Davide, metà napoletano e metà ungherese, ha ventiquattro anni e una vita che sembra un itinerario di una compagnia aerea dalle idee molto confuse: da Budapest a Roma, passando per Berlino, Udine e Bologna. Eppure, nell’intenso e tortuoso percorso condiviso tra le righe di La faccio breve non sono certo le destinazioni a fare la differenza. Piuttosto è il bagaglio, di emozioni e di vissuto: perso, maltrattato, sostituito e ritrovato.
Nella sua opera prima, Davide Di Lorenzo propone una rilettura attuale ed estremamente autentica del romanzo di formazione. La voce narrante è quella del protagonista suo omonimo: fresca e spontanea, capace di trasmettere tenerezza disarmante e cupo sarcasmo nella stessa frase, ci racconta la sua crescita non come una scalata lineare, ma come una serie di inciampi, momenti di stasi e deviazioni.
“Bevo fino a distinguere gli odori della città. Fino a ottenere la giusta esaltazione delle papille gustative per assaporare l’aria che respiro e il tabacco che fumo. Fino a sentirmi così schiacciato da stimolare le ghiandole lacrimali in modo irreversibile. Fino ad avere l’impressione di essere così lontano dagli altri da pormi seri dubbi sulla mia condizione di dipendenza dall’alcool e più in generale di quella di essere vivente sano.”
Riflessioni riportate con lo stesso ritmo e linguaggio di uno scambio di battute in chat, che diventano improvvisamente di una dolcezza spiazzante, o di un’insopportabile freddezza ostentata, dipingono davanti ai nostri occhi scene di vita che ci fanno arrabbiare, sorridere, riflettere: amori finiti, disagi e affetti familiari, amicizie in sospeso, momenti in cui avremmo voluto urlare ma abbiamo scelto di tacere. Un inventario emotivo che ci appartiene, raccontato con leggerezza solo apparente.
“Non mi eccito più. Non mi sorprendo. L’arcano dell’uovo non mi provoca alcun tipo di euforia. 1-0 per me. Tengo ’sto servizio mediocre che insisto a non allenare. Colpisco soltanto di dritto e mi muovo poco. Le esperienze di cui mi privo mi definiscono. 2-0. Le mie risposte entrano in gioco per errore, creano traiettorie impreviste. Bisogna saper vivere anche da soli con sé stessi. 3-1. Corro a rete ma casco sempre sui suoi pallonetti chirurgici. Qual è il valore politico dello stare bene? 5-2. Non sono più forte di lui, sto solo sbagliando di meno. Com’è che si lotta e che significa essere attivi? 5-3. Doppi falli.”
Tra pigrizia e trasandatezza, la paura dell’altro e il genuino bisogno di relazioni, i colloqui di lavoro mancati e il sogno di diventare regista, a tratti perseguito sistematicamente e poi nascosto sotto il tappeto, La faccio breve è il ritratto contraddittorio e ironico di una generazione che cerca di diventare adulta senza sapere esattamente cosa significhi ma, allo stesso tempo, uno spietato diario esistenziale che affronta temi complessi come la depressione, la ricerca della propria identità, il debito d’amore nei confronti della propria famiglia.
“Molte persone, quando vengono a conoscenza della sua esistenza, mi chiedono se esiste davvero una forma di telepatia tra gemelli. Nella maniera in cui pongono la domanda capisco che sanno già quello che vogliono sentirsi rispondere. Li accontento raccontando un vecchio episodio: mi risveglio nel cuore della notte, ho un cattivo presagio. Lo chiamo e scopro che sta avendo una crisi in quel preciso istante. Faccio sempre notare il tempismo e la coincidenza.”
Un dettaglio cattura la nostra attenzione dalle primissime righe del libro: un uovo rotto sulle scale di uno dei tanti appartamenti abitati dal protagonista, carico di promesse come una “pistola di Čechov”. Non è certo compito di questa recensione rivelare se quest’uovo “sparerà” o meno, ma nei numerosi, ossessivi ritorni di quest’immagine sembra di rivedere, rappresentata in piccolo, la parte di vita di Davide che conosciamo attraverso le pagine di questo romanzo: il ripetersi degli stessi errori e, insieme, la promessa di una vita che deve ancora far girare sul serio i motori sulla pista di decollo. Ancora prima di spiccare il volo, è possibile restare interi nonostante le proprie fragilità?
La lettura di La faccio breve ci costringe, consapevolmente o meno, a vivere in un eterno presente: una scelta narrativa che si rivela potentissima nel permetterci di abitare la mente e il corpo di Davide, cogliendone pensieri e sensazioni con una nitidezza sorprendente. Tuttavia, questa stessa intensità, seppur affascinante, finisce talvolta per diventare un vincolo: imprigiona la narrazione in uno stato quasi bidimensionale, limitandone la profondità e attenuando l’impatto espressivo complessivo. Vale la pena di ricordare, però, che questa è solo la schiusa di una nuova voce autoriale, con diversi punti di forza a suo favore, primo fra tutti – nonché assai difficile da raggiungere – l’autenticità.
Casa editrice: Accento
Collana: Accento acuto
Pubblicato a: aprile 2025
N. pagine: 200
Sull’autore: Davide Di Lorenzo è un autore italiano. Ha vissuto e studiato a Udine, Bologna, Berlino e Budapest. La faccio breve (Accento, 2025) è il suo romanzo d’esordio.

