Il signor Cattaneo è una persona così normale da risultare addirittura noiosa: “una bella casa, uno stipendio più che decoroso, una collezione di dischi notevole. Certo, il suo matrimonio è andato com’è andato…”. Sarà per questo che la voce narrante ce lo presenta da subito come “il prigioniero”? La ragazza unicorno inizia il giorno del suo compleanno: una giornata come tutte le altre, fino a quando il protagonista non viene sequestrato da due personaggi piuttosto eccentrici, che gli intimano di collaborare a un’indagine che riguarda Adele, la sua ex moglie.

Dalla banalità nauseante di una giornata inaugurata da piccoli contrattempi fantozziani, gli elementi perturbanti iniziano a filtrare piano dalla penna di Giulia Sara Miori, manovrata con l’attenzione e la lentezza che si riserverebbero a un bisturi. Cattaneo viene rinchiuso in una cella completamente bianca, dalle pareti agli oggetti, che i suoi carcerieri hanno arredato in modo “adeguato alla sua personalità”: così inizia la sua prigionia in completo isolamento, interrotto soltanto da regolari interrogatori. 

“Eccolo, di nuovo… di nuovo quel rumore. […] Forse sono le piume di un uccello, si disse, ma subito dopo si rese conto dell’assurdità di quel pensiero. Dentro la cella non c’erano uccelli. A dire il vero, non c’era anima viva, neanche una pianta. E fuori… Fuori esisteva un mondo che a lui non era più accessibile, ammesso che lo fosse mai stato.”

Il prigioniero capisce presto di essere il maggiore indiziato della scomparsa non di Adele, ma di Carmen, giovane sex worker che dà il titolo al romanzo: la “ragazza unicorno”, infatti, non è che la ‘figura mitologica’ che popola le fantasie delle coppie consolidate, un oggetto del desiderio così utopistico che il termine stesso che lo definisce è amaramente ironico. È ironico che il signor Cattaneo non sopporti la totale assenza di rumori nel suo tempo in cella, di cui perde in fretta la cognizione, e che la sua attrazione per Carmen sia proprio incentrata sul silenzio con cui lei lo accoglie dentro di sé e, continuando a non dire una parola, se ne va dopo il sesso rendendosi quasi invisibile, mentre chiude rispettosamente la porta dietro di sé.

Grazie a una scrittura nitida e solo apparentemente semplice, in realtà ricchissima di indizi e possibilità di lettura, Miori riesce a valorizzare ogni più piccolo dettaglio e a caricarlo di simbolismo, dai mozziconi di sigaretta che galleggiano in una pozzanghera fino alla mosca che si posa sul naso di un uomo. Non ci viene mai detto esplicitamente cos’è successo, ma col passare del tempo vediamo apparire delle crepe nel candore della piccola cella, mentre al prigioniero sembra di sentire dei rumori, forse il fruscio di abiti da donna, e inizia a ricordare. Ci sarà una liberazione e un ritorno a casa, ma con questo non arriveranno risposte confortanti; allo stesso modo, la tensione non ci abbandonerà, neanche una volta oltrepassata l’ultima pagina.

“Sebbene il suo unico desiderio fosse quello di fuggire il più lontano possibile dallo sconosciuto che gli stava davanti, non riusciva a staccare gli occhi dallo specchio. Il suo sguardo si soffermava ora sulla giacca troppo larga di spalle, come se fosse appesa a un manichino, ora sulle guance terribilmente scavate. Dio mio, pensò. Ho un aspetto spaventoso…”

La ragazza unicorno è un romanzo breve, che si legge in poche ore, ma di sicuro il suo effetto è a rilascio prolungato: un’esperienza di lettura che lascia il segno, invitandoci a riflettere sulle nostre percezioni e sui nostri pregiudizi. Il principio attivo: una voce che con piccoli gesti riesce a evocare e manovrare enormi ombre. Avvertenze: una singola somministrazione potrebbe non essere sufficiente.

 


Casa editrice: Marsilio
Pubblicato a: aprile 2024
N. pagine: 128

Sull’autrice: Giulia Sara Miori è nata in Sicilia ma ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Trento. Nel 2001 si è trasferita a Milano, dove si è laureata in Lettere, ma da diversi anni vive e lavora a Utrecht. Ha all’attivo la raccolta di racconti Neroconfetto (Racconti 2021). La ragazza unicorno è il suo primo romanzo.