Polaroid sbiadite raccontano di un’estate sul litorale romano, sullo sfondo dei primi anni Novanta. Nel suo esordio per la collana Greenwich Extra di Nutrimenti, Paulina Spiechowicz ci catapulta senza chiedere permesso nell’universo grigio acciaio di una gioventù rabbiosa e forse perduta, in una narrazione vivida e amara, cruda e poetica.  La promessa è in esergo, dove ci accolgono due terzine dal secondo canto del Purgatorio, riprese da Citti e Pasolini nel film Ostia. La trama è circolare: il romanzo si apre con l’incendio doloso, doloroso, che brucia nel suo simbolico finale.

Due fratelli adolescenti, Kamil e Beatrice, rientrano dalla Polonia dove da un anno vivono con il padre, per trascorrere l’estate nella villa dove sono cresciuti e dove abita la madre, proprietaria di uno stabilimento balneare con annesso ristorante. Non è chiaro come i genitori possano essere finiti insieme, in passato: Witold, dissidente sovietico austero, freddo, inflessibile; Viola, borghese, chiassosa, sopra le righe. Si intuisce una rottura violenta: oggi Viola è fragile e assente, reduce da un tentato suicidio ma tutt’altro che fuori pericolo.

Kamil detestava vivere in Polonia: la sua insofferenza lo ha portato ad aggredire il fratellastro, figlio piccolissimo del padre e della sua nuova compagna. È tornato in Italia con l’obiettivo di restare, una volta maggiorenne, sapendo che dovrà essere lui a prendersi cura della madre e non viceversa. 

La sorella minore Beatrice, introversa, appassionata di libri, ha una sofferenza profonda che la fa sentire invisibile, soprattutto agli occhi di sua madre: forse stava meglio con suo padre a Varsavia.

“In passato le avevano detto che assomigliava solo al padre: i capelli di sua madre erano rossi e un po’ crespi, i suoi chiari e sottili; Beatrice era alta, aveva le mani grandi, i piedi lunghi. Eppure negli occhi riconobbe quella sua stessa aria di rivolta.”

Kamil ritrova gli amici del ‘curvone’ di Ostia: Lupetto, il Barone, il Tassinaro. Nico, leader del gruppo, è in carcere per spaccio, ma sta per tornare, tutti lo aspettano. Maschi perlopiù separati dalle femmine, scorribande sui motorini e notti di musica assordante dei rave tra alcool, droga, cazzate. Un unico linguaggio comune: il romanesco che tronca tutte le parole e non prevede grazia, né gentilezza.

“Chissà che cazzo t’avevano dato da fumà, ‘ste merde de Castel Fusano, pe’ fatte fleshà così.”

Viola continua a mostrarsi al limite, a farsi del male, incapace di occuparsi dei figli. La sua psicoterapeuta diventa il sogno proibito di Kamil. Il sogno di restare in Italia è sempre più lontano. 

“Per la prima volta si sentì in ostaggio nella propria città, in quel borgo bastardo: anche Ostia lo tradiva, anche il mare si ribellava. Dalla finestra arrivava il ruggito delle onde, bocche feroci pronte a squartarlo, a trucidarlo per inzaccherare il cielo col suo sangue.”

Beatrice inizia a frequentare Ludovica, da cui è attratta, e ha una relazione passiva e autolesionista con Nico, che mette gli occhi su di lei appena uscito dal carcere. L’insistenza e la gelosia di lui finiranno per allontanarla e sentirsi finalmente più libera di seguire le sue emozioni.

“A essere educata con i principi sovietici che il padre le aveva inculcato, si finiva col voler essere pericolosa, si finiva con l’odiare le lacrime.”

Nico è forse il personaggio più interessante del romanzo. Se ne intravedono le sfaccettature, le contraddizioni. Fa i conti con il suo passato e con un sentimento che non controlla, reso marcio dall’istinto del possesso. Cerca in qualche modo di riscattarsi e arrivare a Beatrice  trovando lavoro in una libreria, pensa di sposarla ma poi le fa del male, perdendola senza averla mai avuta.

“In un istante capì che troppe cose erano cambiate nella sua vita per tornare indietro. Rimaneva la sensazione, quella sensazione lì, che gli stringeva il basso ventre, strizzava le viscere, sensazione alla quale non sapeva dare un nome: era un fiotto di emozioni, erano spasmi, erano voci.”

Nelle pagine  la luce  si accende e si spegne a intermittenza su una generazione piena di rabbia e su una famiglia fortemente disfunzionale. La speranza si intravede nelle frasi liriche che l’autrice sembra scrivere volutamente a contrasto dei passaggi più tosti, come a dimostrare che la natura continua a fare il suo corso e a stupire con la sua perfezione, nonostante le difficoltà umane. 

“Tutto attorno, nel prato bordato dai rampicanti sul muro che cingeva il giardino così come i rododendri sempreverdi, le camelie e le ortensie, con i petali a mo’ di cuscino, stavano sospesi, molleggiando sul gambo, spinti dal vento.”

Gli anni Novanta sono ben disseminati e fortemente riconoscibili nel testo: al cinema esce Il Postino, Roberto Baggio fa sognare la Nazionale, si gioca con il Game boy. In un mondo (che oggi si direbbe distopico) senza cellulari, i ragazzi sono liberi di non farsi trovare.

Nel romanzo di formazione della Spiechowicz si riconosce una narrazione forte e disturbante, dove si cerca senza trovarla un’evoluzione positiva dei personaggi, uno squarcio sul futuro. Mentre tutto brucia si inserisce in un filone di narrativa contemporanea molto apprezzato dalla critica: tornano alla mente le immagini crudeli del fortunato L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito ma anche de Il valore affettivo di Nicoletta Verna. La scrittura è sicura e minuziosa, forse appena troppo controllata. Le emozioni non fluiscono ma vengono quasi sempre interrotte dall’immagine successiva, non permettendoci di respirare tra una pagina e l’altra. Una scelta che immaginiamo voluta, che non ci rende mai del tutto empatici con i protagonisti del romanzo, che ci fa presto perdere il desiderio di una luce. Un pugno nello stomaco difficile da dimenticare, un’autrice che vorremmo continuare a leggere con un testo che possa portare la sua voce  lirica e visionaria in luoghi diversi.

 


Casa editrice: Nutrimenti
Collana:
Greenwich Extra
Pubblicato a:
gennaio 2025
N. pagine:
240

Sull’autrice: Paulina Spiechowicz è nata a Cracovia nel 1983. In Italia sin da bambina, ha studiato editoria e giornalismo a Roma, dove vive. I suoi racconti sono apparsi su Nazione Indiana, Satisfiction, Patria letteratura. I suoi testi teatrali sono andati in scena a Parigi. Mentre tutto brucia ha vinto il premio Clara Sereni 2023 per il romanzo inedito.