Un gruppo di giovani universitari, decisamente più di quanti, a leggere il codice della strada, una utilitaria potrebbe contenere, si disperde negli spazi spropositati di una villa nei sobborghi di Torino. La festa di compleanno è già cominciata. C’è chi beve, chi fuma, chi beve e fuma per mascherare l’imbarazzo, fallendo miseramente. Tutto secondo il classico menù delle feste da college americano, da confraternita.

“Lui gli dice andrò a farmi un’altra sigaretta, e Luc non capisce se sigaretta ha la maiuscola o meno, e questo gli fa venire in mente che la nostra vita accade quasi tutta fuori da una limpida sintassi, e che anche quando accade all’interno di una limpida sintassi sbrodola continuamente, e che forse le frasi che scriviamo e i romanzi che leggiamo sono una specie di immenso tovagliolo per pulirci gli angoli luridi della bocca.”

La penna di Leonardo San Pietro in Festa con casuario (Sellerio) si muove veloce come una macchina da presa che segue uno dei ragazzi per qualche minuto e subito lo abbandona per registrare le azioni di un altro. Un turbinio di capitoli brevi, a volte brevissimi, per seguire spostamenti e pensieri, ma soprattutto i dialoghi dei personaggi. Sembra di essere in un formicaio, dove tutti si muovono senza una logica apparente, scontrandosi e allontanandosi di nuovo, in una danza continua e frenetica.

Tra un bicchiere di sangria e un sorso di birra, un gruppetto di questi ragazzi si trova ad aprire una scatola: dovrebbe contenere del vino per continuare le loro libagioni, ma un biglietto criptico e terrificante recita: “Se nessuno toccherà il casuario prima dell’una, Ezio morirà”.

“Una bestia oscura con due zampe robuste, un collo lungo, e soprattutto un corpo rotondo che si dilata e contrae respirando profondissimamente.”

La maggior parte dei lettori qui mollerà il libro per aprire un qualunque motore di ricerca e digitare “casuario”. Sarebbe meglio non farlo, non è necessario, perché poche pagine più avanti, quella è la stessa mossa dei personaggi, che citano esattamente i passaggi di Wikipedia su cui si era soffermato lo sguardo attento, poi meravigliato e infine angosciato dei lettori di cui sopra. 

Da questo momento, se prima i ragazzi si muovevano come biglie impazzite su un piano inclinato, ora ancora di più, incoraggiati dagli effetti psicotropi di una polverina gentilmente offerta (ovvero sciolta nella brocca della sangria all’insaputa di tutti) da Sam, responsabile per la serata della distribuzione di sostanze ricreative. Isa M e Claudia si trasformano in menadi danzanti, mentre Pab, col suo improbabile parka sempre addosso, tenta un approccio alla Holmes analizzando il biglietto e soprattutto il font utilizzato; Luc è diviso tra i ragionamenti dell’amico e Isa M, sempre più irraggiungibile; poi c’è Attilio che si allontana e decide di espletare le sue funzioni fisiologiche nel bosco, pensando di essere lontano da tutti e invece si ritrova a pisciare su Tennyson, affondato dalla botta psichedelica; e ancora Vincenzo, Pelle, Amir. Insomma, una ciurma allo sbando.

“Ma Isa M pensa, non senza il brivido di scoprirsi crudele: meglio lui che Ezio.”

E il casuario? “Che cosa significa il casuario? è la casualità? è il futuro?” Il casuario è la balena bianca di questo romanzo: il suo nome passa di bocca in bocca, eppure nessuno sembra averlo mai visto. Non è il caso di rovinare la sorpresa dicendo se il temibile uccello si vedrà o meno entro la fine della storia, perché in fin dei conti non è quella la sua funzione. 

“E così sai che comunque le cose andranno, sarà tutto natura. E forse anche noi dovremmo pensare lo stesso, e smetterla di considerare la morte un incepparsi del meccanismo supremo dovuto a uno scherzo scandaloso.”

Si tratta piuttosto di un espediente che squarcia la routine dei personaggi e li costringe a confrontarsi con i sentimenti profondi che tutti, chi più chi meno, cercano di ricacciare ancora più in profondità. Il balzo fuori dall’ordinario dato dal casuario mette a nudo questi ragazzi, ognuno con le proprie fragilità, e allo stesso tempo protegge la storia dalla traiettoria ellittica del solito romanzo generazionale, che si schiaccia e torna indietro al punto di partenza con poco di nuovo da aggiungere. Un esordio sottile che diventa grande grazie a quel pizzico di assurdità di cui la vita in fondo è piena.

 


Casa editrice: Sellerio
Collana: il contesto
Pubblicato a: marzo 2025
N. pagine: 168

Sull’autore: Leonardo San Pietro è nato a Torino nel 1997 e vive a Bologna. Ha pubblicato i suoi primi racconti su Domani e su ’tina, la rivista di Matteo B. Bianchi dedicata agli esordi. Festa con casuario è il suo primo romanzo.