Click, cancella. Di questo si occupa Mia quotidianamente: rimuovere contenuti online che violino il regolamento di un’azienda di Customer Service per la quale lavora.
I post che le scorrono davanti agli occhi sono i più disparati, da seni scoperti a commenti razzisti o video di barboni bruciati vivi. Perché in Mantide di Cecilia Rita, edito da NN Editore, la contemporaneità si manifesta come una miscela di follia e violenza, con gocce di tenerezza.
“Il lato negativo di avere un algoritmo come boss, è che non è possibile ingannarlo: si accorge di ogni distrazione.”
Mia sopporta oscenità e orrori che infestano il monitor del suo computer, come anestetizzata dalla distanza plasmata dallo schermo, sembra riuscire a mantenere un rigore lavorativo. Forse perché a osservare ogni suo gesto non è solo un algoritmo fatto di input e output, forse perché il dolore in lei è piú forte di quello traslato in pixel. La protagonista convive infatti col lutto per la perdita dell’ex fidanzato, Ruben, morto folgorato nella vasca da bagno a causa di un cavo difettoso, poco dopo che lei lo aveva lasciato. Nei suoi confronti Mia prova un forte senso di colpa e non riesce a separarsi da lui. Nella sua testa dialoga con il fantasma di Ruben, ne ascolta le parole piene di odio o colme di amore e spesso di qualcosa di liminale tra i due sentimenti.
Un giorno, irrompe nella vita di Mia una ragazza di nome Sofia, estremamente somigliante a lei, che posta diversi video in cui minaccia il suicidio. Una sorta di gemella virtuale, un avatar che avatar non è ma che la porterà a conoscere Lapo, fidanzato di Sofia.
Ed è proprio nel rapporto che si instaurerà con Lapo che Mia rivivrà alcune dinamiche passate della relazione con Ruben. Nonostante le differenze, i due saranno accomunati da certi atteggiamenti, reazioni e un’indefinita insofferenza nel vivere. I comportamenti umani diventano ascrivibili a pattern in cui è difficile non ricadere. Nella lettura ci si interroga se i gesti di cura e l’attenzione sono votati a salvare l’altro o sono tentativi di salvare sé stessi.
“Ci sono persone che si perdono dentro qualcosa di oscuro, e tutto quello che avrebbero potuto essere rimane un’ipotesi, anche ingiusta, se vogliamo, un’alternativa sconveniente da immaginare.”
L’esplorazione del romanzo della Rita si addentra nelle zone di confine emotivo, riuscendo a restituire una tridimensionalità psicologica a ogni personaggio presente nella storia. Non ci sono vittime né carnefici ma esseri umani sfaccettati, ricchi di idiosincrasie e sentimenti troppo potenti e contrastanti per limitarsi ai concetti di giusto o sbagliato. In Mantide l’amicizia lenisce ferite e ne crea di nuove. L’amore è un modo per limitare la sofferenza o una via per riuscire a espandere il proprio universo percettivo?
“Nella fragilità c’è qualcosa, una disperazione, una rassegnazione, che non riusciremo mai a controllare pienamente.”
Il contesto urbano dell’opera è caotico e stratificato, al punto da essere imprevedibilmente realista. Sì… piovono rane, si assumono notevoli dosi di psicofarmaci e ci si tatua in cerca di risposte o redenzione, coesistono le canzoni di Noyz Narcos e i tecnicismi sulla tavola armonica di un violino. Vengono citati Schrödinger, David Foster Wallace e i romanzi di Nesbø, cultura “alta” e “pop” si uniscono in un libro dai tratti postmoderni.
I lettori passeranno dall’ascoltare riflessioni ombelicali ed esistenziali sul senso della vita a fughe da rave party. Il sesso non manca così come i tradimenti che appaiono il risultato sia di una ricerca di libertà ma al tempo stesso sono il frutto di una disillusione giovanile che si mischia a un impulso estremamente vitale.
Lo smarrimento a cui si assiste permea la realtà, i ricordi influenzano il presente mentre la vita online, che invece vorrebbe essere più sicura, organizzata e depurabile dall’oscurità dentro di noi, ne è solo un riflesso le cui distorsioni non sono rimovibili a suon di click.
Casa editrice: NN Editore
Collana: le Fuggitive
Pubblicato a: settembre 2025
N. pagine: 224
Sull’autrice: Cecilia Rita nasce nel 1999. Si è diplomata alla Scuola Holden e studia Culture Moderne Comparate. Mantide è il suo primo romanzo.

