Una storia di animali che non è una favola di Esopo e nemmeno un cartone Disney. Si è mosso su un terreno già battuto Bernardo Zannoni, classe 1995, ma ha creato qualcosa di unico dandogli il titolo di I miei stupidi intenti (Sellerio, collana Il contesto).

Il protagonista è Archy, una faina, e vive in una tana sì, ma ammobiliata come una qualsiasi casa umana: ci sono tazze, tavoli, letti, porte. Il lettore potrebbe aspettarsi un’atmosfera simile a La storia di Peter coniglio di Beatrix Potter e non potrebbe sbagliarsi di più. Nonostante l’apparente umanizzazione della vita animale, quello che muove tutti i personaggi è lo spirito di sopravvivenza, una forza crudele che prevale su tutto. Così Archy, zoppo per una caduta dall’albero sotto il quale è nato, viene barattato dalla madre per una gallina e mezzo e si ritrova a vivere con Solomon, un usuraio, una volpe vecchia, scorbutica e timorata di Dio. Quella che sembra la fine è in realtà l’inizio di una vita di scoperta, perché Salomon decide di tramandare il sapere della scrittura al piccolo aiutante, lo introduce alla parola e quindi al pensiero. Niente può essere più come prima e viene da chiedersi se la conoscenza sia una conquista o una condanna per Archy. Da quel momento la faina non vive più nell’eterno presente del tempo naturale, ma percepisce una tensione verso il futuro da cui nascono gli intenti del titolo, stupidi perché, forse, irrealizzabili.

“Osservando quei musi sofferenti, illuminandoli con una lampada che avevo preso, pensavo a Dio; a quanto potesse essere crudele farci combattere per qualcosa che alla fine ci viene tolta.”

I pilastri che reggono la storia sono questioni filosofiche che hanno attanagliato le menti di molti umani e Zannoni non si spinge a cercare una nuova via. Ma la grandezza di questo piccolo libro potrebbe essere proprio la sua capacità di porre domande senza pretendere di fornire una risposta unica ed esaustiva, proponendosi come uno spunto di infinite riflessioni e non una guida risolutiva. Vale la pena comprarlo, leggerlo, sottolineare o annotare qualche pensiero e posarlo sullo scaffale, per recuperarlo magari tra qualche anno e leggerlo ancora, trovandovi significati nuovi.

In un panorama letterario invaso dalle autofiction e dalla realtà contemporanea, I miei stupidi intenti spicca come un’anomalia e brilla per la sua diversità. È stato il caso letterario del 2021 e ha fatto incetta di premi, dal Premio Campiello 2022 al Bagutta Opera Prima, Salerno Letteratura, Moncalieri e il Premio Severino Cesari. Poche apparizioni pubbliche dell’autore eppure un grande successo di vendite e di critica. Sul finire del 2023 Sellerio ha portato in libreria un’edizione speciale del romanzo, con copertina rigida e 66 illustrazioni (5 a colori e il resto a sanguigna) di Lorenzo Mattotti che accompagnano la vita di Archy con tratti ispidi come il suo carattere. 

Il clamore di questo esordio ha certamente destato tantissimo interesse per questo giovane poco incline alla dimensione pubblica e non appena Sellerio ha annunciato l’uscita di un nuovo romanzo dell’enfant prodige la critica ha scaldato i motori. 25 è uscito nel 2023, ma non è riuscito a eguagliare l’originalità dell’esordio: una storia tutta umana questa volta, dal forte taglio generazionale, a cui però è mancata la forza di un punto di vista inconsueto e travolgente come quello di una faina che scrive le proprie memorie. 


Casa editrice: Sellerio
Collana: Il contesto
Pubblicato a: agosto 2021 (edizione speciale illustrata da L. Mattotti, 2023)
N. pagine: 252

Sull’autore: Bernardo Zannoni, classe 1995, è nato e vive a Sarzana.
I miei stupidi intenti è il suo esordio.