Noir giovanile in salsa abruzzese. L’esordio di Germano Antonucci è un titolo che forse non ci si aspetta nel catalogo TerraRossa, – non a caso nella collana sperimentali – per genere e ritmo serrato. Siamo a Lume, piccolo e immaginario paese dell’Appennino che ha appena subito una catastrofe naturale: una frana, probabilmente dovuta a una esondazione, l’ha travolto facendo molte vittime. Chi resta tra le macerie cerca per lungo tempo di ricostruire come può i luoghi perduti e la propria stessa vita, come accade nella realtà recente dei luoghi devastati dell’Emilia, delle Marche, e dello stesso Abruzzo.
“(…) non fosse per quella muta devastazione, nell’istante in cui attraversa la soglia al numero 17 di una viuzza scomoda che un tempo si chiamava vicolo dei tigli ma che la toponomastica della Catastrofe ha cancellato da ogni mappa, Nina si sentirebbe a casa.”
Protagonisti del romanzo – assieme allo stesso chiaroscuro paese di Lume – sono i tredicenni Nina e Ruben, amici e forse qualcosa di più (già, a tredici anni ci si innamora): entrambi hanno appena perso un genitore – Nina la madre e Ruben il padre – ed entrambi non si accontentano della versione ufficiale su quelle morti. Da lì, assieme all’amico coetaneo Niccolò, affronteranno un’estate rocambolesca a caccia della verità, in un moderno Stand by me in cui avranno a che fare, nel bene e nel male, con un mondo di adulti perlopiù irrisolti e pieni di ombre.
“È questo diventare grandi?
Scoprire che l’estate non è più quella distesa enorme, liscia e spensierata che pensava?”
Nina, arrabbiata e coraggiosa, è il cuore indiscusso della storia, sin dal simbolico incipit in cui cerca testardamente di scavalcare una rete. Nel raccontare il suo doloroso percorso di ricerca di una madre perduta – nel doppio significato del termine -, Antonucci entra in un genere più letterario e intimo che tratta con grazia il tema della devianza, della malattia mentale e del rapporto ancestrale madre-figlia.
“Sta seduta sui gradini del vicolo, col vestito a fiori che le scivola sulle spalle e due pendagli alle orecchie. Ha la frangia irregolare, se l’è accorciata da sola con le forbici grosse. Sono rimaste le ciocche nel lavandino, tante piccole lune cadute.”
Ruben ci offre un’ulteriore prospettiva generazionale, cercando di ricostruire chi era davvero suo padre e di affrontare con maggior consapevolezza il rapporto infelice tra i suoi genitori.
“Ma oltre ai morti c’è dell’altro. Non saprebbe descriverlo con una parola esatta. Ha a che fare con il senso di colpa. E lui lo sente benissimo: il senso di colpa di chi è rimasto vivo.”
L’aspetto investigativo del romanzo è una caccia ai ‘cattivi’ – persone a loro volta disperate – che accarezza la dimensione fantascientifica e soprannaturale: un linguaggio che sarebbe perfetto in una graphic novel e che aggancerà felicemente i lettori più giovani.
Germano Antonucci ha una scrittura sicura, spesso poetica, che ricorda il primo Ammaniti. Cesella un romanzo di trama, senza indugiare nell’autofiction – anche se in quel Lume sono nascosti i suoi luoghi d’infanzia -, raccontando l’adolescenza con rara sensibilità e restituendoci quel senso di amicizia indissolubile che è proprio di quell’età ed è reso ancora più forte da un luogo che si percepisce isolato dal resto del mondo.
L’autore non nasconde una forte inclinazione ai dialoghi, molto (appena troppo) frequenti nel testo e propulsori del ritmo della narrazione.
< E se poi non torni? >
< Se non torno, vienimi a cercare. >
< E quanto ti devo aspettare? >
< Mille giorni. >
< Così tanto? >
< Mille giorni. Se non torno, vienimi a cercare. >
Raccontare di tredicenni con il loro linguaggio è una scelta che porta a una selezione naturale del pubblico, che fa pensare a un virtuale gruppo di lettura genitori-figli. Una scelta coraggiosa per TerraRossa e per Antonucci, di cui aspettiamo con curiosità un secondo titolo.
“Nel modo vago e impreciso dei tredicenni, Nina si rende conto che quando metterà piede là dentro sarà finito il tempo in cui ogni cosa è possibile, e dunque è ancora possibile tutto.”
Casa editrice: TerraRossa edizioni
Collana: Sperimentali
Pubblicato a: ottobre 2025
N. pagine: 200
Sull’autore: Germano Antonucci, abruzzese di origine, vive a Milano; ha lavorato come giornalista al Corriere della Sera e a Vanity Fair, attualmente è responsabile dei contenuti digitali di Mediaset. La ragazza di luceè il suo primo romanzo.

