Elettra è una donna di quasi quarantacinque anni, “due convivenze brevi alle spalle e qualche fidanzamento effimero in gioventù, e ogni volta ha dovuto fare i conti con l’evidenza del fallimento”. Lavora in un piccolo giornale di destra, ideologia ereditata del padre più che scelta consapevole, e convive con una ferita aperta che ha condizionato tutta la sua esistenza: la morte del fratello Oreste, ucciso quando lei aveva solo quattro anni, probabilmente da un avversario politico mai individuato.
Dopo la morte della madre, Elettra trova una scatola di fotografie del fratello ma suo padre continua a non volerne parlare, a volerla proteggere. Ma Elettra ha bisogno di fare i conti col passato: “Oreste, con lo scorrere degli anni, diventava un’icona lontana, irraggiungibile. Solo adesso lo ha ritrovato, come vivo, in due grandi scatole piene zeppe di lettere e foto”.
Quelle scatole aprono anche l’altro piano temporale del romanzo: il 1977, gli anni di piombo, Oreste sedicenne che si avvicina all’estrema destra con tutti gli ideali e gli entusiasmi tipici della gioventù, e l’amore impossibile con Daniela, militante di sinistra.
I due piani si alternano con ritmo preciso, e D’Errico li tiene in equilibrio senza mai perdere il filo in un intreccio di rimandi sapientemente costruito da cui traspare una solida ricerca storica. La scrittura è lineare, diretta, riesce a portare il lettore nella storia e in quel passato che pesa sul presente di Elettra, lo determina, lo spiega.
La tragedia è dichiarata fin dall’inizio nei nomi dei protagonisti, Elettra e Oreste, eppure non la si vede arrivare. Una tragedia che prende la forma precisa di un destino che si eredita e poi si replica, in modo non del tutto inconsapevole – sicuramente non casuale – nelle scelte sentimentali, nelle appartenenze, nel tipo di uomini che si sceglie di amare. Nelle gabbie più resistenti spesso ci si entra da soli, perché dentro si intravede qualcosa che ricorda casa, anche quando quella casa faceva male.
“Qualsiasi cosa sarebbe stata preferibile al limbo, alla paura del mondo con cui i genitori l’avevano plasmata, togliendole ogni spirito di trasgressione”.
Elettra, nel tentativo di ricostruire la verità sul fratello perduto – e su sé stessa – si avvicina a Claudio Bonanni, detto il Conte, ex militante nero degli anni Settanta diventato ricco e potente. Tra i due scatta qualcosa, Elettra lo “riconosce” immediatamente e gli consente di insinuarsi nella sua vita, di modellarla a suo piacimento.
“Grezza. Elettra trattiene nella mente l’aggettivo. Si era definita in tanti modi, fino a quel momento, ma mai con questa accezione. Deve però ammettere che calza. Ha sempre ragione, il Conte. Ricorda a sé stessa che lo aspettava, un uomo così. Un dispensatore di formule certe, un solutore di enigmi.”
Lo aspettava perché la logica le è familiare, come quando il padre “le negava qualcosa e, per risarcirla, ne concedeva un’altra, scelta da lui in modo arbitrario. lI cambio non era mai favorevole, ma per Elettra si trattava sempre di amore”.
La gabbia di Flora Giuliano D’Errico, edito da Bompiani e già finalista al Premio Calvino 2025 con menzione speciale della giuria, è un romanzo che porta con sé una domanda scomoda: quante delle prigioni che abitiamo ci sono state cucite addosso prima che potessimo scegliere? Quante invece ce le siamo costruite da soli e cosa saremmo disposti a perdere pur di essere liberi? D’Errico non dà risposte né giudica i protagonisti, ma non è questo il punto. Il punto è che la domanda resta anche dopo l’ultima pagina.
Casa editrice: Bompiani
Pubblicato a: marzo 2026
N. pagine: 336
Sull’autrice: Flora Giuliano D’Errico è nata nel 1968 a Napoli dove si è laureata in Lettere moderne e ha successivamente conseguito un master triennale in Storia dell’arte. Risiede a Roma dove insegna Italiano e Latino in un liceo. La gabbia , già finalista e menzione speciale al Premio Calvino 2025, è il suo primo romanzo.

