Certi romanzi stimolano la riflessione in corso di lettura e altri, come L’invenzione del Paradiso, sanno riverberare dentro di noi ben oltre la parola fine, suscitando molte domande ma offrendo poche risposte. Viene da chiedersi, per esempio, se la lettura di questo racconto lungo 117 pagine non rappresenti un’esperienza onirica, ancor prima che letteraria.
Del sogno, in effetti, ne ha tutte le caratteristiche. 

Olta Tuholi, autrice di origine albanese, di professione psichiatra, sembra affidare la costruzione dell’intreccio direttamente ai due personaggi – un uomo e una donna, restituiti con linee pure alla Gaugin – e lasciare che il nesso di causalità tra gli eventi risponda a regole proprie. Tuttavia, attingendo alle suggestioni del sogno, l’autrice ci costringe a mettere le mani nella complessa materia della malattia mentale, ma il lirismo del suo dettato è in grado di sublimarla.
La storia prende le mosse da una fuga: un uomo scappa dal manicomio in cui è rinchiuso e approda su una terra disabitata, almeno fino all’arrivo di una donna.

Quella fu l’estate in cui lessi dell’esistenza dell’isola sui documenti del concentramento di mio padre. Forse quella fu anche l’ultima volta in cui ho pensato che quell’isola poteva rappresentare la mia salvezza.

Il racconto alterna la voce dell’uomo a quella della donna, voci autentiche che sembrano sgorgare direttamente dalle loro ferite, ma senza traccia di retorica o pietismo. Entrambi si muovono tra passato e presente e i ricordi affiorano per fotogrammi, messi in sequenza dal proiettore della pazzia.
Prevale la narrazione di lui, coi suoi tentativi di mappare la geografia del territorio, per mappare il senso della propria esistenza: dall’infanzia, alla guerra, al matrimonio, all’internamento.

Nella mia famiglia eravamo in cinque, mamma, papà, mia sorella, mio fratello Fin e io. Sembravamo una famiglia qualsiasi, ma non lo eravamo. Vivevamo come stranieri nella nostra stessa casa, circondati da un perenne alone di sfortuna. A dire il vero, fummo costretti a cambiare casa più di sette volte. Con le poche cose rimaste cercavamo, ogni volta come la prima, di costruirci una vita.

Attraverso la purezza dello sguardo, vicino alla struggente genuinità di Victor Heringer, l’autrice ci porta nel rigoglio di foreste, baie e radure, dove tutto è pervaso da una luce crepuscolare e da un’atmosfera sospesa.
Il potente repertorio dell’immaginazione assomiglia, per certi versi, ai mondi tragici e fantastici di Anna Maria Ortese; ma Olta Tuholi li costruisce con un andamento paratattico e una musicalità sincopata, dove talvolta la fluidità della lettura si spezza per via delle numerose metafore.
Assistiamo all’evoluzione del rapporto tra i due naufraghi, tra cautela e desiderio.

Meglio non muoversi, non dire assolutamente niente, penso allora. Oltretutto sono convinto che la donna non possa rispondermi. Rido oscenamente, più forte del vento che abbatte il silenzio. Niente può fermarmi. Un peso sul petto mi ricorda che tutto è possibile qui, con lei, in questo momento. 

La donna, figura umana e mitologica, ci offre senza pudore il suo terribile passato.

In genere non penso ai miei bisogni fisiologici. Potrei parlare di quelli di Lora, vero, ma adesso non mi va. Avevamo un gatto, ma adesso non c’è più. Be’, se Lora non c’è, come potrebbe esserci il gatto?

La forza della scrittura di Olta Tuholi risiede nella tensione che corre in un basso continuo tra l’incanto della natura edenica e lo choc della follia, tra l’al di qua e l’al di là del mare, tra l’alienazione e il bisogno di appartenere.
L’uomo e la donna arriveranno a condividere un’intimità piena e muta; agognando una vera e propria palingenesi, proveranno a costruire un paradiso improprio, senza alcuna garanzia di salvezza. E se salvezza sarà, ci chiederemo che tipo di salvezza, (per i protagonisti, ma anche per noi); e ci chiederemo se il paradiso (dei protagonisti, ma anche quello destinato a noi), non sia un cielo di carta che una mano qualunque potrebbe strappare.

 


Casa editrice: Revolver edizioni
Collana:
Eleanor
Pubblicato a: luglio 2026
N. pagine: 117

Sull’autrice: Olta Tuholi è nata a Tirana nel 1985. Di professione psicanalista, vive a Vienna. L’invenzione del paradiso è il suo primo romanzo.