Dei molti modi in cui la letteratura affronta il tema della morte, unico è quello di matrice latinoamericana, in cui la dipartita non costituisce un limite invalicabile ma una tappa naturale della vita, un filo mai spezzato. Un mondo dove spesso i morti sono più vivi dei viventi. In questa corrente così pulsante di luce e piena di fascino, che attinge al realismo magico, si inserisce rinnovandolo con freschezza e vivacità l’esordio della scrittrice argentina Salomé Esper: una novella lieve e profonda, sottesa di ironia e incredibile tenerezza. In Italia edito da Sur nella traduzione di Carlo Alberto Montalto, La seconda venuta di Hilda Bustamante racchiude già nel titolo il suo nocciolo narrativo. Questa infatti è la storia di Hilda Bustamante, che muore e dopo un anno, risorge.
“Hilda si svegliò con la bocca piena di vermi, lo sconcerto di corpi flaccidi che si muovevano fra i denti. Fece per sedersi con una furia molto simile allo schifo ma picchiò la testa contro qualcosa. Sputò. Sputò in fretta, confusa, finché non sentì la bocca di nuovo vuota. Era buio, non riusciva a vedere niente, era forse ruzzolata giù dal materasso in piena notte? Dopo settantanove anni aveva dimenticato come si dorme? Da dove erano spuntati quei vermi?”
Un incipit che cattura fin da subito: siamo con lei quando sfonda la bara, emerge dal sottosuolo e infine, spinta come da una brace che le arde in petto, si dirige in chiesa dove sorprende il parroco in licenziosi atteggiamenti con Nora, la più giovane delle Devote, terrorizzandoli. Ma alla rediviva interessa solo dar sfogo a un suo capriccio mai realizzato nella sua “prima vita”, suonare le campane con tutta la forza che ha, e lo fa con tanto ardore da spaccare non solo i vetri della casa di Dio ma anche quelli degli abitanti del paese: Hilda è tornata.
“Ed ecco Hilda, viva e in diretta, seduta sul campanile della chiesa, che passava il dorso della sua mano morta sulla sua fronte morta asciugandosi un sudore di colpo vivo.”
Il suo ritorno sconquassa tutta la comunità e riporta improvvisamente nuova linfa:
“La piazza era tutta un urlo verde, sembrava avessero lucidato ogni foglia d’albero, evidenziandone il colore, delineandone i contorni.”
Ma soprattutto riempie di nuovo il vuoto che Hilda aveva lasciato nei suoi cari, l’amato marito Álvaro, la sua famiglia allargata, composta da Gabriela e la nipotina adottiva Amelia, e le sue amiche del gruppo parrocchiale delle Devote. Per ognuno di loro il significato della sua resurrezione assume una forma differente e il racconto multifocale della Esper riesce a immergere con estrema disinvoltura nei pensieri di questi personaggi, così autentici e commoventi. Con la stessa levità ammantata di sorriso si inseriscono nel romanzo questioni profonde come la sofferenza per la mancata maternità di Hilda, potenziata dalle aspettative sociali,
“Il dolore non era una linea retta, ma neanche un punto, aveva una forma più regolare, inesplorata. Ci era già passata all’inizio, si era liberata della tristezza, aveva provato a interessarsi a qualcosa di nuovo, ad aprirsi alla gente anche se la gente insisteva a farle sempre le stesse domande. Desiderava arrivare a un’età in cui nessuno glielo domandasse più, a un’età in cui, come lei, nessuno potesse.”
le stesse dalle quali fuggono anche le sue amiche che si rifugiano nel gruppo cattolico in cerca di sorellanza, evasione dal ruolo familiare (come Susana che in chiesa ci va per leggere di nascosto i suoi adorati libri gialli) e trovano semplicemente amore, quello solidale, incondizionato, che accetta le mancanze e “vede” l’altro, lasciandolo libero di essere. Questo infatti era il potere di Hilda, persona salda e accogliente ma dall’esistenza comune e apparentemente irrilevante, alla quale capita un evento straordinario. Perché?
“Era questo il miracolo che le era stato concesso dopo aver tanto pregato in passato per ricevere quell’altro? Avevano confuso le carte, i fascicoli, le date? Era forse una richiesta equivocabile desiderare una vita, la vita?”
L’interrogativo sulla sua seconda venuta attanaglia anche tutto el pueblo, sconvolto prima dall’esplosione dei vetri e poi da un’invasione di cavallette; Hilda è messaggera di una catastrofe imminente o una santa? Cercano conforto in chiesa ma il parroco dai bollenti spiriti si è dato alla fuga e il sostituto invece di rassicurarli, è preda dei suoi dubbi più terreni:
“[…] e dio era lì, soltanto deforme e spaventoso, offensivo e beffardo, ma forse proprio per questo più presente e reale di prima, rintanato in quella stanza in cui cominciava a fare buio, guardando con sdegno e occhi lucenti, pronto a saltare con le sue zampe posteriori di cavalletta per usare senza logica il suo potere su altri sventurati.”
E tuttavia, Hilda è “solo” e sempre la solita Hilda, ed è questo ciò che conta davvero per i suoi cari. Cosa vorremmo se ci fosse data l’opportunità di tornare dalla morte, cosa farebbe chi è sopravvissuto alla perdita di una persona amata, chi ne aspetta il ritorno, il ricongiungimento?
Forse nessuna impresa eccezionale, nessuna enciclica riparatoria, soltanto stare, parlare, ridere, e piangere insieme, abbracciarsi, riprendere quel rapporto come se niente lo avesse interrotto. Nonostante e contro il tempo, tiranno, che interrompe l’incantesimo.
Salomé Esper dà voce al desiderio che scava per sempre i sogni e i pensieri di chi resta, e all’indistruttibile forza, l’unica imbattuta. El amor todo lo vence.
Titolo: La seconda venuta di Hilda Bustamante / La segunda venida de Hilda Bustamante
Autore: Salomé Esper
Casa editrice: Edizioni SUR / Editorial Sigilo
Traduzione: Carlo Alberto Montalto
Pubblicato a: febbraio 2025 / febbraio 2023
Sull’autrice: Salomé Esper è nata a Jujuy, nell’estremo nordovest dell’Argentina, nel 1984.
Dopo gli studi in comunicazione e in editoria, ha vissuto per diversi anni in Messico. Scrittrice, editor e poeta, ha pubblicato le sillogi poetiche Sobre todo (2010) e Paisaje (2014). La seconda venuta di Hilda Bustamante è il suo primo romanzo, in corso di traduzione in diversi paesi. A giugno 2025 è uscito, edito da Editorial Sigilo, il suo secondo romanzo Querer es perder.

