Dante Fanti ha solo sei anni quando scopre di essere “al contrario”. I medici parlano di situs inversus, una rarissima condizione in cui la disposizione degli organi interni è invertita. Suo padre Leonardo, uomo buono e solido, gli dice che essere diversi vuol dire essere speciali, ma Dante non si sente speciale. Si sente sbagliato.

“Una cosa rara è un quadrifoglio in mezzo ai trifogli.
Allora se uno è raro è fortunato?, domandai.
È fortunato chi lo trova, disse lui. Io mi guardai intorno per cercare una conferma in mamma, ma lei non c’era. […]”

Il suo corpo inverso, titolo del libro che nella copertina diventa la canna della pistola, Dante lo percepisce come un pericolo, per sé e per gli altri. Come tutte le cose storte, che basta metterle davanti a uno specchio per vederle dritte, così Dante prova a fare pace con quella sua stranezza. La casa si riempie di specchi e la distorsione diventa la sua realtà. Ma proprio quando cerca di capire chi è, la sua vita si ribalta per davvero: il padre viene accusato di omicidio e finisce in carcere. Da quel momento, ogni certezza si spezza, e il disagio che prima era solo interiore, si palesa anche all’esterno, con tutta la sua forza.

“Mi dette una spallata, urlò Con un babbo come il tuo, andrei a sotterrarmi in alto mare. Non avevo il mare a portata, ma annegai lo stesso.”

Per quanto Dante riesca a trovare due surrogati genitoriali, punti di riferimento – Marta, la psicologa e Riccardo, la guardia carceraria – suo padre lascia un vuoto che nessuno riesce a colmare: lo lascia quando è troppo piccolo per capire i suoi sforzi per stargli vicino nonostante la distanza fisica, troppo piccolo per affrontare la distanza emotiva della madre.

“Questa madre mi è morta davanti un giorno sì e l’altro anche, senza mai preoccuparsi che nei momenti in cui non c’era io mi staccavo di un bisogno alla volta, e imparavo a farne a meno.” 

Il legame con il padre resta il punto centrale della sua esistenza, anche se costruito nella nostalgia di ciò che è stato: Dante non riesce a lasciare andare il passato. Lo rincorre, cerca di aggiustarlo, anche se sa che è impossibile. Che la famiglia del “prima”, isola felice, forse non è mai davvero esistita. 

La sensazione di essere sbagliato, crescendo, contamina tutto: relazioni, emozioni, pensieri. È come se il suo modo di stare al mondo fosse sempre fuori fase, guarda gli altri vivere sentendosi in ritardo, come se lui non fosse mai pronto. Resta fermo. Biologicamente va avanti, ma dentro rimane lo stesso bambino spaventato e smarrito. La sua immaturità non è però una colpa, è una ferita che lo porta a non capire e allo stesso tempo temere la felicità:

“[…] e perdonami se in questi anni non ci sono più stato, ma imparare a non amare impegna tutte le energie, le sperpera, e ti lascia esausto e vinto, perché tanto non ce la fai – o almeno io non ci sono riuscito. E allora ti tocca amare di nascosto, da te stesso e dagli altri, ed è uno strazio, babbo, molto peggio che dover odiare.”

E poi arriva Elisabetta, legata alla vicenda che ha rovinato la vita del padre. Eppure, tra lei e Dante nasce una storia. Irrazionale, sbilenca, impossibile. La vive male, come vive tutto: con quel senso di colpa che non lo lascia mai. Ma per lui significa qualcosa. 

E quando una lettera lasciata da Leonardo, amore e salvezza, arriva troppo tardi, per ricominciare a vivere non gli resta che seguire il consiglio di suo padre: «per avere una visuale perfetta su qualcosa bisogna trovarsi alla distanza giusta». In fondo è questo il suo vero viaggio: trovare la distanza giusta per mettere in prospettiva la propria storia.

Barbara Guazzini con una scrittura pulita e tesa, tiene le fila della storia con maestria. Riavvolge il nastro della vita di Dante con precisione, restituendogli la possibilità di rimettere ordine nel caos. Di guardarsi finalmente allo specchio e riconoscersi. Anche se al contrario.

 


Casa editrice: 8tto Edizioni
Collana: B8ttoni
Pubblicato a: giugno 2024
N. pagine: 192

Sull’autrice: Barbara Guazzini è nata nella Maremma toscana, dove tuttora vive ed esercita la professione forense. Con Il corpo inverso è stata finalista alla fellowship per scrittrici esordienti LetteraFutura con menzione speciale della giuria, e finalista al Premio Walter Mauro. Alcuni suoi racconti compaiono in riviste e blog letterari tra cui Nazione Indiana e ’tina.