C’è un momento, nella vita di ognuno, in cui il dolore chiede silenzio e riparo, una stanza tutta per sé, lontana dagli sguardi. Caterina Villa questo rifugio lo costruisce nel suo romanzo d’esordio, pubblicato da Lindau.
È in una roulotte abbandonata sulle rive del lago Trasimeno che le storie di solitudine e di ferite aperte dei personaggi sembrano infatti ritrovarsi. La carcassa della vettura si presenta senza ruote, afflitta dall’umidità e un po’ ammaccata, eppure, ogni giorno, visitatori più o meno abituali entrano e passano del tempo al suo interno, rendendola un vero e proprio rifugio su prenotazione. C’è chi lo usa per scrivere lettere a chi non c’è più, chi si appisola, chi entra nella roulotte per aprire le proprie ferite e guardarci dentro. Non sembrano esserci regole precise per accedere allo spazio, ma ciascuno deve prenotare il proprio slot sul calendario. L’apertura e la chiusura della roulotte sono sotto la responsabilità del guardiano Nicola, un anziano che non riesce ad accettare il suo male, fisico e interiore, così come gli altri protagonisti di questo romanzo.
È il custode, assicurarsi che le persone stiano bene e che trattino a modo la roulotte è il suo lavoro. E poi, ma questo non lo direbbe mai a nessuno, sapere che tutti loro, per quanto malmessi, trovano un senso, un mezzo, una via là dentro, gli dà conforto.
Tra i frequentatori della roulotte c’è Ofelia, una ragazza che lavora in un’agenzia turistica e da quattro mesi sta facendo i conti con il lutto per una madre difficile; c’è Simone, con un’infanzia segnata da troppi traslochi da una famiglia affidataria all’altra e che adesso vive una relazione violenta. Infine T., un personaggio avvolto nella nebbia, misterioso e inquietante, che è solito disseminare la roulotte di bigliettini minacciosi e incomprensibili che solamente alla fine del romanzo acquisiranno significato. L’uso dell’indiretto libero permette all’autrice di imitare bene i differenti modi di esprimersi dei personaggi, alcuni dei quali, soprattutto Simone, adottano un registro molto basso e a tratti crudo.
Gira per la stanza. Non ci sta niente, manco una foto o un quadro, come se il vecchio ha deciso che tanto è un posto di passaggio. Simone pensa che pure la sua stanza è così. Tutte le sue stanze, pure quella a casa di mamma-affidataria-numero-tre. Dal salotto passa a un altro corridoio, ci stanno il bagno e la camera. Una roba triste e scura da prete. Sul comodino ci sta una pila di fogli.
In Misurare il vuoto le voci dei quattro personaggi principali si alternano in capitoli brevi e intensi introdotti da un titolo, che forse risulta superfluo. Dopo una panoramica sulle vicende individuali che segnano il vissuto di Nicola, Ofelia e Simone, il ritmo del racconto si fa più accelerato quando la roulotte rischia di essere demolita a seguito di un’ordinanza municipale. Rintracciare il proprietario e salvare il luogo dove Ofelia e Simone si riparano dai loro dolori è una missione necessaria che li coinvolgerà e scuoterà profondamente.
Simone le ha detto che domani si sarebbe messo a cercare il proprietario. Le sembra un’impresa impossibile. La porteranno via. Verranno con un carro attrezzi, tireranno fuori tutti gli oggetti che contiene, li ammasseranno per terra, sopra l’erba secca. Un’ondata di nausea le stringe lo stomaco.
Oltre all’originalità dell’ambientazione, il romanzo di Caterina Villa si contraddistingue per l’atmosfera che la sua scrittura polifonica e realista riesce a plasmare con naturalezza: un mondo tra immaginazione e realtà, dove la sofferenza trova un punto fisico in cui esprimersi e liberarsi; dove fioriscono sentimenti e alleanze, mossi da una compassione spontanea e concreta. Uno spazio magico che ricorda le atmosfere evocate in La Biblioteca di Mezzanotte dallo scrittore inglese Matt Haig.
Misurare il vuoto riesce a trasformare uno spazio immobile e malandato in un centro di intenso cambiamento interiore, capace di influenzare profondamente le vite di chi lo attraversa.
Casa editrice:Edizioni Lindau
Collana: Contemporanea
Pubblicato a: febbraio 2026
N. pagine: 268
Sull’autrice: Caterina Villa è nata ad Assisi nel 1988 ed è cresciuta a Perugia. Attualmente vive a Roma, dove lavora come giornalista televisiva alla RAI. Prima di questo esordio, ha pubblicato racconti online e su carta stampata.

