinaria efficacia a bilanciare tutto questo attraverso uno stile effervescente, spesso ironico, dove finzione, realtà, immaginazione e bisogni compongono un mosaico coerente, a volte in una sola irresistibile frase.
“«Tu sei Giasone». Paches annuisce, mastica.”
Guerra, amore, bellezza, compassione, amicizia, morte coesistono nell’alchimia ben riuscita del talentuoso scrittore irlandese, cosicché Gelone e Lampo incarnano una coppia indimenticabile sull’esempio della grande letteratura, da Don Chisciotte e Sancio Panza fino a Vladimiro ed Estragone.
Una storia che ci ricorda che la poesia è ovunque, basta saperla cogliere:
“Questi ateniesi non indossano abiti nuovi da mesi, e quando gli porgiamo i costumi, li tengono in mano, confusi, accarezzandoli lentamente come ciechi, e poi li sollevano, con un sorriso di gioia ingenua, e penso che sono tornati a una seconda infanzia”.
Il libro, tradotto nelle principali lingue europee, ha riscosso un ottimo successo in Gran Bretagna vincendo il Bollinger Everyman Wodehouse Prize per la narrativa umoristica e arrivando in finale al Nero Book Award. In Italia ha vinto il Premio Gregor von Rezzori – Città di Firenze, assegnato nel giugno 2025.
Titolo: Eroi senza gloria / Glorious Exploits
Autore: Ferdia Lennon
Casa editrice: Editore NN / Fig Tree/Penguin
Traduzione: Valentina Daniele
Pubblicato a: giugno 2024 / gennaio 2024
N. pagine: 304 / 288
Sull’autore: Ferdia Lennon è nato a Dublino da madre irlandese e padre libico. Ha una laurea in Storia e classici presso lo University College di Dublino e un master in Scrittura creativa alla University of East Anglia. I suoi racconti sono stati pubblicati, tra gli altri, da The Irish Times e The Stinging Fly. Eroi senza gloria è il suo romanzo d’esordio.

