«Fa’ciò che ami e non lavorerai nemmeno un giorno in vita tua» è il motto che ci ha spinto a inseguire il lavoro dei sogni, convinti che passione e talento potessero trasformare la fatica in realizzazione. Dietro quella seducente promessa però si nasconde lo sfruttamento moderno: precarietà e sacrifici in cambio di una promessa di felicità.
Lo scontento, romanzo d’esordio di Beatriz Serrano edito in Italia da Einaudi nella traduzione di Federica Niola, coglie il momento esatto in cui l’illusione feriale si incrina e l’inquietudine prende il posto dell’entusiasmo. Marisa, la protagonista, vive da sola in un appartamento nel centro di Madrid – città di un azzurro abbagliante che la mette di buonumore – ha trentadue anni, una relazione senza troppe difficoltà con Pablo, il vicino di casa sempre disponibile per del buon vino, buon sesso, buone chiacchiere, ed è riuscita a raggiungere una posizione di rilievo in una prestigiosa agenzia pubblicitaria. Una vita che potrebbe essere considerata un piccolo invidiabile trionfo.
Nella vita, in fin dei conti, abbiamo bisogno di poche cose: qualcuno che ci ami, un letto con grandi cuscini, qualche lattina di birra gelata e dei pomodori che sappiano di qualcosa.
In questa perfezione apparente però Marisa sta soffocando. Il suo lavoro le fa orrore, la carriera è una messinscena, i colleghi solo ripugnanti arrivisti. Vorrebbe scappare, in ufficio insultare tutti, afferrare i passanti per strada, scuoterli e chiedere loro come fare a mantenere il contegno, a non piangere ogni mattina quando suona la sveglia. Il cervello le vomita a oltranza pensieri intrusivi, la sindrome dell’impostore le toglie il respiro. La soluzione? Lo scrolling massivo su YouTube a spegnere il cervello, il Lorazepam per distendere i muscoli, e si ricomincia a fingere ogni maledetto lunedì.
In effetti sto piangendo. Appunto mentale: ricordarsi di non ascoltare musica che amplifica i tragici universi interiori prima delle nove del mattino.
La forza del romanzo sta soprattutto nella voce della protagonista. Ironica, lucida, corrosiva, Marisa osserva il micromondo che la circonda con uno sguardo capace di smontare in poche righe convenzioni sociali, ambizioni professionali e ipocrisie quotidiane. Appena dietro il sarcasmo, però, ci sono la tenerezza, il disagio disperato, una fragilità profonda che la penna dell’autrice non tenta mai di addolcire. Nella struttura tripartita dell’esordio, il plot twist arriva durante un fine settimana nelle foreste di Segovia dedicato al team building aziendale: fuori dall’agenzia – prigione sì, ma pur sempre dorata – e circondata da colleghi e superiori emotivamente lontanissimi, Marisa sente che la sua maschera inizia a sgretolarsi e – prima della brillante soluzione narrativa – rimane immobile sull’orlo del baratro esistenziale.
Accolto calorosamente da lettori e critica, già tradotto e pubblicato in quindici Paesi, Lo scontento si è imposto in breve tempo come felice caso editoriale prima in Spagna e poi anche in Italia. La chiave – oltre il tono arguto, il ritmo rapido e coinvolgente, e la costruzione di ganci narrativi ben studiati – è l’equilibrio tra l’elemento comico e il tragico. È un esordio che sa infatti essere divertente senza diventare leggero, amarissimo senza sprofondare nella lamentazione. Definito “ritratto spietato e irresistibile di un’intera generazione” (occhio, è il punto di vista di uno sguardo attento e sensibile, ma privilegiato) è una satira che colpisce il lavoro dei nostri tempi moderni, l’ossessione per il successo, la paura instillata di non sfruttare il proprio potenziale. Un libro perfetto per chi teme di aver costruito una vita che non gli appartiene e non sa da dove iniziare per cambiarla.
Titolo: Lo scontento / El descontento
Autrice: Beatriz Serrano
Casa editrice: Einaudi / Editorial Planeta
Traduzione: Federica Niola
Pubblicato a: aprile 2026 / ottobre 2023
N. pagine: 224
Sull’autrice: Beatriz Serrano (Madrid, 1989) è podcaster, giornalista e scrittrice. Lo scontento, il suo romanzo d’esordio, è stato tradotto in più di quindici Paesi. Attualmente vive a Madrid. Nel 2024 Fuego en la garganta, seconda opera dell’autrice, è stato finalista al Premio Planeta.

