Un’intera vita trascorsa su un’isola a largo di Agrigento, forse Linosa: l’unico luogo di cui si avrà conoscenza. Un’intera vita in cui si continua a ricordare e in qualche modo a reinventare sempre la stessa manciata di mesi, quando una successione di eventi straordinari stravolgerà per sempre il suo destino. Nonò è un ragazzino, un carusazzo di quelli svegli, con l’argento vivo addosso, quando arriva allo sbarcatoio una scialuppa con un uomo che trasporta la giovane moglie, morta. Uno skipper fuggito, forse, da un incendio divampato a bordo di una grande imbarcazione dove sembrano aver perso la vita tutti i membri della famiglia ospite. Nessuno pare credere alla buona fede del vedovo – non il maresciallo del posto, non il professore forestiero, non le isolane che ne fanno un gran parlare. Perché “Le donne sono affascinate dalle disgrazie, se non toccano a loro”. Nonò si appassiona al mistero e lo fa subito cosa sua, indagando per sbugiardare il vedovo ed essere lui, un giorno, a immergersi nelle acque profonde per ritrovare il relitto scomparso. Sembra un’impresa facile, perché la sua infaticabile madre Angelina (personaggio memorabile)  è testimone diretta degli accadimenti: si prenderà cura con dedizione del corpo della morta e di tutto quello che avverrà poi, soprattutto di un altro, inaspettato arrivo che cambierà di nuovo il corso degli eventi. “Le femmine, fatte madri, ci perdono il sonno e ci guadagnano la preveggenza”.

Ci vorrà molto tempo e un’altra morte per svelare quello che è rimasto sott’acqua, dare colpe e piangere gli scomparsi. L’impazienza di Nonò ragazzo diventerà la sua infinita pazienza da vecchio. Nofru – il suo nome dell’età fragile – rivive e racconta mille volte quei giorni sull’isola, insieme al ricordo delle persone amate e perdute. 

“Bisogna stare attenti a non far scappare i ricordi da tutte le parti, cercare di aggiustare le cose e mantenerle più vicino possibile a come sono sempre state”.

La misura del tempo è un fatto personale, nell’esordio di Claudia Lanteri. Va avanti e poi indietro, si sovrappone e si intreccia con naturalezza accompagnando e un po’ mettendo alla prova il lettore, che smette presto di preoccuparsi se si trova negli anni Cinquanta o nel presente, se a parlare sia Nonò o Nofru. La penna dell’autrice è lei stessa argento vivo: due voci narranti che sono la stessa e che si danno il cambio senza pause nel corso della storia; due epoche dove l’isola resta immobile, con i suoi scogli neri e i fichi d’india, i capperi e le turriàche. A cambiare sono coloro che vi sbarcano, e non solo per il turismo da cinematò.

“Quanti ne arrivano a morire sull’isola. Deve essere stato preciso in questo punto o poco più avanti che lei è venuta a incagliarsi, perché gli scogli sono neri come il colore della sua pelle. Vengono dall’Africa, a sciami, ora che il vento è calmato, ma non è certo per fare questa fine che prendono il mare”.

Claudia Lanteri ha una voce cristallina, che porta con sé l’amore per la terra e per la lingua siciliana, usata con armonia: le parole incastonate e tradotte dal contesto, come l’affascinante fatamorgana che circonda Linosa alle prime luci dell’alba. L’atmosfera isolana, raccontata fino a farne sentire i profumi, assolata e priva di sfumature noir, è piuttosto quella della Sicilia ironica e misteriosa di Pirandello, dei gialli sornioni e pieni di vita di Camilleri. La scrittura, un po’ come la storia, è precisa ma mai scontata: richiede a volte di sfogliare qualche pagina indietro, per scoprire dettagli sfuggiti, i segreti nascosti nelle frasi, alla ricerca non della verità, ma della bellezza.  


Casa editrice: Einaudi
Collana: Unici
Pubblicato a: aprile 2024
N. pagine: 368

Sull’autrice: Claudia Lanteri vive a Palermo, dove da qualche anno fa la libraia.
Ha pubblicato racconti su varie riviste (Snaporaz, Malgrado le Mosche, Mixorrize).
Ha scritto L’isola e il tempo durante la pandemia.