Che non si tratti di un libro che offre la consolazione del lieto fine lo capiamo già dal titolo: La notte fa ancora paura di Fosca Navarra è un esordio narrativo che racconta senza filtri sette vite, per lo più femminili, colte nel momento in cui il destino sembra piegarle a un ruolo prestabilito — mogli, madri, o comunque a quello che la società ha assegnato loro.
Il primo racconto, incentrato su Elisa e sulla sua gatta Aida, introduce i temi portanti del libro. Aida non è solo un animale domestico, ma incarnazione dell’anima della protagonista, specchio vivente delle sue paure e del suo istinto. È lei a offrire la chiave simbolica dell’intera narrazione: la “felinità” come cifra della femminilità resistente — indomita, intuitiva, vigile anche nella sottomissione.
Le storie si svolgono in epoche diverse: nell’alta società della Londra vittoriana, Mabel martorizza il suo corpo per avvicinarsi ad un ideale di bellezza che finalmente le permetta di trovare marito; Lian, nelle campagne cinesi del primo Novecento, è costretta dalla famiglia a rimodellare i propri piedi secondo le norme culturali del contesto; Fenan è vittima di abusi nell’Etiopia colonizzata durante il fascismo.
Dal Sud Italia rurale al colonialismo in Africa, dai salotti parigini degli anni Trenta all’America puritana del dopoguerra, le storie si susseguono a ritmo elevato. Non è tanto la cronologia o la collocazione geografica ad avvicinarle, ma la ripetizione di un conflitto che è insieme storico, sociale e intimo: quello fra il desiderio di libertà e l’addestramento alla rinuncia:

“Vedi, Mabel, avevi ragione sui gatti”. […]
“Cosa c’entrano i gatti adesso?” […]
“C’entrano perché sono come le donne», disse Lucille. «Sono animali abili e autonomi, finché sono liberi. Poi in una casa sono costretti all’indolenza e cominciano a dipendere dai padroni. Le donne, be’, è proprio la stessa cosa; è questo mondo che ci vuole…”

La scrittura di Navarra, minuziosa nelle descrizioni dei singoli personaggi e attenta alla musicalità del lessico, si muove tra lirismo e crudezza. L’autrice conferisce un’attenzione speciale al corpo, al dettaglio visivo, alla ferita e al dolore:

“Lei, che pure si sentiva in quel modo, tutta frammenti e briciole, si girava in continuazione, scostando le coperte e gemendo tra i denti digrignati quando il movimento sbagliato le acuiva i dolori ai piedi.”

Sebbene i racconti siano autonomi, a unirli è un filo sottile ma costante: ciascuno si chiude con un accenno alla figura femminile che seguirà, creando una catena narrativa silenziosa. A rafforzare questa continuità interviene una rete di simboli ricorrenti — il gatto, incarnazione dell’anima femminile; il serpente, metafora del dominio maschile o sociale, e il color pesca, segno visivo che attraversa abiti, oggetti e ambienti (la gonna del vestito di Elisa, il corpetto di Mabel, la cuccia di Aida, la coperta di Madeleine).
La ripetizione di questi elementi, così come la struttura ricorrente dei diversi racconti, conferiscono al libro una forte coesione tematica, tuttavia finiscono col rendere alcuni snodi narrativi prevedibili: la sensazione è che, col procedere della lettura, l’esito di ogni vicenda si lasci intuire troppo presto, attenuando così la sorpresa che ci si aspetterebbe nelle battute finali.
Asse portante dell’architettura simbolica del romanzo è il cielo: inizialmente figura consolatoria, si trasforma progressivamente in presenza inquieta ed opprimente. Questa metamorfosi si riflette nella scelta delle immagini, che seguono un crescendo di densità evocativa e drammatica:

“Non aveva mai assistito a uno spettacolo del genere: la notte era tutta buchi e forellini, come un frutto nel quale i vermi sono diventati i padroni. Era quella l’impressione che si aveva, e cioè che gli astri stessero divorando la propria casa.”

La notte fa ancora paura non cerca risposte, ma spalanca lo sguardo su una ferita che attraversa corpi, epoche e confini: quella di un’esistenza negata o mutilata perché femminile — o semplicemente libera. E lo fa con una scrittura che non giudica ma resta accanto, come una testimone silenziosa che ha imparato a conoscere il dolore e la ribellione, e li racconta.

 


Casa editrice: Minimum Fax
Collana: Nichel
Pubblicato a: maggio 2025
N. pagine: 283

Sull’autrice: nata a Napoli nel 2000, neolaureata in lettere classiche all’Università Federico II, Fosca Navarra ha pubblicato il testo poetico Perdutamente (Ensemble edizioni, 2023). La notte fa ancora paura è il suo romanzo d’esordio.