Una poltrona in fiamme, quasi schiacciata tra cemento e cielo: in copertina, la foto perfetta della piccola e densissima porzione di esistenza che ci viene servita da Michele Bitossi nel suo romanzo d’esordio. Ma io quasi quasi comprime in uno spazio di pochi giorni la vita di Riccardo, pressata fra due orizzonti: la speranza di poter riabbracciare la figlia Nora e il terrore di non rivederla mai più. A deciderlo sarà la dottoressa Fontaneto, a cui è stato affidato il compito di stabilire se le accuse dell’ex moglie Kerstin sono fondate.
Riccardo vuole crescere e migliorarsi come persona, non semplicemente come padre. Questi giorni d’attesa sono una lente d’ingrandimento puntata sui suoi pensieri, sui ricordi, sulle cose che lo fanno sorridere e quelle che lo gettano nello sconforto più totale, sulle bugie e sui punti fermi. La narrazione si muove come una marea imprevedibile, infrangendosi con sprazzi tra il comico e l’introspettivo su una battigia fatta di tanti piccoli sassi: la relazione movimentata con Anna e la più-che-amicizia con Paola, l’amore per il Genoa e la passione per il suo lavoro di talent scout calcistico, i primi progressi della psicoterapia e la nostalgia di chi sta cercando di smettere di drogarsi, una storia familiare complessa e un modo quasi sempre scanzonato, ma mai indulgente, di guardarsi allo specchio.
“Mi giro, mi lascio cadere in acqua di schiena, lentamente, e penso alle parole di Alfredo, l’educatore con cui ho accettato di avere a che fare. Mi aveva detto che ero davanti a un bivio. Da una parte c’era la guerra, con tutte le sue conseguenze, dall’altra l’ipotesi di un percorso diverso. Un percorso faticoso, complicato, logorante, lungo il quale mi sarei dovuto far carico non solo del mio dolore, ma anche di quello di chi mi aveva gettato nella merda, probabilmente senza cattiveria, ma in preda alle paranoie più nere.”
Sullo sfondo di una Genova che riecheggia nel suo parlato, negli scorci di quartiere, nei fotogrammi di un G8 impossibile da dimenticare, il protagonista di Ma io quasi quasi fa del suo meglio per arrivare alla data del verdetto tanto atteso: cerca l’evasione nel multitasking, il conforto nella crema Nivea spalmata ossessivamente sulle mani, il confronto doloroso con una figura paterna temuta, a tratti odiata, che non vuole assolutamente emulare. La lente d’ingrandimento di questi giorni d’attesa alimenta il fuoco che brucia su quella poltrona e l’unica risposta sembra la fuga in qualche altro gesto triviale o nel pensiero successivo, verso un finale aperto, che stupisce per la sua sobrietà e leggerezza nonostante il tema centrale del libro.
“Guardo le luci delle auto che scorrono sulla sopraelevata e avrei tanta voglia di sentire la ragazza albanese che mi aveva telefonato quando ero in agriturismo con Anna per propormi la sua tariffa telefonica super vantaggiosa. Adesso eccome se la lascerei parlare, poi le chiederei garbatamente di spiegarmi tutto per bene anche una seconda volta. Le farei un po’ di domande, solo per sentirla parlare ancora, e le direi Sì, la voglio, questa offerta. Mi gratificherebbe un sacco sentirla felice. Poi lei inizierebbe a leggermi in maniera velocissima tutte le condizioni contrattuali standard, mi spiegherebbe l’iter per attivare tutto quanto e sarei finalmente felice anche io.”
Bitossi dimostra una padronanza straordinaria nel rendere con pochi tratti personaggi e scenari vividi e profondi, anche se i repentini cambi di registro e di argomento portano a una certa frammentarietà. Una scelta che, se da un lato coglie efficacemente il tumulto emotivo ed esistenziale di Riccardo, dall’altro tende a smorzare l’impatto complessivo del romanzo, che risulta in parte penalizzato da questa dispersività. Nonostante questa fragilità strutturale, la voce di Michele Bitossi si rivela autentica, ricca di carisma e promette cose ancora più grandi per il futuro.
Casa editrice: Accento
Collana: Accento Acuto
Pubblicato a: gennaio 2025
N. pagine: 192
Sull’autore: Classe 1975, diploma classico e laurea in Lettere Moderne, qualche tatuaggio di troppo, genovese che a Genova solo una cosa non ha fatto: nascere. Michele Bitossi è uno dei più stimati musicisti e songwriter del panorama musicale indipendente italiano. È anche autore, produttore, editore musicale e podcaster. Ma io quasi quasi è il suo primo romanzo.

