Leggere Furgonauta è un’esperienza immersiva e psichedelica. L’opera prima di Andrea Pauletto, vincitore della 38esima edizione del Premio Calvino, ci fa salire – che lo vogliamo oppure no – nell’abitacolo di un camion da trasporto e ci porta a viaggiare di notte, per ore e ore, su e giù per l’autostrada, in quello che sembra un tempo grigio, sospeso, illimitato. Senza alcuno sconto di pena vivremo giorni di fatica, dolore, sfruttamento, solitudine, seduti accanto a un uomo che cerca di tenersi in vita e salvare sé stesso da un lavoro usurante per corpo e mente, un lavoro dove forse oggi si sono ammodernati i cosiddetti mezzi pesanti, ma non il sistema marcio del caporalato che ignora qualsiasi regola, soprattutto quella del riposo dalla guida, a garanzia dell’incolumità. 

Elia, professione autotrasportatore notturno – furgonauta è meravigliosamente calzante –  ha un appartamento vicino al confine svizzero, dove vivono la compagna Marika e il piccolo Aurelio e dove torna pochissimo, senza riuscire a gestire la stanchezza né le relazioni. Le interminabili notti sul camion sembrano sempre la stessa notte. Ogni giorno, dal cellulare, la voce melliflua del Responsabile, che non incontrerà mai di persona, gli intima di ripartire per corse regolari e corse special, pagate a parte, fuori busta e fuori orario. Elia cerca in tutti i modi di gestire stanchezza e alienazione e restare sobrio, dagli stupefacenti di cui si è da poco ripulito (il titolo della stesura che ha vinto il Calvino è Crack), dall’alcool e dagli antipsicotici. Si guarda allo specchio e vede pian piano il suo corpo disfarsi: i capelli radi, le borse sotto gli occhi, il ventre gonfio di cibo spazzatura e bibite gasate bevute per restare sveglio. 

Ti schiopperà il cuore nel sonno, alla guida, o appoggiato al bancone di una stazione di servizio, al supermercato, in farmacia o sulla tazza del cesso, come quello di un cantante alcolista e dipendente dagli antidolorifici.

Parla a sé stesso, Elia. In tutto il romanzo l’autore usa la seconda persona e in modo incredibilmente visionario fa uscire il suo personaggio dal suo corpo e guardarsi dall’esterno, cercando di controllare le proprie ossessioni. 

Macini chilometri e chilometri. L’unica compagna fedele è la paranoia, che a volte scompare lasciandoti sereno, poi, quando meno te lo aspetti, torna senza darti il tempo di reagire; vuole attenzioni e tu, debole, ti lasci portare fuori rotta.

Difficile distinguere una notte dall’altra, in un’atmosfera decisamente dark costellata di personaggi perduti, di autotrasportatori esperti o improvvisati – che sulla strada spesso lasciano la vita – di lavoratori di autogrill, sorta di oasi-prigione dove capita di incontrare qualcuno come Viola, a cui Elia in qualche modo si aggrappa per andare avanti. Sono incontri che nascono già atrofizzati, che sembrano ripetersi all’infinito: il conforto è fittizio e tutto è familiare e allo stesso tempo terribilmente estraneo. 

Non c’è salvezza, forse, ma qualche scelta possibile.  Quella di ribellarsi al sistema, spezzare la catena rinunciando al lavoro anche senza averne trovato un altro; quella di non cedere alle dipendenze; quella di tornare pian piano a riconoscersi allo specchio. 

Pensi a quanto ti piacerebbe spegnere il cellulare e decollare, guardare tutto dall’alto e ricominciare a vivere in un qualunque buco d’Europa, cambiare aria, luce, fare una vita normale, svegliarti la mattina col viso stracciato, prendere l’autobus, raggiungere il nuovo posto di lavoro e tirare la fine del turno. Andare a fare la spesa, cucinare, lasciare i piatti sporchi nel lavandino, e addormentarti sotto le coperte con la televisione accesa a basso, bassissimo volume e sintonizzata su una televendita di tappeti.

Si chiude questo libro e ci si resta dentro a lungo, con la sensazione precisa di aver guardato dove forse non si voleva guardare. Pauletto ha portato alla luce uno spaccato umanissimo e doloroso sul mondo del lavoro e sullo sfruttamento, scritto con intensità e grande padronanza da chi, parlando a sé stesso, arriva dritto a noi.

Anche tu sei stanco, ora. Non della strada, di te.

 


Casa editrice: 66thand2nd
Collana:
Bookclub
Pubblicato a: agosto 2026
N. pagine: 192

Sull’autore: Andrea Pauletto è nato nel 1982 in Brianza, dove vive. Ha fatto studi tecnici e svolge l’attività di trasportatore notturno per quattro giorni alla settimana. Il resto del tempo lo dedica a leggere e a scrivere. Ha vinto la XXXVIII edizione del Premio Calvino.