Sfogliando le prime pagine del romanzo, il lettore compie lo stesso gesto della protagonista che ripercorre L’album blu, nucleo primo della narrazione, introducendo chi legge e chi guarda nell’atmosfera dell’Ucraina della seconda metà del Novecento.
L’album blu di Yaryna Grusha, edito da Bompiani, è un romanzo insieme autobiografico e storico, si apre con una foto e si costruisce attorno all’album che la contiene, custode di ricordi familiari e storici preziosi. È la notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986 quando il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chornobyl (con la o in lingua ucraina) esplode avvolgendo l’intera nazione in una nube di fumo radioattivo, di cui il popolo ucraino avrà notizia troppo tardi per mettersi al riparo.
Yaryna nasce due mesi dopo, in un ospedale sovietico, tra la paura e lo sconforto dei genitori, costretti a fuggire dalla casa “con più porte che pareti”, perché collocata in una zona troppo radioattiva per accogliere una nuova vita senza rischi collaterali. Così, mentre ai bambini italiani nel 1986 veniva vietato il consumo di latte fresco, le neomamme ucraine si premuravano di contare e ricontare le dita dei propri figli, per assicurarsi che le radiazioni non avessero causato danni peggiori di quelli ammessi dal regime.
“Nell’Unione sovietica la nascita di un bambino era un segreto come lo era l’esplosione della centrale nucleare, qualcosa di cui ci si doveva vergognare […]
Il silenzio era il miglior alleato del partito. Il famoso detto sovietico diceva Hai visto qualcosa? Taci! Non hai visto niente? Taci lo stesso!”
Yaryna Grusha si fa portavoce di una storia familiare e sociale dolorosa, che cerca di ricostruire intrecciando memoria collettiva e memoria individuale, sullo sfondo di anni cruciali per la storia recente dell’Ucraina. Dall’oppressione sovietica – di cui l’autrice racconta anche i dettagli più scomodi, di una vita costretta alla povertà e al sacrificio per il regime – si passa al referendum per l’indipendenza del 1991, poi alla rivoluzione arancione e alla rivoluzione della dignità, alle quali la protagonista partecipa in prima persona, fino all’inizio della guerra, scoppiata nel febbraio del 2022, che conclude il romanzo lasciando il lettore col fiato sospeso.
“Nella bocca continuavamo ad avere il sapore pastoso della vita di provincia, ci sentivamo ancora un’appendice della grande Russia, che si stava rialzando in piedi anche lei dopo la crisi degli anni novanta”
La vita di Yaryna si presenta costruita su due nuclei. A cavallo tra Kyiv e Milano, la protagonista appare sdoppiata, parallela a sé stessa, muovendosi tra l’amore per la sua terra d’origine e quello per la sua terra d’adozione, l’Italia, per la quale nutre e consolida un desiderio profondo di scoperta continua e un amore incondizionato per la letteratura, la musica, la lingua e la società, non mancando di evidenziarne pregi e difetti, sempre osservandola attraverso una lente affascinata ma consapevole.
La scelta dell’italiano come lingua della propria creazione artistica le permette di inserire la sua opera tra gli esempi contemporanei di translinguismo letterario e, al contempo, di costruire una prosa originale, scevra da artifici retorici, sobria ed elegante, quindi perfettamente in linea con la materia affrontata.
Yaryna Grusha dipinge il crudo quadro di un’Ucraina sconosciuta, dolorosa e autentica. L’esordio dell’autrice si presenta come una tappa fondamentale per chiunque desideri approfondire la storia recente dell’Ucraina, alla luce degli ultimi avvenimenti geopolitici che hanno reso il conflitto con la Russia oggetto costante del dibattito mediatico.
L’album blu è un libro necessario per far chiarezza su una situazione storica complessa e ancora profondamente incompresa, e per restituire al popolo ucraino, almeno in parte, la dignità che merita.
Casa editrice: Bompiani
Collana:Narratori Italiani
Pubblicato a: febbraio 2026
N. pagine: 400
Sull’autrice: Yaryna Grusha, classe 1986, è una scrittrice ucraina. Dal 2015 vive e lavora a Milano, dove insegna lingua e letteratura ucraina all’università, svolgendo parallelamente l’attività di traduttrice e divulgatrice.

