Olimpia è al quinto mese di gravidanza e – si sa – “una ragazza di buona famiglia non allatta il proprio bambino”: urge trovare una balia.
In via Catalafimi, a Roma, la sensara riunisce dieci ragazze, ma una sola cattura l’attenzione di Olimpia.

“Mi fece effetto tutta la sua persona, e non qualcosa in particolare. Mi fece effetto la totalità del suo corpo, la linea che divideva lei dal resto dello spazio. Era alta quanto me e ci guardavamo nella stessa traiettoria”

È quella più simile a lei: Ada.
L’incontro tra Ada e Olimpia è l’incontro tra due mondi.
Bologna è viva, mondana, borghese. La Ciociaria è lontana, rurale, sconosciuta.
Apparentemente inconciliabili, saranno unite da un filo materno che attraversa l’Italia e segue gli itinerari tracciati da tre donne. Tre storie che procedono parallele, tra silenzi e segreti: quella di Olimpia, quella di Ada e quella di una terza donna, madre dell’esposto 30664, il cui ricongiungimento terrà il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina. 

Marina Zucchelli concepisce un racconto potente sulla maternità, sulle difficoltà e sulle contraddizioni legate all’essere madre nell’Italia di fine anni ’50, mettendo in luce non solo la gioia della nascita, ma anche le angosce e lo smarrimento che accompagnano il processo di mutatio del corpo e della mente di una donna quando tutto, fuori e dentro di lei, cambia.

“Come un vapore da sotto al letto, come un gas dalle pareti, l’aria diventa percepibile e l’angoscia più nera ti assale se hai da poco partorito un bambino. Sei lì, teneramente te lo culli nelle braccia, e lo senti tuo, e sebbene lui sia sano e tu sia sana, sebbene siate vivi e felici, qualcosa di terribile arriva da qualche viscera” 

A condurre il lettore tra le pagine sono due voci femminili potenti e autentiche che, in un perfetto alternarsi di italiano e dialetto ciociaro, consentono un’immersione totale nell’atmosfera prima borghese e poi contadina da cui provengono Olimpia e Ada.
In secondo piano si sviluppa una terza storia, parallela e latente, che il lettore è chiamato a ricostruire inseguendo, pagina dopo pagina, il filo materno che tiene insieme i pezzi.
Il libro si muove dentro una realtà ormai lontana, restituendone un’eco attraverso una scrittura intensa e tutta al femminile. Al suo interno non c’è soltanto la volontà di far luce su un fenomeno storico, ma una riflessione molto più ampia che riguarda la maternità e l’abbandono.

Accanto a questa dimensione collettiva emerge una componente personale e intima dell’autrice stessa: rievoca la Ciociaria, sua terra natale, ritratta in tutta la sua autenticità, e ricostruisce la storia di Pietro, suo nonno, e di chi, come lui, ha inconsapevolmente fatto parte di due storie, di due nuclei narrativi e familiari, uniti da un solo profondo legame, ancestrale, materno.

Intrecciando ricerca d’archivio e storia familiare, Marina Zucchelli nel suo primo romanzo, Latte, fa luce sul fenomeno del baliatico, costruendo un tessuto narrativo in cui il privato e il collettivo si fondono in una meditazione profonda sulla maternità e sull’eredità affettiva.

 


Casa editrice: Rizzoli
collana: La scala
pubblicato a: gennaio 2026
pagine: 320

Sull’autrice: Marina Zucchelli, originaria della Ciociaria, vive a Roma ed è un’autrice televisiva. Latte, pubblicato da Rizzoli, è il suo primo romanzo.