Un libro che è una dichiarazione d’amore per le terre alte senza mai diventare una banale trovata pubblicitaria: Marta Aidala ne La strangera, uscito per Guanda nell’agosto 2024, mette insieme tutta la sua esperienza della montagna e la passione per la scrittura.
La protagonista è Beatrice, per tutti Bea, una ragazza che, ad un passo dalla laurea, decide di lasciare Torino per trascorrere l’estate (“fare la stagione”) lavorando insieme ad altri giovani, tutti maschi, nel rifugio del Barba, uomo burbero e impenetrabile che ricorda il nonno di Heidi. Quelle cime l’avevano affascinata da tempo ma le aveva vissute solo occasionalmente, prima facendo arrampicata, poi con trekking e cammini. Quelli erano sport, per cui la preparazione fisica, lo sforzo e soprattutto l’agonismo lasciavano la meraviglia in secondo piano: i mesi che la giovane trascorre sull’altopiano sotto il profilo morbido e roccioso della Becca sono ben altra esperienza.
“«Una strangera.» Fu quell’uomo a chiamarmi così per la prima volta, e avrei voluto rispondere ciò che avrei detto a tutti gli altri in seguito, che lì in montagna io ero straniera esattamente quanto loro.”
Nella prima parte del romanzo l’estate scorre placida e le mansioni giornaliere, per quanto faticose, non gravano sul morale della ragazza, ammaliata in egual misura dalla natura e dalla lingua che viene parlata lassù. Lei, che è strangera, straniera, fatica a comprendere la musicalità così diversa degli uomini che la circondano, eppure capisce che proprio da lì passa la sua integrazione, perché la lingua è il carattere distintivo di ogni comunità.
“Erano canti delle valli, in quella lingua di vocali lunghe e c morbide, e la loro voce sembrava provenire dai secoli passati.”
Non tarda quindi ad adattarsi alle vocali lunghe dei montanari, tra i quali c’è Elbio. Elbio lo si vede nascere nel prologo per poi reincontrarlo adulto, nelle vesti del malgaro che ha portato le proprie vacche in alpeggio vicino al rifugio e che stringe con Bea un rapporto fatto di silenzi imbarazzati e timidi caffè a fine giornata. I giorni, descritti in prima persona, passano e, quando si trova a dover scegliere, Beatrice rimane in montagna per trascorrere la stagione invernale questa volta sola insieme al Barba.
“Finii il latte in un paio di sorsi. Ebbi la sensazione di sentirmi scorrere in gola il sapore che, assieme a quello del Fernet, per me la montagna avrebbe sempre avuto.”
Comincia quindi la seconda parte del romanzo, un torrente inquieto questo, che ad ogni ansa sbalza il lettore nel passato di Bea, fino a questo momento quasi completamente taciuto, se non per qualche accenno piuttosto stereotipato. Nelle interminabili giornate dell’autunno e poi dell’inverno Beatrice deve fare i conti con un’immagine meno romantica delle vette che ha sempre amato, dove anche gli incontri con Elbio diventano sempre più rarefatti. Sopraggiungono i dubbi e lo sconforto, la paura e il dolore, tutto raccontato con una voce limpida e precisa che tiene in equilibrio l’emotività del personaggio e la freddezza della natura.
“Quando millantavo i piaceri della mia misantropia, delle giornate spese in silenzio e senza alcun contatto umano, inconsciamente sapevo di poterne sancire la fine appena mi fossi stufata.”
Ne emerge un romanzo di formazione che si muove lento nella ripetitività delle giornate in rifugio. Il tempo della montagna è un tempo circolare, dove ogni elemento, che sia il giorno, la stagione o l’anno, si riavvolge e ricomincia uguale a se stesso. È il tempo della città che si dispone in linea retta, incitando, se non costringendo, chi ci vive al superamento di obiettivi sempre nuovi, in una ribelle tensione verso il futuro. Ecco che si percepisce il portato autobiografico dell’autrice, nella straordinaria capacità di restituire il passaggio di senso che avviene mano a mano che si ascende verso la vetta.
Casa editrice: Guanda
Collana: Narratori della Fenice
Pubblicato a: agosto 2024
N. pagine: 330
Sull’autrice: Marta Aidala, nata a Torino nel 1996, si è innamorata presto delle montagne e il suo sogno è salirci per rimanere. Al momento lavora in una libreria e si dedica alla scrittura.

