La strada che va in città (1942) è uno di quei libri minuscoli che lasciano addosso a chi li legge una sensazione quasi fisica. Una novella che somiglia a una susina, per quanto il paragone possa sembrare avventato: come una susina allega un poco i denti, poi, quando meno te l’aspetti ti offre la sua dolcezza. Delia è un’Emma Bovary nata non nella pasciuta provincia francese ma in un’arcigna campagna italiana. Accidentalmente è più simpatica di Emma Bovary, e anche se La strada che va in città racconta la tragedia trascurabile di una vita che non riesce ad accogliere il riscatto di un amore puro, Delia a modo suo sarà salva: per aver intuito, nell’amico d’infanzia Nini, che pure respinge, un’àncora di salvezza dalla noia di non desiderare nulla. Nello stile sbrigativo, la poesia trattenuta prende forza; il simbolismo è efficace perché elementare. La strada è il desiderio, la vita l’accorcia perché lo realizza in un proprio modo distorto; d’altra parte, nessun desiderio esaudito ha pietà dello slancio che l’ha innescato. Un libro sulla costruzione prosaica dei rimpianti, a cui chi nasce forte sopravvive; sui capricci che decidono traiettorie esistenziali. Un romanzo acerbo e saggio come sono saggi i bambini, per qualche ragione antica che non è possibile indagare senza distruggerne l’incanto.
La strada che va in città, esordio della scrittrice Natalia Ginzburg, viene pubblicato nel 1942 sotto lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte.
Qui la recensione video di Ilaria Gaspari
Prima pubblicazione: La strada che va in città, esordio della scrittrice Natalia Ginzburg, viene pubblicato da Einaudi nel 1942 con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte.
Ultima edizione italiana: Einaudi, collana ET Scrittori (2018)
Sull’autrice: Natalia Levi nasce a Palermo nel 1916 ma trascorre gran parte della sua vita a Torino. Nel 1938 sposò Leone Ginzburg, col cui cognome firmerà in seguito tutte le sue opere. Prolifica scrittrice di narrativa e saggistica, fine traduttrice di Proust, intellettuale politicamente impegnata e redattrice in casa Einaudi, tra le sue opere ricordiamo: È stato così (1947); Tutti i nostri ieri (1952); Valentino (1957) con cui vince il premio Viareggio; Le voci della sera (1961); Caro Michele (1973); La città e la casa (1984). E i saggi Le piccole virtù (1962); Mai devi domandarmi (1970); Vita immaginaria (1974); La famiglia Manzoni (1983).
Premi e riconoscimenti: Nel 1963 vince il premio Strega con il memoir Lessico famigliare.

