A Norrköping – che poi non è un vero paese, ma più che altro una curva abitata nel bosco lungo la strada e la spiaggia attrezzata sul lago Ensjön – Andrev, sette anni, un berretto di Babbo Natale calato sulla fronte, esce dalla finestra pensando che il suo scherzo farà ridere tutta la casa. La neve cade come in una fiaba, siamo in Svezia nel 1983, ed è diventato buio in fretta, ma i mostri – un fitto arsenale nordico di ninfe, folletti sotterranei, elfi, uldra e streghe – non esistono, o almeno così continua a ripetere per farsi coraggio il piccolo protagonista. Finalmente bussa alla porta, ma a esplodere non sono le risate: un colpo, una sberla a mano nemmeno bene aperta, gli spacca la guancia che inizia a sanguinare. «Non è il tuo vero papà» grida la mamma. «Un vero papà non farebbe mai una cosa del genere a suo figlio». Maledetti uomini, il brillante esordio di Andrev Walden edito in Italia da Iperborea nella traduzione di Laura Cangemi è un romanzo di formazione sui generis, non il percorso, più o meno lineare, che conduce dall’infanzia alla vita adulta, quanto il racconto di una sua porzione: sette anni durante i quali si avvicendano sette padri. Quello dello schiaffo in pieno viso è il Mago delle piante, un po’ hippy un po’ sciamano, facile prima alla rabbia e dopo ai sensi di colpa; c’è l’Artista, adorato da tutti nonostante a disegnare faccia pena, poi il Ladro; il Pastore, vestito con un girocollo a maglia fine da cui spunta sempre un colletto bianco, che riesce a vedere il diavolo negli occhi della gente; e ancora l’Assassino, il Canoista e, alla fine, l’Indiano, il vero papà, dai capelli lunghi e neri, figura chimerica che gli scrive da lontano e rimarrà nell’ombra. Una galleria di uomini mediocri, spesso violenti, fragili, ma autoritari, miseramente irrisolti e inadatti al ruolo che si sono attribuiti.
“Qualche padre fa sarei rimasto spiazzato ma ormai comincio a rendermi conto che i padri sono come il meteo e i dolori della crescita. Non si sceglie quando cominciano e finiscono e nemmeno le mamme influiscono direttamente sulla loro presenza: i padri arrivano e basta, e allora ti tocca vestirti nel modo giusto o stringere i denti. Dopotutto prima o poi passano sempre”.
Il romanzo, best seller in patria, accolto con entusiasmo dalla critica e vincitore del premio August nel 2023, disegna con delicatezza e ironia un mondo instabile, fatto di traslochi continui e di notti spese su divani altrui, affettivamente precario, dove le madri si destreggiano tra lavori saltuari e legami tossici e i padri migrano sottraendosi alle relazioni. La prima persona scelta per la voce narrante è fresca e agile, lo sguardo del protagonista restituisce ragionamenti infantili, ma mai ingenui o banali. In più Walden gioca col metanarrativo: c’è un Andrev personaggio con le sue (dis-)avventure e un Andrev scrittore che fa capolino tra le righe, dando del tu al lettore per discutere i dettagli della struttura narrativa, intessendo con lui quell’intimità così difficile da incontrare nei ricordi trascritti sulla pagina.
Un libro dall’indole cupa vestita di umorismo e immagini fiabesche, un’attenta indagine sul maschile, mai misantropa, che chiede lucidamente: che tipo d’uomo vuoi diventare?
Titolo: Maledetti uomini/ Jävla karlar
Autore: Andrev Walden
Casa editrice: Iperborea /Bokförlaget Polaris
Traduzione: Laura Cangemi
Pubblicato a: gennaio 2026 / agosto 2023
N. pagine: 448 / 384
Sull’autore: Andrev Walden, nato nel 1976, è un affermato giornalista e editorialista svedese. Nel 2023 ha esordito come romanziere con Maledetti uomini, vincitore del prestigioso premio August.

