Paesi Bassi, 1961. Nella quieta provincia di Overijssel, Isabel vive nella grande casa di famiglia. Si prende cura di orto e giardino, esce solo per piccole commissioni, con attenzione maniacale tiene il conto dei pezzi del servizio buono di ceramica, quello appartenuto alla madre, conservato in una vetrinetta in sala da pranzo come fosse una reliquia. Ha quasi trent’anni, l’amicizia le è sempre sembrata una cosa di cui diffidare e di uomini neanche a parlarne. Isa è rigida, sospettosa, terribilmente sola e nei momenti di angoscia si pizzica con violenza il dorso della mano, fino a che la pelle diventa di un rosso vivo. Il suo corpo, la sua casa, tutto deve essere sotto controllo. Quella casa dove, lasciando Amsterdam durante la Seconda guerra mondiale, ha trovato rifugio dalle bombe e vissuto l’infanzia assieme ai fratelli, Louis e Hendrik, che invece poi sono andati via, a vivere la vita, rendendola prigioniera e custode nevrotica di cose e ricordi.

“La casa, quando arrivò, la salutò con sollievo. Eccoti qui, disse la luce fioca della cucina, lasciata accesa per accoglierla. Ti ho aspettato in piedi, disse il tintinnio delle chiavi nella porta”.

Eva, l’ennesima fidanzata del fratello maggiore –  l’Estranea che dà il nome al romanzo edito in Italia da Garzanti nella traduzione di Roberta Scaravelli – è loro ospite per tutta l’estate e sconvolge la grigia routine della protagonista: bionda ossigenata, sgraziata e apparentemente un po’ svampita, Eva si muove tra le stanze, sposta gli oggetti con leggerezza e le domanda schietta se ci sia qualcosa nella vita in grado di darle gioia.

L’esordio di Yael Van Der Wouden – venduto in 25 paesi, considerato uno dei migliori libri dell’anno da molte testate internazionali, e vincitore del Women’s Fiction Prize – porta sulla pagina una straordinaria tensione tra queste due donne così diverse. Il disagio, il sospetto e l’attenzione paranoica con cui Isa osserva Eva nella prima parte del romanzo sembrano poggiare su qualcosa di ancora non detto, una crepa nel personaggio, un segreto serbato con cura e, pare, con astuzia.

“Ha reso questa casa la più strana delle trappole. Si è disegnata un cerchio intorno a sé e vive all’interno di quel cerchio e chiunque entri o esca deve rispondere alle sue regole, che lei ti grida, come un funzionario penitenziario. Follia. Mi muovo a malapena. Lei non mi perde mai di vista. Mi sveglio e lei è lì. Mi giro e lei è lì. Non mi parla. L’altro giorno sono uscita di casa e la sua rabbia sembrava quasi preoccupazione, mi sta facendo impazzire insieme a lei”.

A vincere saranno però l’attrazione e il desiderio: baci, corpi, umori. La parte centrale del libro è un susseguirsi di scene di sesso, minuziose ma poco coinvolgenti; la narrazione indugia su quello che dovrebbe essere il risveglio individuale e sessuale della protagonista, ma non progredisce. Nell’ultima sezione del romanzo, tra le pagine di un diario segreto, con un cambio di voce e prospettiva, l’autrice intreccia la vicenda con il confronto storico: la difficoltà di Isabel nell’ affrontare il passato familiare e di trovare un modo di stare nel presente si lega, o addirittura incarna, il fallimento dei Paesi Bassi del dopoguerra nel riconoscere il destino degli ebrei olandesi, consegnati ai nazisti senza troppe resistenze.

“Lo so. So che non sapevi. Non è divertente? Nessuno sa mai niente in questo paese. Nessuno sa dove vive, chi ha fatto cosa, chi è andato dove. È tutto un mistero. La conoscenza è inafferrabile. La gente scompare nella notte e …”

 


Titolo: Estranea / The names
Autrice: Yael Van Der Wouden
Casa editrice: Garzanti / Simon & Schuster
Traduzione: Roberta Scarabelli
Pubblicato a: settembre 2025 / maggio 2024
N. pagine: 272

Sull’autrice: Yael Van Der Wouden (1987) insegna scrittura creativa nei Paesi Bassi. Il suo romanzo d’esordio, Estranea, è stato selezionato per i più importanti premi internazionali.