Lei è sul treno, indossa le cuffie ma non ascolta musica da tempo. Osserva invece lui: il giornale che tiene sulle gambe senza ancora aprirlo, la serietà quasi ridicola con cui parla di tapas al telefono con qualcuno, il video che stava guardando sul suo laptop. Il compagno comincia così, con uno sguardo analitico che è già, senza saperlo, un atto d’amore. 

La vita di Diego, militante di Fuoco Proletario, è incentrata su un impegno politico totalizzante, che ha la priorità su tutto. La sua apparente nitidezza mostra tutta la sua incertezza e contraddittorietà nell’incontro con Elena, studentessa di cinese e attrice, personalità apparentemente più fragile che, proprio nel confronto con un ragazzo così diverso da lei, tira fuori risorse inaspettate, a cominciare dalla capacità di riconoscere, con impietosa chiarezza, cosa sta davvero accadendo tra loro.

È stato buffo come io abbia continuato a guardare il film fino alla fine con la convinzione che saremmo stati a Parigi meno di ventiquattro ore dopo e come solo quell’illusione mi abbia permesso di perdonare il suo sonno, perché avrebbe dovuto riposare per il viaggio – sapevo credere alle idee anche quando gli altri non si sforzavano di farle sembrare realtà nemmeno per un po’.
Before Sunset, il sequel del film, girato nove anni più tardi, lo avrei visto da sola, nella mia casa di Roma, una sera del 2021 in cui poi non avrei saputo fare a meno di scrivergli.

Il romanzo d’esordio di Isabella Delle Monache sceglie di indagare non il sentimento in sé, ma le sue meccaniche, i movimenti mentali e psicologici che entrano in gioco quando due persone decidono, più o meno consapevolmente, di costruire qualcosa insieme. La storia di Elena e Diego nasce di persona, ma mette le sue radici più profonde nei momenti di distanza, in telefonate, messaggi, libri passati di mano in mano con appunti tra le pagine. In questo spazio intermedio emerge la vera terza protagonista del romanzo: l’immaginazione. Elena sa di star dando vita a una chimera, eppure non si sottrae e osserva sé stessa in quest’atto creativo, alimentato dal ricordo e dal desiderio, senza riuscire a fermarsi né a proteggersi. Una creazione che ha come prodotto ultimo il romanzo stesso, che la protagonista stessa ci confida in più occasioni di star scrivendo, sfondando la quarta parete (meta)narrativa.

Uno degli elementi più interessanti de Il compagno, che si rivela al meglio nelle parentesi in cui Elena e Diego sono lontani, è proprio il suo scheletro citazionista: brani letterari, frasi di canzoni, scene di film strappati al loro contesto diventano il DNA della storia dei protagonisti e scandiscono i momenti cruciali del loro percorso insieme. È una scelta coraggiosa che restituisce con precisione il modo in cui certi amori si costruiscono per accumulo di riferimenti condivisi, per la sensazione di essere finalmente riconosciuti attraverso una pagina altrui. E che insieme rivela, senza doverlo dire esplicitamente, la dipendenza di entrambi da una sorta di “mediazione” culturale come fuga sistematica dal reale. 

In piedi uno di fronte all’altra, sapevamo che era giunto il momento della separazione definitiva. Diego mi ha scrutata senza affetto, e mi ha chiesto perché andassi sempre in giro vestita di nero. Non era una delle sue solite domande sconclusionate, era quella che apriva Il gabbiano e Diego lo aveva fatto apposta. Con Čechov ci eravamo avvicinati sul treno galeotto, con Čechov ci stavamo allontanando. Ho copiato la risposta che l’autore aveva messo in bocca a Maša, sembrava cucita proprio su quella notte nera. Porto il lutto per la mia vita, ho ripetuto come si rispondeva alle formule in chiesa, senza spirito. Ha detto che troppo teatro mi faceva male, aveva ragione mio padre. Mi sono sentita piccola, impotente e sola. Lui ha poggiato di nuovo la mia mano sul proprio cuore per alcuni istanti, mi ha scostato i capelli dal viso, ha salutato i ragazzi da lontano e si è incamminato costeggiando la basilica.

La voce in prima persona è sentimentale, senza mai scadere nel melenso, e sa guardarsi con una lucidità quasi crudele anche nei momenti di maggiore debolezza: un punto di forza che porta talvolta a una cronaca di sé eccessivamente minuziosa, che rischia di tarpare le ali a certe scene trascinandole nel quotidiano e nel prosaico.

Sarebbe riduttivo liquidare Il compagno come la storia di una relazione tossica, anche se si tratta di un elemento riconoscibile tra le righe. Siamo piuttosto a metà tra romanzo di relazione e romanzo di formazione, dove la prima diventa strumento della seconda: Elena e Diego crescono insieme, a volte intersecandosi, a volte in parallelo, scoprendo chi sono anche attraverso l’altro. Una storia che, pur con i suoi limiti e le sue imperfezioni, resta addosso, come certi amori a cui non si riesce a dire mai del tutto addio.

 


Casa editrice: Serradifalco Editore
Collana: n.a.
Pubblicato a: novembre 2025
N. pagine: 232

Sull’autrice: Isabella Delle Monache nasce nel 1994. Oltre che come attrice e sceneggiatrice, lavora come interprete e mediatrice linguistica. Il suo racconto Antonia è stato selezionato all’interno della raccolta I racconti di Sabaudia. Il compagno è il suo primo romanzo.