Un corpo di donna bianco come nuvola che cade leggero, dissolvendosi nel cielo azzurro. La copertina di Ho visto Vittoria Volare funziona già prima di leggere il romanzo, e ancora di più dopo averlo finito. Nell’illustrazione lei indossa le scarpe: un dettaglio che segna efficacemente quel passaggio così delicato e definitivo tra camminare e cadere, conosciuto solo da chi decide di togliersi la vita. L’esordio di Giuseppe De Filippis pubblicato da Edizioni Clichy è una sorprendente prova di coraggio e di verità. Il patto con il lettore è chiaro sin dalle prime pagine: si tratterà di dolore, di sofferenza, di perdita. E lo si farà con il linguaggio di chi conosce da vicino quel dolore, quella sofferenza e quella perdita: senza sconti o scorciatoie, senza superflui ricami letterari.
Vittoria si è gettata nel vuoto da qualche ora, dal sedicesimo piano. Riccardo ha visto le tracce di sangue lasciate dal suo corpo sul marciapiede, poco dopo che è stata portata via: non la conosceva, eppure l’immagine di quel volo fatto per scelta – una scelta che può significare una resa oppure una estrema forma di coraggio – lo porterà ad una profonda presa di coscienza del confine in cui egli stesso si trova, del proprio mal di vivere.
“I motivi per cui non dormo sono quattro. Il primo è l’asma, che sveglia i miei polmoni nel cuore della notte. Il secondo è la paura di non svegliarmi più. Il terzo è la frase hai tutta la vita davanti. Il quarto è un corpo che cade”.
La spersonalizzazione – sentirsi sconnessi da sé – è il sintomo più forte della malattia a cui Riccardo non darà subito un nome e che lo porterà ad allontanarsi dolorosamente dall’amore della sua vita, Giada, e ad affrontare un lungo percorso di psicoterapia. Ed è proprio il racconto delle sedute a rappresentare il cuore del romanzo e la sua parte più interessante. Un incontro tra due esseri umani, paziente e terapeuta, calati in un ruolo che non sempre riescono a rispettare: li immaginiamo in una scena teatrale, un divano e una sedia, la luce puntata su uno e poi sull’altro. La pur idealizzata Maria – oggetto del transfert che pervade Riccardo e lo fa desiderare un’accoglienza fisica, materna – non è infallibile: forse non comprende fino in fondo la patologia, di cui non sembra prevedere i rischi. Una terapia che – l’autore lo trasmette lucidamente sulla pagina – non sempre significa cura e quasi mai guarigione, eppure diventa a lungo un riferimento per la sua stessa sopravvivenza.
“Maria, sono stanco, annebbiato, ovattato e covo nel cuore una tristezza infinita. Ma ora riconosco i tuoi occhi nocciola, un po’ più scuri del solito, ma pur sempre i tuoi.”
Depressione maggiore. La diagnosi sarà infine pronunciata e si renderanno necessarie cure psichiatriche e l’assunzione regolare di benzodiazepine. Riccardo vivrà un terribile lutto, interromperà gli incontri con Maria. Sceglierà di continuare a camminare piano, di portare con sé il suo male ogni giorno e ogni notte stringendo allo stesso tempo l’amore che ha dato e ricevuto, rifiutando di diventare la sua stessa malattia.
“Ogni anno, con la speranza degli ultimi, mi dico che è il momento buono per scrivere una versione migliore di me, che basterebbe qualche accorgimento qua e là, una mano di vernice che torni a far brillare gli occhi e la pelle arida che mi porto addosso […]”
La forza di questo esordio risiede nella sua straziante sincerità. De Filippis riesce a parlare del male oscuro senza filtri e ci porta a guardare da vicino il dolore, l’assenza da sé, il coraggio di restare e la profonda comprensione di chi invece sceglie di volare via. Lo fa con una scrittura personale e diretta e una voce generazionale, che cerca più l’urgenza di dire che la fine ricerca letteraria. Salgono alla mente, a contrasto, le pagine di Yoga di Emmanuel Carrère, dove a parlare di depressione è un uomo maturo che sa giocare con le parole trasfigurando impercettibilmente la realtà.
E ancora, le illuminanti parole di Dostoevskij: “Il soffrire passa, l’aver sofferto non passa mai”.
Casa editrice: Edizioni Clichy
Collana: Place d’Italie – Narrativa italiana contemporanea
Pubblicato a: maggio 2024
N.pagine: 208
Sull’autore: Giuseppe de Filippis è nato a Napoli nel 1993. Scrive racconti brevi per diverse testate online. Ha fondato il progetto quandononcisono.it, che nasce dall’esigenza di ascoltare – e ascoltarsi – quando la mente esaspera il qui e ora. Ho visto Vittoria volare è il suo romanzo d’esordio.

