Come in un sortilegio, Marina Pierri fa calare sul Salento una fredda luce invernale e la parola “mambo” si sgretola davanti ai nostri occhi. Gotico salentino inizia proprio dalla dissonanza cognitiva introdotta dal titolo, che è una netta dichiarazione d’intenti.
Filomena, dopo l’improvvisa morte del padre, decide di lasciare Milano e la professione di giornalista per trasformare la residenza di famiglia in un bed & breakfast. Lo racconta con lunghe e-mail a una dottoressa che un po’ ricorda il dottor S. de La coscienza di Zeno, ed è così che noi leggiamo la sua storia. Al suo arrivo a Palude del Salento ci sentiamo come ogni volta che siamo tornati a casa: comodi nell’abbraccio di qualcosa che conosciamo così profondamente, e a tratti soffocati, scrutati, addirittura invasi.
[…] mi affaccio verso le selve di tronchi ed esploro con gli occhi la vegetazione fitta per dare un nome ai suoni molesti che potrebbero essere generati da qualunque cosa e da chiunque, inclusi i potenziali membri di sette pagane sanguinarie che – nella mia fantasia – si sono organizzati in sedi ipertecnologiche e multiaccessoriate nel cuore del bosco. E mi hanno designata come vittima squisita.
La Dimora Quarta, in fondo, è a pieno diritto la coprotagonista del libro: è attraverso le sue stanze e gli oggetti che la popolano che impariamo a conoscere meglio Filomena e i suoi antenati. È soprattutto un’abitazione che si fa corpo, che respira e che si rivela in modo sempre diverso, e che prova dolore, con i muri che “se li pizzichi per mettere un chiodo, strillano”. C’è un abitante che, a differenza di Filomena, non ha mai abbandonato quelle mura: Orlando Trispét, il fantasma di una suora che è apparso a Filomena da bambina, facendola diventare da quel momento la stria ca ite li muerti, la bambina che vede i morti.
Filomena riuscirà a riappropriarsi della sua casa e ad avere la meglio sullo spettro che la spaventa da quando era piccola? Questo non ve lo possiamo svelare, ma sappiate che avrà dei conviventi su cui poter contare: l’amica Alba, Antonio, un conoscente che potrebbe diventare qualcosa di più, e due alleate potentissime: Mary Shelley e Shirley Jackson, affascinanti e carismatiche fantasime letterarie con un ruolo narrativo e simbolico cruciale. Grazie a loro Filomena comprenderà una verità dolorosa, che in fondo ha sempre avuto sotto gli occhi, ma imparerà anche a riconoscere la propria forza e il proprio talento.
Shirley si toglie gli occhiali per fissarmi a iride nuda. – Perché hai voluto raccontare questa storia?
– Non saprei –. La domanda è capziosa, e mi irrita.
L’indice di Shirley a destra e a sinistra come un metronomo. – Scrivere non è un mestiere per vigliacchi. Tu vigliacca lo sei, o non lo sei? Deciditi.
Allunga il braccio verso di me. Vedo le unghie corte e quadrate, manutenute di fresco, e lo smalto rosso, cerca il centro del mio petto: la pelle morta di Shirley Jackson a contatto con la felpa oversize di Filomena Quarta. Valica il cotone senza far danno. Trova la mia pelle viva e penetra lo sterno. Sussulto. Le sue dita, non strette, non larghe, attorno al mio cuore.
Per la protagonista di Gotico salentino il ritorno a Palude del Salento è un momento di confronto ravvicinato con tutte le proprie identità: la bambina medium, la dottore’ guardata con riverenza per la sua professione, l’erede di una famiglia che suscita ammirazione e antipatie, una scrittrice alle prese con il suo primo romanzo che non sa ancora se avrà la forza di portarlo a compimento, una millennial che rivoluziona la propria vita, stretta a metà fra il grande coraggio di reinventarsi e la totale assenza di alternative. Pierri affronta tutto questo con una prosa fluida e raffinatissima, che gioca con i tropi del gotico e dell’horror come fossero vecchi amici e intreccia scenari piacevolmente romantici e decadenti, ma contestualizzati in modo autentico nel nostro presente. C’è sempre un vivido filo pop che attraversa questo ricco intarsio, che fa sorridere senza mai alleggerire troppo.
Liquidare Gotico salentino come romanzo che unisce il fascino del gotico alla modernità del presente sarebbe riduttivo. Questa storia è un bellissimo invito a riflettere sulle molteplici identità che ci abitano e sulle ombre che ci accompagnano, e che spesso si rivelano meno minacciose di quel che sembrano.
Casa editrice: Einaudi
Collana: I coralli
Uscito a: febbraio 2025
N. Pagine: 240
Sull’autrice: Marina Pierri, laureata in semiotica all’Università di Bologna, vive e lavora a Milano. È cofondatrice di FeST – il Festival delle Serie Tv, ed è series developer per EDI – Effetti Digitali Italiani. Insegna inoltre nella scuola online «Come si scrive una grande storia». Ha scritto di serialità televisiva, letteratura e videogiochi per «Wired», «Corriere della Sera», «Rolling Stone» e «Vanity Fair». Ha pubblicato Eroine (Tlon 2020), Lila (Giulio Perrone 2023) e Spettri (Einaudi 2024). Sempre per Einaudi ha pubblicato Gotico salentino (2025), il suo primo romanzo.

