Era l’agosto del 1994, esattamente trent’anni fa. Transeuropa pubblicava con una tiratura di trecento copie Jack Frusciante è uscito dal gruppo, il romanzo d’esordio di Enrico Brizzi, che allora di anni ne aveva venti e chissà se era consapevole di quella gigantesca valanga di notorietà e successo che stava per piombargli addosso – boom!
Molto più di un best seller, molto più di un caso letterario, la storia di Alex D. e Aidi, che in cinque mesi aveva venduto più di ventisettemila copie, era destinata a conquistarsi un posto nella lingua e nell’immaginario di un’intera generazione, forse due, e lì, in quella lingua e in quell’immaginario, era destinata a rimanerci impigliata, per sempre.
Succede ad alcuni libri, canzoni o album, di indovinare il punto esatto di una traiettoria, il momento perfetto in cui, come in una rara congiunzione astrale, ad essere perfettamente in linea sotto lo stesso cielo sono le vite dei lettori e quelle dei protagonisti, invischiati nello stesso tumulto portentoso della tardo-adolescenza e della primissima giovinezza.
Jack Frusciante – così noto da conquistarsi un diminutivo – è stato uno di quei fenomeni che quasi trapassano il mezzo: il libro che smette di essere libro e diventa oggetto di scambio e di devozione. Sottolineato, riletto, trascritto, trasfigurato, anche grazie all’estrema permeabilità tra vita e racconto, umani ed eroi, reale e ideale propria dell’adolescenza, ha superato i confini tra libro e lettore e del lettore è diventato parte. Come una cellula estranea entrata in un nuovo corpo, come un alimento che trapassa le pareti digestive di un organismo, come un contagio.
La slavina di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, nel suo movimento verso valle che ha chiamato a raccolta migliaia di giovani lettori, ha generato un’endemica curiosità per de Saint-Exupéry e il suo piccolo principe, un certo gusto romantico e pasionario per la bicicletta, l’iconica immagine di un primo appuntamento alla Feltrinelli sotto le torri e di una Bologna intera fatta di avenue e salite da scalare; e ancora le citazioni sui diari, i bigliettini scritti a mano nascosti tra i libri, le copie del romanzo prestate come pegno d’amore.
Gli piaceva enormemente salire per San Mamolo, Roncrìo, via dei Colli, volare giù per le curve di Paderno, attaccare il muro di parco Cavaioni e veleggiare sul colle di Casaglia per poi planare nella Saragozza avenue mentre la città si risvegliava.
Per non parlare della lingua: Brizzi ha scardinato la sintassi, entrando nel linguaggio fervido di un tardo-adolescente curioso e socialmente arrabbiato. Cinico quanto basta per essere sempre amabile e mai disincantato, profondo, sveglissimo, Alex D. ha lasciato che prendessimo in prestito per sempre modi ed espressioni che sono diventati nostri. E allora qualche volta ci siamo sentiti anche noi “inutili e tristi come la birra senz’alcol”, abbiamo aggiunto al dizionario familiare gli appellativi “mutter” e “frére de lait” senza quasi accorgercene, abbiamo imparato a diffidare dei rot-taryani e dei loro privilegi alto borghesi, ci siamo lasciati sorprendere dalla vita “fuori dal libro” – “cinebrivido”.
L’amore romantico tra Alex e Aidi, le amicizie punk-parrocchiali del protagonista, le innumerevoli citazioni di film, letture, libri, filosofi, canzoni hanno continuato a mescolarsi per decenni come strati, come ere geologiche, con i drammi e le gioie di quei lettori che a metà anni novanta uscivano dall’adolescenza e che oggi hanno tra i quaranta e i cinquanta anni.
Ci prendiamo per mano senza dire niente e camminiamo fino al ciglio del prato, poi sediamo vicini. Le colline illuminate dalla luce tiepida del pomeriggio, l’erba tenera sotto di noi: tutto è verde e tutto va bene.
Dal 1994 ad oggi hanno formato un magma solido in cui è difficile riconoscere confini e sedimenti, ed è per questo che, con ogni probabilità, non saranno in tanti ad accettare il rischio di incontrarli ancora una volta, quei due pirati, Alessandro e Adelaide, che Brizzi è tornato a raccontare in Due, il seguito di Jack Frusciante, uscito in libreria il 17 settembre scorso. Pubblicato da Harper Collins, il sequel riprende le vite dei due protagonisti esattamente dove le avevamo lasciate, trent’anni fa, subito dopo la partenza di Aidi per l’America, accettando la scommessa più difficile di sempre: riprendere un cult amatissimo correndo il pericolo di deludere, di riportare in scena personaggi diventati banali o irriconoscibili, di provare l’operazione di marketing del trentennale e fallirla. Impresa tanto più difficile, quanto più è ampia la schiera di chi quei due ragazzi, poetici e radiosi, li ha profondamente amati. E ad amarli, possiamo dirlo con una certa sicurezza, siamo stati davvero in tanti.
Jack Frusciante è uscito dal gruppo
Prima pubblicazione: Transeuropa Edizioni, collana CO|DA, 1994
Ultima edizione: Arnoldo Mondadori Editore, collana Oscar Bestsellers, 2024
Sull’autore: Enrico Brizzi è nato nel 1974 a Bologna. Ha esordito con Jack Frusciante è uscito dal gruppo a vent’anni, presto diventato uno dei casi letterari della letteratura italiana del ventesimo secolo. Ha scritto anche Bastogne, L’inattesa piega degli eventi, La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco. Nel 2024, a trent’anni dall’uscita del suo primo romanzo, è arrivato nelle librerie Due, il sequel di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, edito da HarperCollins.
Premi e riconoscimenti:
Nel 1995 Jack Frusciante è uscito dal gruppo è stato finalista al Premio Campiello, vincendo il Premio Selezione Campiello. Al Campiello segue il passaggio alla casa editrice Baldini&Castoldi.
Nello stesso anno ha vinto il Premio Bergamo.
Nel 1996 è stato vincitore nella sezione Narrativa giovani – Opera prima del Premio Fregene.
Nel 1996 Jack Frusciante è uscito dal gruppo è diventato un film, diretto da Enza Negroni, con Stefano Accorsi e Violante Placido. Il libro ha venduto più di un milione e duecentomila copie ed è stato tradotto all’estero in ventiquattro Paesi.

