Fast Forward, opera d’esordio di Emanuele Muscolino, esplora l’insoddisfazione dell’uomo nell’epoca contemporanea e i tentativi “fast”, spesso estremi, di arginarla attraverso la fuga, perché “non c’è nulla da aspettare, non è più il tempo di aspettare”. La raccolta si articola in sette racconti che partono da situazioni riconoscibili della vita quotidiana, per poi slittare gradualmente verso il surreale, mettendo in luce l’inefficacia di soluzioni drastiche che non risolvono il disagio ma lo esasperano.
Nel primo racconto, Fabrizio è intrappolato in una vita che non ha seguito i percorsi convenzionali – famiglia, relazioni stabili, responsabilità – e che si è invece cristallizzata nell’abbandono di Chiara, il cui ricordo “stava bruciando il poco ossigeno” che lo circonda. Reagisce al dolore con una progressiva contrazione del proprio spazio vitale. Sceglie come casa “un hotel in stile giapponese, con stanze di tre metri per due occupate per intero da un letto con cassone”, nel tentativo di limitare anche il respiro della memoria. Questa logica di riduzione si spinge fino al linguaggio e all’identità: così anche i nomi si accorciano, e Fabrizio diventa Fa. Lo stesso accade agli altri personaggi, in un processo che rende evidente il tentativo di sottrarre peso alle cose e alle relazioni:
“Ma la verità è che avrebbe voluto chiedere a Clara se fosse facile starsene in cinque lettere, in quelle cinque lettere, se la variante più desueta con cui i genitori avevano deciso di chiamarla la disturbasse o la inorgoglisse […]”
Il motivo della fuga ritorna con coerenza lungo tutta la raccolta, assumendo forme diverse: la tecnologia, le sostanze stupefacenti, le proiezioni nel futuro. Nel racconto di Margherita, suo marito tenta di spezzare la noia coniugale imponendole la convivenza con l’amante: il disagio dei figli si manifesta in forme autodistruttive, confermando l’inadeguatezza della soluzione. Allo stesso modo, nel sesto racconto, Marco cura l’insonnia con gli acidi, e smonta con sarcasmo l’intervento della sua terapeuta:
“«Marco, penso che lei abbia una questione aperta con il Super-io […]»
«Ah, ora è tutto chiaro» scuoto la testa. Si è rifugiata nei paroloni, è stanca.”
L’ultimo racconto introduce esplicitamente la morte, fino a quel momento sottintesa e diffusa. Qui diventa presenza costante:
“Se te ne vai con uno schianto o con una telefonata la vita te la sei bell’e goduta[…]. Io invece era proprio mentre ero vivo che me la sentivo tra i piedi.”
La chiusura offre la chiave dell’intera raccolta:
“Una vita intera mi ero preparato a morire. Avrei dovuto prepararmi a vivere”.
Lo stile di Muscolino è essenziale ma preciso, capace di essere evocativo senza cedere all’enfasi. Nei passaggi chiave si fa asciutto e controllato, in altri più pungente e ironico, quando mette in scena il fallimento dei tentativi di soluzione.
Nel complesso, Fast Forward restituisce un quadro coerente della difficoltà di affrontare il presente: i personaggi cercano scorciatoie, adottano soluzioni drastiche e immediate, rifiutano la lentezza perché la percepiscono come immobilità, e guardano con sospetto qualsiasi forma di aiuto esterno. Ne emerge una tensione costante verso l’individualismo e l’assolutizzazione delle proprie posizioni, che finisce per isolare ancora di più, invece di liberare.
Casa editrice: Racconti edizioni
Collana: Racconti
Pubblicato a: aprile 2026
N. pagine: 224
Sull’autore: Emanuele Muscolino è nato a Roma nel 1984. Montatore e film-maker, ha pubblicato racconti su diverse riviste online e nelle due antologie L’ordine sostituito (déclic) e Squilibri (CrunchEd). Fast Forward è il suo libro d’esordio.

