Napoli, giugno 1984. Nell’albergo della famiglia Lo Savio, sulla terrazza grigia e bianca, mughetti e tavolini in ferro battuto, affacciata sul golfo, si festeggia un battesimo. Presto inizia a piovere, un gran viavai di sala, una cameriera scivola sul marmo lucido e con lei cade una bottiglia di spumante che non si rompe: segno di sfortuna.
Le nubi si ingrossano, la pioggia si fa fitta, il vento si alza. Una finestra al primo piano, sbattendo contro lo stipite di una porta, va in frantumi: i frammenti di vetro sulla moquette del corridoio e l’acqua invade il piano. I tuoni, il vociare degli ospiti, l’ansia per il servizio che deve rimanere impeccabile. E alla fine lo schianto. Tommaso muore schiacciato dalla Cinquecento del vetraio – il freno a mano non ha retto e “la misericordia s’assentava in quel momento dal mondo. Sospesa solo per un attimo: fece danno, quell’attimo”.
Il giorno dopo, un miracolo.
“Sarebbe stato esattamente uguale a prima, non fosse per una piccola incurvatura della fronte, la parte di destra e quella di sinistra dell’osso frontale convergevano leggermente al centro. Chi non lo avesse mai visto prima non avrebbe notato la sporgenza che generava sui lati. Era come se chiunque gli avesse restituito il volto avesse dovuto farlo premendogli un dito proprio lì al centro”.
Lo straordinario, in varie declinazioni, è un tema fondamentale de Il miracolo, romanzo d’esordio di Lorenza Sabatino, edito da Guanda. La voce narrante è quella di Domenica, affettuosamente detta Mimì, la sorella maggiore di Tommaso, che dopo molti anni lontano dalla famiglia cercherà di ricostruire i fatti di quella sera e, al contempo, mettere a tacere il suo senso di colpa – per un segreto mai rivelato, per essere stata forse l’ultima a vedere il fratello prima dell’incidente e non avere potuto nulla – riportando ordine e senso nella sua vita.
È un esordio ben strutturato: le tre parti che compongono il romanzo alternano passato e presente con ritmo pacato, in grado però di tenere l’attenzione del lettore fino alle ultime pagine. La penna dell’autrice, classe ‘97, è matura, chiara e delicata nelle descrizioni della città – scorci di mare, strade nere e botteghe del centro storico, il sole nelle viuzze di Ischia – precisa nella costruzione dei personaggi – severo il piglio del metodico Annibale Lo Savio, la sigaretta sempre accesa per l’elegante nonna Eugenia, il sorriso malandrino di Tommaso o la gabbia dorata della solitudine di Domenica.
“E se facesse male non lo ricordo. Faceva solo freddo. Dentro il freddo dei ferri scomparvero l’erba, l’inverno e la sabbia battuta dalle onde. Era solo la mia stanza: non c’erano altri posti. Le lenzuola le avrei lavate. La biancheria l’avrei indossata di nuovo. Avrei riempito il secchio col dolore, e poi l’avrei scaricato”.
Semplici ma suggestive le righe in cui Sabatino suggerisce quanto sia ingenuo e pretenzioso “chiamare ‘madre’ o ‘nonna’ persone che hanno una storia a sé stante, e che per questo meriterebbero il titolo composto dal loro nome di battesimo, almeno”; e qui si intende pure che l’utilizzo diffuso dei nomi propri non è solo un mezzo tecnico per evitare la ripetizione di quelli di parentela.
Prese le mosse da un evento incredibile, scandagliando i legami familiari, i segreti e i silenzi che si annidano tra i vincoli di sangue, il libro dipinge la superstizione a tinte scure, mostra come le bugie, simili a vaticini infantili, possano diventare realtà, o, al contrario, come i fatti siano a volte tanto veri da sembrare menzogna; ci fa “dubitare della carne che abbiamo addosso. E della morte” e infine ci convince – con attitudine malinconica e napoletanissima – del fatto che per quanto ci viene concesso, qualcos’altro inesorabilmente ci verrà tolto.
Casa editrice: Guanda
Collana: Narratori della fenice
Pubblicato a: giugno 2025
N. pagine: 256
Sull’autrice: Lorenza Sabatino è nata nel 1997 e vive tra Napoli e Castellammare di Stabia. Dopo la laurea in Filologia moderna si è diplomata alla Scuola Holden. Lavora nel campo della formazione e come lettrice editoriale di narrativa straniera. Il miracolo è il suo primo romanzo.

