Considerato uno dei migliori romanzi del 2020, tradotto in più di dieci lingue e vincitore di vari premi internazionali (tra cui – non senza polemiche – il premio Sor Juana Inés de la Cruz, attribuito ogni anno alla migliore opera scritta in spagnolo da autrici donne), Las malas è il romanzo d’ esordio di Camila Sosa Villada, scrittrice e attrice transgender argentina. Il libro arriva in Italia l’anno successivo, potente e delicato assieme, tradotto da Giulia Zavagna per Edizioni Sur.

Le cattive è autofiction, romanzo di formazione, un diario lucido in cui si insertano elementi fantastici.

Alla fine degli anni Novanta a Córdoba, Argentina, nel buio notturno e gelido del Parco Sarmiento, un gruppo di ragazze trans si riscalda con whisky scadente e strisce di coca, in attesa dei clienti. Il lessico è da bestiario: sono cagne, gatte, fiere con “la pelle d’ oca, i peli ritti, le branchie aperte, le fauci in tensione”, un branco selvaggio, cellule euforiche dello stesso animale. Una di loro, Zia Encarna, la matrona di centosettantotto anni, fiuta qualcosa, sente un pianto soffocato: in un canale di scolo, coperto di rovi, c’ è un neonato che da quel momento sarà parte della loro disperata e truccatissima famiglia.

Villada, attraverso la voce narrante della giovanissima Camila, racconta in prima persona della sua infanzia povera ammantata di vergogna, del desiderio precoce di un ragazzino che riconosce la sua immagine allo specchio solo quando si veste da donna con gli abiti della madre, dell’alleanza che nasce nel gruppo delle trans del parco, orfane, drogate, alla ricerca di un po’ d’amore e della propria libertà.

“Tutto può essere così bello, tutto può essere così fertile, così imprevedibile, è difficile credere che sia opera di un dio. Il linguaggio è mio. È un mio diritto, me ne spetta una parte. È venuto a me, io non l’ho cercato, quindi è mio. Mia madre me l’ha lasciato in eredità, mio padre l’ha sprecato. Lo distruggerò, lo contaminerò, lo confonderò, lo intralcerò, lo farò a pezzi e poi lo resusciterò quante volte sarà necessario, una rinascita per ogni cosa ben fatta a questo mondo.”

Non ci sono capitoli numerati. La narrazione prosegue rapida, con tempi verbali al presente, tra ricordi, notti d’ amore e violenza, istantanee di donne attente a coprire la barba col trucco, ora tenere e gioiose, ora disperate e cattive. 

“Ma io la guardo quando si trucca e imparo. E ogni volta che resto da sola ripeto quel rituale davanti allo specchio, mi provo i suoi vestiti, sono un po’ la mia mamma anch’ io. Mi trucco e vedo nel volto del bambino quello della puttana che diventerò più avanti. Mi guardo allo specchio e mi desidero, così truccata con i trucchi della mamma, mi desidero come non mi ha mai desiderata nessuno.”

Alcune pagine vivono di un’atmosfera surreale, grottesca, – l’autrice parla di ‘neorealismo cordobese’; il lettore non potrà fare a meno di pensare al ‘realismo magico’ latinoamericano – e raccontano le metamorfosi della donna uccello a cui un bel giorno iniziano a spuntare le piume, i giorni di clausura della trans licantropo, la follia docile degli ex-combattenti scappati dalle guerre africane, ridotti ormai a essere Uomini Senza Testa. Altre sono invece calate nel reale delle notti in strada, in mezzo alla brutalità dei clienti, alle occhiatacce torve della borghesia cittadina.

“Tale era la rabbia che avevano inoculato in ognuna di noi. Prendere d’ assalto la città: questo era il nostro desiderio. Farla finita una buona volta con tutto quel mondo fuori dal nostro mondo, il mondo legittimo. Avvelenargli il cibo, distruggere i loro giardini con l’ erba tagliata di fresco, far ribollire l’ acqua delle loro piscine, demolire a mazzate quelle macchinone del cazzo, strappargli dal collo le catene d’ oro, prendere le loro belle facce da gente ben nutrita e grattugiarle contro il pavimento fino a far spuntare le ossa.”

Il linguaggio è crudo, spietato, ma anche tenero e lirico. È un romanzo sul corpo, sui corpi trans, sulla rabbia e il dolore, sulla violenza e su quanto di più sporco una ventenne possa mai vivere. E nonostante tutto questo è un romanzo che inneggia alla vita, all’amore, alla speranza.


Titolo: Le Cattive/Las Malas
Autrice: Camila Sosa Villada
Casa editrice:
Edizioni Sur/ Tusquets editores, Andanzas
Traduzione: Giulia Zavagna
Pubblicato a: Ottobre 2021/ Giugno 2020
N. pagine: 223

Sull’autrice
Camila Sosa Villada (1982) è stata prostituta, venditrice ambulante, addetta alle pulizie. Dopo gli studi di Comunicazione e Teatro, ha avviato una carriera come attrice e cantante, oltre a essersi confermata fra le nuove voci letterarie più dirompenti del panorama argentino. Il suo romanzo d’esordio, Le cattive, ha venduto più 100.000 copie in patria ed è un successo internazionale, tradotto in più di dieci lingue. Armando Bó, vincitore del Premio Oscar per la sceneggiatura di Birdman, sta lavorando a una serie tv tratta dal romanzo.