Il prodigio di Fabrizio Sinisi prende avvio da un evento semplice eppure particolare: una notte, nel cielo di una grande città italiana, appare un volto enorme ma rozzo, dai tratti incerti. All’inizio è solo un fenomeno curioso che diventa virale, ma col passare dei giorni si trasforma in un enigma inquietante: fenomeno naturale, arte provocatoria o segno divino?
Spettatore e voce narrante della storia è don Luca, giovane prete carismatico e mondano ma in profonda crisi spirituale: “Mi alleno come fosse un esercizio spirituale: l’unico che ancora pratico con metodo e convinzione – tapis, squat, lat machine, panca inclinata, curl, è questo il mio rosario, una ripetizione dietro l’altra.”
Colto e inquieto, Luca è una figura tutt’altro che rassicurante, ma è chiamato a confrontarsi con l’evento mentre la società — tra media, istituzioni e fedeli — scivola in una spirale di interpretazioni, aspettative, paure e derive fanatiche: in città regna il caos, mantenere l’ordine pubblico è impossibile.
“Ebbi l’impressione che la città intera venisse attraversata da una pulsione cupa e incontrollabile, una foia cattiva che destò anche l’allarme della questura: i reati sessuali erano aumentati all’improvviso, registrando un picco inspiegabile.”
Sinisi non costruisce una trama orientata alla scoperta della verità, l’evento misterico non è un’apparizione fugace ma una presenza che resta e che finisce per modificare radicalmente il modo in cui la città guarda sé stessa.
Il romanzo è una profonda e ironica riflessione sulla fede, intesa come bisogno umano prima ancora che come esperienza religiosa; il Volto diventa uno schermo su cui ciascuno proietta ciò che desidera o teme: speranza, redenzione, potere, controllo. Quanto è labile il confine tra credere ed essere disposti (inconsciamente?) a farsi manipolare?
“I miracolati sono tutti lì, in prima linea, e non ne vogliono sapere di stare nelle retrovie, la discrezione li disgusta, fissano la telecamera avendo negli occhi la fanatica, indomabile convinzione dell’esperienza. Credono. Si battono la mano sul petto e giurano sui loro cari e sui loro figli che non mentono. Credono, indubbiamente credono che qualcosa di lucente e salvifico apparso nel cielo stia frenando le loro necrosi, interrompendo le loro precipitose discese verso la morte, fermando i necrologi, i lutti e le agonie.”
Accanto a questa dimensione sociale, emerge con forza la crisi personale di don Luca, sospeso tra vocazione, disincanto e desiderio, figura fragile che incarna una crisi più ampia, morale ed esistenziale, prima ancora che religiosa.
La scelta di non fornire risposte chiare – né sull’origine del Volto né sul suo significato ultimo – è la chiave del romanzo, una scelta coerente e, per molti versi, coraggiosa: Il prodigio rifiuta ogni soluzione rassicurante e costringe il lettore a convivere con l’ambiguità. Anche la struttura narrativa, frammentata, riflette tale impostazione e procede per blocchi di pensiero, monologhi e rappresentazioni “interiori”: l’evento centrale resta quasi immobile, mentre ciò che muta sono le reazioni, gli sguardi, le crepe dei personaggi.
Si potrebbe percepire una certa sproporzione tra densità concettuale e sviluppo dell’azione, ma è proprio in questa tensione che il libro trova la sua identità.
Sinisi, affermato autore teatrale, porta nel romanzo una lingua materica, densa e controllata, talvolta solenne, talvolta ironica, con dialoghi ridotti all’essenziale. Ne risulta una lettura intensa che richiede attenzione e disponibilità alla lentezza, alla riflessione.
Il prodigio è un romanzo straniante, come guardarsi in uno specchio deformato: è la nostra realtà, ma piú…grottesca?
Ci parla di un presente vicino ma non troppo, quasi una dimensione parallela, eppure possibile. E della facilità con cui un evento eccezionale può trasformarsi in spettacolo, in strumento di consenso o in detonatore di psicosi collettive.
“«Lo vedete anche voi, è venuto il momento di cambiare: il Volto è una soglia, non ci chiede di ascoltare ma di passare la linea, trasformarci». Tutti gridano forte il nome del loro idolo; la fede pare fare tutt’uno col volume della voce. La città è diventata una pletora di buffoni, pazzi e sacerdoti; e io non sono più capace di distinguere gli uni dagli altri. […] Cadono certi dèi, e ne sorgono altri.”
Casa editrice: Mondadori
Pubblicato a: agosto 2025
N. pagine: 252
Sull’autore: Fabrizio Sinisi è nato a Barletta nel 1987. Drammaturgo e poeta, è attualmente dramaturg della Compagnia Lombardi-Tiezzi e consulente artistico del Centro Teatrale Bresciano. I suoi lavori sono tradotti e rappresentati in oltre quindici paesi. Ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui la menzione dell’American Playwrights Project, il premio Testori per la Letteratura e il premio Nazionale dei Critici di Teatro. Collabora con il quotidiano “Domani”. Il prodigio è il suo primo romanzo.

