“Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario. Abbiamo avuto una casa, una figlia, una laurea senza sapere che farcene, e ora che lo sappiamo ci stiamo già dividendo le briciole”.

È un passaggio emblematico di una lettera di Giovanni a sua moglie Aurora, i protagonisti de Gli anni al contrario di Nadia Terranova. Il romanzo, uscito nel 2015 edito da Einaudi e vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Bridge Book Award, non è il primo libro pubblicato dalla scrittrice nata a Messina nel 1978. Aveva già dato alle stampe dei lavori per ragazzi ma questo, ha più volte lei stessa affermato, ha una genesi antecedente:

“Era una storia che io ho sempre voluto raccontare, addirittura pensavo che fosse l’unica che volevo raccontare, poi ho scoperto mentre la raccontavo che non era l’unica, era la prima”. 

L’autrice è poi assurta a notorietà internazionale con Addio fantasmi del 2018, tradotto in numerose lingue, finalista al Premio Strega e Premio Alassio Centolibri, dove il racconto serve a ricomporre il dolore, le ossessioni e i sensi di colpa verso la figura del padre e la sua assenza. A gennaio 2025 è uscito il suo ultimo libro edito da Guanda, Quello che so di te, riflessione intensa e personale sul potere della memoria.

La vicenda de Gli anni al contrario è ambientata a Messina, dove Giovanni Santatorre e Aurora Silini si conoscono nel 1977, studiano insieme all’università, si innamorano, si sposano, hanno una figlia, Mara, si avvicinano alla lotta politica ma non sono maturi abbastanza, hanno bruciato le tappe, mentre la vita scivola via e allo stesso tempo li consuma, li strema senza che se ne accorgano, fino a trasformarli quasi in due estranei, anche a se stessi.

Ad andare al contrario sono gli anni ma anche i due giovani, eroi e vittime di una storia intima, piccola, ma che non risparmia nessuno, accanita sui deboli che non ce la fanno, mentre la grande Storia, che li sfiora soltanto, miete anch’essa i suoi martiri innocenti: Aldo Moro e Peppino Impastato riempiono tristemente le cronache dell’epoca, mentre Giovanni fantastica la Rivoluzione e Aurora combatte con le bollette.

L’impressione è che lo sviluppo anche stilistico del racconto – il ritmo serrato, la ricerca continua della parola essenziale e bruciante – corra volutamente a precipizio verso il fallimento della coppia. Aurora e Giovanni si amano e molto, ma non si capiscono, le parole hanno un diverso significato per loro. Non erano riusciti ad intendersi nemmeno sul perché avessero chiamato la figlia Mara: era per il nome di battaglia della brigatista Margherita Cagol, secondo Giovanni e invece era per la ragazza di Bube del romanzo di Cassola, secondo Aurora. Sono perennemente scontenti, indecisi su cosa fare della loro vita, non sanno veramente chi sono e che cosa vogliono.

“Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario. Parole uguali, significati diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente. Io combattevo, tu ti rifugiavi.”

Terranova è maestra nel nascondersi fino a scomparire senza giudicarli, perché il lettore li senta schietti, inermi nella loro fragilità. Sarà proprio Mara, paradossalmente il personaggio più ‘adulto’ del racconto, a ricreare nel dramma finale l’armonia emotiva nella coppia, finalmente libera dai veleni dell’incomprensione.

Con Gli anni al contrario la scrittrice messinese al suo esordio nella narrativa per adulti ha fatto immediatamente centro tanto da far dire a Roberto Saviano:

“Un racconto senza fondo, che stringe la schizofrenica storia italiana al pulsare dei sentimenti. Un racconto che mi ha legato a sé”.

Dichiaratamente autobiografico nelle pagine finali, il libro sovrappone alla sfera pubblica una storia privata e dolorosa che tocca le corde dell’affetto filiale della scrittrice e del suo rapporto con la figura paterna.
Ricostruiti letterariamente in un tempo in cui “il personale era politico”, Giovanni, Aurora e Mara ci restituiscono l’eco sofferta di momenti più grandi, gli anni della lotta armata e dell’impegno politico, e poi del disimpegno fino alla caduta del Muro di Berlino, l’inferno della droga e la piaga dell’Aids. Così dall’intimità di una vicenda familiare, avvenimenti drammatici di storia italiana diventano universali. È la potenza del racconto, che quando è arte ci tiene in vita.

 


Casa editrice: Einaudi
Collana: Stile Libero Big
Pubblicato nel: 2015
N. pagine: 152

Sull’autrice: Nadia Terranova è nata a Messina nel 1978 e vive a Roma. Dopo aver pubblicato diversi libri per ragazzi, ha esordito nel romanzo nel 2015 con Gli anni al contrario vincitore di numerosi premi. Nel 2018 ha pubblicato Addio Fantasmi, finalista Premio Strega 2019, proposto da Pierluigi Battista, finalista premio Intersezioni. Italia-Russia 2019. Nel 2022 è uscito Trema la notte. I suoi romanzi precedenti sono tutti pubblicati da Einaudi tranne l’ultimo, Quello che so di te, uscito di recente per Guanda. Nella sua vasta produzione anche la raccolta di racconti Come una storia d’amore, un libro di saggi Un’idea di infanzia e un graphic novel Caravaggio e la ragazza con l’illustratore Lelio Bonaccorso.