Quando si legge dei grandi banditi del passato è difficile non cadere nella sindrome di Robin Hood: la figura del brigante che ruba ai ricchi per dare ai poveri è un grande archetipo della letteratura e dei personaggi di finzione. La stessa fascinazione verso i mascalzoni dal cuore nobile la prova Timoteo, protagonista de I Calcagnanti, romanzo d’esordio di Nicolò Moscatelli. Timoteo è un ragazzino vorace – il suo nutrimento sono le storie, storie di fuorilegge che combattono contro il potere. Cresciuto da orfano ma in compagnia femminile nella Casa della Buona Volontà, un bordello, si perde tra le storie di fra’ Gaetano, cuoco e figura paterna, racconti di mirabolanti avventure dei calcagnanti.
“Ma altre volte fra’ Gaetano gli raccontava storie magnifiche, avventure di uomini dal cuore nobile e impavido nel quale portavano accesa la fiaccola dell’idea più nobile di tutte, che è quella di uccidere i re.”
Timoteo, che non ha mai visto nulla del mondo, desidera diventare uno di loro: l’occasione arriva quando il ragazzino scopre un cadavere nel fiume, un gendarme, per il quale omicidio viene accusato proprio fra’ Gaetano, condannato alla forca. Anche lo stesso Timoteo è ricercato, ed ecco che si ritrova a imbarcarsi in un’impresa per la liberazione del cuoco con gli stessi calcagnanti che tanto aveva ammirato.
“Erano uomini che viaggiavano in tutte le città del mondo, attraversavano i mari e rubavano cavalli neri, e per via di questo loro desiderio di uccidere re erano abili a maneggiare le pistole e le bombe, perché i re sono codardi e spesso non li si può sfidare da uomo a uomo e neppure pugnalare alla schiena;”
De I calcagnanti non si può dire che la trama faccia da motore al romanzo: la vicenda che muove la narrazione occupa infatti uno spazio relativo; sono i racconti dei calcagnanti e le minuziose descrizioni del mondo rappresentato ad essere le vere protagoniste del libro. Ne I calcagnanti troviamo infatti un piccolo universo ordinato, un mondo fiabesco intriso di romanticismo verso la figura del “buon fuorilegge”, un’armata Brancaleone anarchica e stravagante. Il registro linguistico attinge al folklore popolare, si riprende la tradizione delle ballate e della parlata “furbesca”, una lingua in codice un tempo realmente adoperata dalle persone costrette a vivere di espedienti, elementi questi che si incastrano ad hoc nell’atmosfera ritratta da Moscatelli. Le storie, per Timoteo e per i protagonisti del romanzo, diventano i veri strumenti di lotta contro il potere, più del coltello: se infatti nelle narrazioni tradizionali sono sempre i principi e i re a uscire vittoriosi, ne I calcagnanti si restituisce la voce degli oppressi in una controstoria degli ultimi, degli emarginati, coloro la cui voce è silenziata.
Tuttavia, c’è da specificare come questo stesso tono fiabesco e volutamente rétro non sia sempre la scelta più accessibile in termini di scorrevolezza della lettura. I personaggi de I calcagnanti sono tantissimi come numerosi sono i micromondi presentati tra storie di finzione e reali, e non sempre è facile starvi dietro. Una cosa però è certa: si tratta di un romanzo colto, complesso e ambizioso – non a caso questo libro è stato il vincitore della XXXV edizione del Premio Calvino – e un esordio del genere denota una scrittura molto avanzata.
Casa editrice: La Nave di Teseo
Collana: Oceani
Pubblicato a: ottobre 2023
N. pagine: 288
Sull’autore: Nicolò Moscatelli è nato nel 1985 a Cantù e vive a Dresda. I calcagnanti, vincitore del premio Calvino 2022, è il suo primo romanzo.

