Kinlough è una cittadina turistica che si trova sulla costa occidentale dell’Irlanda. È il 2003 e sei adolescenti – Kala, Aoife, Helen, Aiden, Joe e Mush – vivono «l’estate più bella della [loro] vita» sfidandosi a correre giù per una collina in bici attraversando una strada trafficata, scoprendo i primi amori e stringendo i primi legami profondi. E’ novembre quando Kala, la carismatica e tormentata leader del gruppo, sparisce, e le amicizie si sfaldano mostrando tutte le loro fragilità e insicurezze. Quindici anni dopo, tre di loro diventati ormai adulti, per vari motivi, si rincontrano sempre a Kinlough. Il ritrovamento delle ossa di Kala in un cantiere edile e la scomparsa delle due cugine adolescenti di Mush spingono il trio a fare i conti con il proprio passato in una contorta e pericolosa ricerca della verità.
Si apre così Kala, romanzo di Colin Walsh che fonde con precisione e ritmo martellante la complessità di un romanzo di formazione con un thriller puro fatto di suspense e colpi di scena. Un «noir irlandese» lo ha definito la critica anglosassone, che ha accolto con entusiasmo questo folgorante esordio. Walsh lavora con maestria due piani temporali raccontando lo stesso evento attraverso tre punti di vista (di cui uno in seconda persona); un’operazione complicata sul piano della composizione che, però, risulta ben gestita ed equilibrata. L’intreccio e la narrazione dei tre personaggi coinvolgono il lettore e lo portano a una sua personalissima indagine “alternativa” rispetto a quella raccontata da Walsh.
Finisce sempre così, quando conosci qualcuno a fondo: togli uno strato di mistero dopo l’altro, e la misera farsa svela la sua inevitabile banalità.
Una prosa asciutta e diretta, senza mai cedere a banali espressioni pittoresche, una lingua che emula il parlato ma che non risparmia immagini ricche ed eleganti. La psicologia dei personaggi, infine, è tortuosa, quasi indecifrabile: trascina il lettore all’interno del loro dramma e lo confonde, per poi culminare con un epilogo in cui la verità spunta fuori all’improvviso, diretta e spietata.
Ci sono tutti gli elementi del thriller e – non a caso – i riferimenti principali sono a Donna Tartt e Tana French. Non mancano, però, richiami alla tradizione irlandese: i personaggi sono ancorati a un passato che funge da freno e condiziona il loro presente. Questo aspetto richiama la paralysis che James Joyce attribuisce ai suoi Dubliners, incapaci di cambiare vita, di prendere decisioni, di ribellarsi alla routine o alle convenzioni sociali. Questa condizione è vissuta anche dai personaggi di Walsh che, infatti, si mostrano cinici e sprezzanti verso la loro città natale, la quale gronda di turisti alla ricerca di una tradizione irlandese che in realtà non esiste, essendo solo un prodotto creato ad hoc, come osserva Helen:
Questo paese si inventa un passato fasullo, lo confeziona come un bel prodotto a uso dei turisti e poi si illude che sia tutto vero.
Questa critica sociale è un tratto comune della narrativa contemporanea irlandese e, infatti, Walsh sembra seguire Sally Rooney o Anne Enright: tutti e tre raccontano un’Irlanda vera e disincantata, senza la patina stereotipata che spesso l’avvolge. Con il “pretesto” del thriller, Walsh racconta la condizione di un Paese che vive una dicotomia profonda: la tradizione che si scontra con la modernità. Nei pub di Kinlough si suonano canzoni popolari irlandesi, accompagnate da pinte di birra e piatti tipici; il pubblico a cui lo spettacolo è offerto, però, è composto esclusivamente da turisti armati di smartphone pronti a postare ogni cosa. Carne da macello da cui si tirano fuori i “veri” irlandesi, quelli che conoscono le criticità del loro Paese e della loro gente. Ecco, allora, che Kinlough per Walsh, come Dublino per Joyce e Sligo per Rooney, si fa espressione tangibile del sostrato culturale dell’Irlanda, lontano anni luce dall’immagine che ne danno i media e le guide turistiche.
Si incupiscono davanti a una birra per qualche stronzata su quanto sono cattivi gli inglesi, si compiacciono della propria innocenza, versano qualche lacrima a buon mercato e poi tornano a casa barcollando e picchiano la moglie.
Kinlough, in realtà, è una cittadina cupa e omertosa, in cui gli affari e il potere vengono prima di tutto. Kala, che ha provato a smascherare questa rete, in realtà ci è finita dentro pagando con la vita. Walsh pone l’attenzione su uno scontro generazionale-culturale che dura da decenni e lo fa parlando degli anni più belli di un’esistenza umana: l’adolescenza. Kala è un romanzo dai toni cupi e sinistri con cui vengono raccontate le precarietà di una generazione schiacciata dalle insicurezze che plasmano le loro vite in un eterno hic et nunc senza via d’uscita.
Titolo: Kala
Autore: Colin Walsh
Casa editrice: Fazi Editore / Atlantic Books
Traduzione: Stefano Tummolini
Pubblicato a: maggio 2025 / luglio 2024
N. pagine: 456
Sull’autore: Scrittore irlandese nato a Galway, i suoi racconti hanno vinto numerosi premi. Nel 2019 è stato nominato Hennessy New Irish Writer of the Year. I suoi scritti sono stati pubblicati su «The Stinging Fly» e «The Irish Times». Kala, il suo romanzo d’esordio, è stato finalista al Waterstones Debut Fiction Prize e tra i migliori libri dell’anno per «NPR», «The Guardian» e «The Independent». Vive in Belgio.

