È praticamente una certezza: alla domanda “come ti immagini la fine del mondo?”, qualsiasi risposta includerebbe la parola ‘caos’, a maggior ragione se nell’equazione entrasse anche una storia d’amore. Il senso della fine distrugge questi cliché “not with a bang but with a whimper”, nelle parole di T.S. Eliot, riprese da Laura Pugno per presentare l’esordio di Marianna Crasto al Premio Strega 2023, ed è un sollievo spiazzante.

È il 29 febbraio e il surriscaldamento ci presenta il conto finale: un’edizione straordinaria del telegiornale annuncia che al nostro pianeta rimane pressappoco un anno di vita. Il senso della fine inizia con la reazione della protagonista e voce narrante: quieta, composta, morbida come i batuffoli di polvere che sta guardando sdraiata sul pavimento di casa sua. Osserviamo la sua vita controllata, geometrica, ordinata: dall’organizzazione dei pasti, un’alternanza bilanciata di insalata di farro e panino con bresaola, al rassicurante rituale del tg, completo di osservazione delle cravatte dello speaker. Di lei sappiamo che lavora come cassiera al centro commerciale Magna Grecia, che passa buona parte del suo tempo libero davanti alla tv e che ha un appuntamento fisso: la pausa pranzo con il ragazzo di DolceKasa, “una persona mite e aperta” con una vita ricca di eventi, amicizie, interessi. Quando si renderà conto di essere innamorata di lui… niente sarà più come prima? Forse, ma non nel modo in cui ce lo aspettiamo.

“Mi ero appena innamorata e pensai moriremo quindi. Pensai anche che pavimento sporco”.

L’amore in questa storia non esplode, non scombussola né dà alla testa: si appoggia, come un sassolino sui binari, quegli stessi binari che la protagonista si impone di seguire pedissequamente, “percorsi innumerevoli volte” perché “conducono sicuri alla salvezza”.

Con la stessa precisione con cui la sua personaggia ripassa il tragitto da casa a lavoro su Google Maps o, suo malgrado, riesce a tradurre le espressioni del viso di chi ha di fronte nell’emozione che sta provando, Crasto trova nella sua scrittura un equilibrio pressoché perfetto tra specificità e immediatezza, coniando una lingua particolarissima che arriva dritta al nostro vocabolario condiviso di sensi, di emozioni, di riferimenti che fanno parte della meccanica della nostra quotidianità. Con uno sguardo cinico, empatico e ironico, l’autrice ci restituisce il collasso del mondo interiore di una persona che, mentre il mondo che sta per morire si rivela sempre più una parodia di sé stesso, si rifiuta categoricamente di vivere.

“Ho aperto le finestre perché entrasse qualcosa, qualsiasi cosa, ma non c’era niente oltre i vetri”.

Come darle torto, alla fine? L’amore non offre redenzione, né tantomeno un conforto immediato in cui affondare la testa per dimenticare l’imminente catastrofe. Forse Il senso della fine è proprio quello di accettarsi con onestà, e amare qualcuno non è altro che essere testimoni silenziosi di questo processo. O guardare un film insieme a casa come se niente fosse, sfidando l’ineluttabile.

 


Casa editrice: effequ
Collana: Rondini
Pubblicato a:
febbraio 2023
N.pagine: 224

Sull’autrice: Marianna Crasto (Napoli, 1984) è laureata in Filologia moderna, scrive racconti da molti anni, pubblicati su «inutile», rivista di cui è redattrice (tra gli altri, Guida alla morte per ragazze perbene), «minima&moralia» (Un milione di cfu) e «inchiostro» (Paolina). Il senso della fine è il suo primo romanzo.