Le ragioni dell’istinto di Daniele Pronestì è un esordio narrativo che non sceglie la via della prudenza. Fin dal titolo, che è già dichiarazione di poetica, il romanzo mostra l’intenzione di contaminare i confini del genere. Siamo a Morgese, in Calabria, dove Giuseppe Bellingeri, lupo della Sila ed ex poliziotto, decide di indagare sull’omicidio di Maria De Albertis, misteriosa donna con la quale ha avuto una relazione in passato.

La trama, all’apparenza, ricalca i binari del giallo: c’è una vittima, un investigatore, dei sospetti. Ma ben presto il romanzo prende una direzione più obliqua. L’indagine diventa pretesto, e il cuore vero del libro si rivela essere nei suoi personaggi. Il mondo narrativo del romanzo è infatti popolato non solo da esseri umani, ma anche da animali antropomorfi, o meglio uomini e donne che si rivelano animali, e che attraverso queste maschere grottesche restituiscono un’umanità più autentica di quanto non farebbe un semplice realismo.

“Il problema era più semplice: Ernesto Morabito era un fetùso. Cioè feteva letteralmente, nel senso più rigoroso e olfattivo del termine. In molti, con diversi gradienti di cortesia, glielo avevano fatto notare ma a tutti rispondeva sempre dicendo che era “questione di specie e di stile”. Il ragionamento era presto fatto: siccome Morabito era un lemure e pareva che per la sua specie lezziare fosse un modo per attirare qualche fìmmana, ecco allora che, a detta sua, quel fetore altro non era che un segno distintivo di sensualità, quasi degno di lode seduttiva”.

Il romanzo si muove su un crinale insolito: da una parte i meccanismi del giallo, con indagini, segreti e colpi di scena; dall’altra un tono spesso comico e cartoonesco, che stempera il dramma e lascia prevalere la caricatura sull’oscurità. È un equilibrio curioso, che può spiazzare chi cerca nel giallo soltanto suspense e tensione, ma che rappresenta anche l’originalità del libro: l’idea che anche il riso, se ben dosato, possa svelare verità scomode e offrire una lente d’ingrandimento su problemi reali e attuali come la criminalità organizzata, la corruzione, il caporalato.

Oltre che in una lingua vivida, contaminata dal dialetto calabrese e intrisa di immagini efficaci, la forza di Pronestì sta nella sua capacità di tratteggiare i personaggi, sia principali che secondari, dipinti con poche ma efficaci pennellate che li fanno balzare fuori dalla pagina. Tanto che sembrano loro a reggere la scena, più che l’indagine stessa. Maria è una figura enigmatica e luminosa, simbolo di libertà e indipendenza; Bellingeri è un “lupo solitario”, schivo e refrattario alle regole: attorno alla vittima e al protagonista si muovono figure vivide, caricaturali eppure autentiche. È forse qui che il romanzo trova la sua identità: più che nella tensione narrativa, in una coralità che indaga con concretezza la dimensione esistenziale.

“La morale che gli tendeva il collo alla civiltà s’era ormai sfilacciata. Spingendo il muso in avanti, aveva sbirciato quella libertà che ogni bestia cerca e che, per sua natura, corrompe.
D’altronde cosa succede a slegare un animale? A pensarsi liberi da qualsiasi recinto?
Si corre in tondo, ci si agita felici senza uno scopo. Poi però, una volta stanchi, resta solo spaesamento. Perché la libertà, con le sue infinite possibilità, può essere soverchiante. Lasciarti inerme, vuoto, e perciò incapace di scelta”.

Il rischio è che la tensione tipica del giallo resti sacrificata: ci sono momenti in cui la leggerezza e le coloriture prendono il sopravvento, rallentando il passo drammatico. Ma proprio questa scelta conferisce al libro una qualità unica, che lo distingue da altri esordi: l’originalità di uno sguardo che non teme di mescolare registri alti e bassi, serio e faceto, crudezza e comicità.

Le ragioni dell’istinto non è un giallo ortodosso, ma una sua variazione giocosa e insieme crudele. Più che cercare la verità di un delitto, ci invita a riflettere sulle pulsioni che muovono uomini e animali, sulle ragioni nascoste che guidano i nostri comportamenti. È un romanzo che diverte e sorprende, pur con qualche squilibrio, e che lascia la curiosità di vedere dove porterà questa voce nuova e già molto personale.

 


Casa editrice: Bompiani
Collana: Narratori italiani
Pubblicato a: giugno 2025
N. pagine: 352

Sull’autore: Daniele Pronestì è nato a Polistena, in provincia di Reggio Calabria. Ha vissuto a Copenaghen e a New York e lavora per un importante istituto finanziario italiano. Le ragioni dell’istinto è il suo primo romanzo